ROTONDELLA ANNI CINQUANTA
DI DOMENICO FRIOLO
ROTONDELLA 2026 07 07
ROTONDELLA ANNI CINQUANTA
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La Calata del Purgatorio,
detta via Monte Carmelo
era animata fino a sera
da gioiosi schiamazzi:
erano dei bimbi, che felici,
si rincorrevano tra di loro,
seguiti da vivaci cucciolotti
scodinzolanti e allegri.
Sulle originali cannizzate,
poste davanti alle finestre
su cui venivano adagiate
con sapienza frutta e altro
a essiccare al sole del sud
su cui sorvolavano audaci
vespe che venivano subito
allontanate dalle nonne
che attente e incollerite
erano pronte a scacciarle via
Nella penombra, nel fresco
pensolavano "star e jasca"
anime gemelle riempite
con acqua pura e preziosa,
pronta a dissetare e dare
gradito ristoro a tutti quanti
Nella l'ombra ricercata,
due signore vedove
vestite di nero a dar
testimonianza di un lutto
remoto, filavano la lana
sciorinanando esperienza
e maestria di lunga data.
Anche le galline avevano
un ruolo: la chioccia
seguita dai pulcini dava
lezioni di razzolamento,
mentre una gallina appartata
con sofferenze e strazi vocali,
deponeva l'uovo sulla paglia.
I giovani a petto nudo con
un copricapo fatto di giornale,
impastavano sabbia e cemento,
il capace e duttile capomastro
armeggiava con la cazzuola
innalzava muri con maestria
gli artisti scalpellini lavoravano
e smussavano pietre cantando.
Una donna premurosa
offriva loro, con grazia,
un profumato caffè
ed un sorriso civettuolo.
Le fanciulle, seminascoste,
osservavano i giovani:
commentavano con gesti
alternando parole e risatine.
Dentro una casa, al fresco
agganciata al soffitto,
vi era appesa una "naca"
una sorta di piccola amaca
dondolata da una mamma,
aveva adagiato nella naca
il suo vispo neonato il quale,
piangendo singhiozzando
reclamava alla madre
la sua necessaria poppata.
Il suono della campana,
segnava il mezzogiorno.
Ognuno aveva assegnato
il suo posto a tavola:
non era mangiare, ma
divorare tutte le pietanze,
di cibo casalingo prelibato:
"" frzzul ca muddic, pupon
crusch o, nu pezz r savzizz,""
non mancava mai a tavola
nu stozz r pan, nu biccher r vin.
Ecco come era andata via,
mezza giornata nel borgo.
Qualcuno pensava già
a quale diavoleria raccontare
per poi divertirsi con altri
durante il crepuscolo serale.
Così intorno al focolare
o in strada ci si ritrovava
per dar vita a racconti
fantasiosi...I fantasmi
la facevano da padroni.
Posto l'ultimo saluto di rito
usuale: "" Stretta la foglia,
larga la via, dite la vostra,
io ho detto la mia... ""
finiva così la serena serata.
Sul colle, sotto la luna,
insieme a noi sdraiati
sul terrazzo, con noi,
si assopiva Rotondella.
