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venerdì 25 settembre 2026

IL RIFUGIO DEI PENSIERI DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 09 25

IL RIFUGIO DEI PENSIERI 
di Domenico Friolo
ROTONDELLA 2026 09 25




IL RIFUGIO DEI PENSIERI
di Domenico Friolo
Scrivere del passato
del borgo dei nostri natali,
è riviverlo con nostalgia.
È, aprirne i vari risvolti
alle sue tante finestre,
è far entrare il sereno.
Nel provato stato d'animo:
quella luce di vita, è amore,
sono sentimenti mai sopiti.
Sono come un aurora d'oro:
è il nascere e il continuare
che ci lega al nostro borgo.
Ai volti e alle voci, ai suoni
ai rumori, all'azzurro lassù
e a quello del nostro mare.
Mentre la vita va avanti...
a ricordarci che ci ha visto
bambini, madri, padri, nonni.
Nel susseguirsi di gioie e pianti
ma anche al tirarci sempre sù
con indómìto orgoglio lucano.
Fermiamoci per un attimo tutti,
poniamo pensiero a questi anni
e diamo Gloria, Gloria al Signore.

domenica 20 settembre 2026

ROTONDELLA 1956 LA VERA E TRISTE STORIA E LA LIETA NOTA SU ALCUNI PERSONAGGI ROTONDELLESI PASSATI - DI DOMENICO FRIOLO 2026 09 20

ROTONDELLA
LA VERA E TRISTE STORIA DEL 1956
E LA LIETA NOTA SU ALCUNI
PERSONAGGI ROTONDELLESI PASSATI.
DI DOMENICO FRIOLO
ROTONDELLA 2026 09 20




1956: LA VERA STORIA
Là venni al mondo...
in paese, mi accolse
il tiepido abbraccio
della mia cara madre.
Era un'era sconvolgente
nel povero dopoguerra,
in quella umile piccola
casa poggiata su roccia.
Oggi sono ritornato là
in quella Calata di via
Monte Carmelo al 25.
Ho cercato casa mia.
Oggi la vedo solitaria
triste, inutile e cadente,
in un totale abbandono
e ho tristezza nel cuore.
Che impressione amara:
pare guardi di traverso me
che osservo, la fotografo,
mentre i ricordi rivivono.
E penso a mia madre...
E penso a mio padre...
E penso a mia sorella...
E penso ai mie fratelli...
Non ignoro quel tempo
in cui, tra quelle mura
vivevamo noi figli, vivaci,
felici ma dal 1956 non più.
Lucia era bella ed erano
baldi giovani i miei fratelli,
era amorevole mia madre
e mio padre era protettivo.
Ma nel 1956 tutto cambiò:
Ai miei fratelli fu negato
lavoro e scansati per aver
uno di loro protestato ma...
Furono mille a protestare
nel 1956 e i fatti sono noti
e risaputi, ci furono arresti,
ci volle un capo espiatorio.
Vi lascio immaginare chi
scelsero: un sedicenne:
mio fratello, accusato di
aver graffiato un poliziotto.
Chi l'accusò ingiustamente
fu fatto scappare a Napoli,
vi rimase per tre settimane
protetto: scampò vendetta
Quella rivolta scoppiò per
causa di pessime decisioni
di un Sindaco poco serio
che riguardavano il lavoro.
Nel 1956 ci fu un inverno
gelido e gli uomini senza
lavoro eppure vi erano due
cantieri pronti e mai aperti.
Per questo ci fu la rivolta:
il furbo e pessimo Sindaco
voleva aprire i due cantieri
prima di elezioni in Giugno.
Per aprirli a suo vantaggio
che gli avrebbero fruttato
i voti necessari ad essere
eletto in politiche più alte.
I cantieri erano sul Sinni
per costruirvi una traversa
e sulla strada rotabile da
Nova Siri fino a Rotondella.
La vigliaccata che provocò
la sommossa fu questa: il
ritardo nell'aprire i cantieri
mentre c'era fame e freddo
La notte i gendarmi irruppero,
catturati nel sonno, ammanettati
li portarono via, tra Vigili ruffiani
nascosti ma suggeritori dei nomi.
Ci furono accuse per tutti
gli arrestati, ma al processo
poi assolti, meno che uno:
mio fratello di sedici anni.
che processato ma privato
dell'appello, in quanto il
verdetto passo in giudicato
Fu una follia della Giustizia.
Ma serviva, come è scritto:
un capo espiatorio che
servisse ad assoggettare alla
politica i poveri lavoratori.
In quanto che nel frattempo
ci furono in altri paesi lucani
sommosse e con violenze,
vi furono feriti e un morto.
La protesta rotondellese fu
una tragedia per le famiglie
degli oltre venti arrestati e
tra loro anche due donne.
Mio fratello di sedici anni
fu vittima di una menzogna
detta dal ragazzo perdente,
sconfitto in un loro scontro.
Risparmi sprecati per avvocati
impossibilitati ad appellarsi
e infine senza nessuno che
offrisse un lavoro ai miei cari.
I miei fratelli già emarginati
cercarono fortuna altrove.
Io, Lucia eravamo già via, così
mia madre restò senza i figli.
Ella che gestiva un forno,
non resistette a tutto questo
e morì istantaneamente causa
un infarto cardiaco. Pace a lei.
di Domenico Friolo.
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Ho pubblicato una foto della dimora, dove venni al mondo e scattata dalla mia casa che da visione del mare.
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PERSONAGGI ROTONDELLESI
Ma... Là, in passato, dentro e davanti a quella casa, tutto era vita, dal cantar del gallo fino al l'apparire delle stelle, era un tempo in cui, ognuno aveva un ruolo, qualcosa da fare, da dire, da consigliare e qualcosa cui aspirare per il domani.
Sul come stavamo bene socialmente, però mancava il lavoro...
I giovani divennero audaci e lo cercarono altrove, quindi emigrarono lontano.
Visitarono altre località, dove scoprirono maggior benessere e non tornarono più ed il Purgatorio divenne desolazione e abbandono.
Di tale situazione, ne scrissi questo poema: un amarcord:
... Così pian piano, al Purgatorio, dove nacqui rimasero solo persone anziane e dopo loro, quasi più nessuno ne percorse le strade.
Il sole non ravvivò più quelle onde di tegole e gli embrici rimasero orfani degli uccelli e orfani dei loro canti, della loro grazia in volo.
In strada cessò il trambusto del passaggio di cavalcature e quello dei bimbi lasciati a giocare nelle strade per giorni interi è senza alcun timore per loro.
Rimase solitaria e desolata la chiesa del Carmine con la Vergine Santa la cui la preghiera misericordiosa
lanciata, ora è nel vuoto e da molto tempo è adagiata nel silenzio, è divenluta vana, inascoltata.
La mia memoria va oltre quelle immagini che tornano indugiando al ricordo di volti e voci.
Nelle orecchie mi par sentire come se ne udissi ancora il monotono suon
di una trombetta postale
retta dalla mano del banditore: Egli era Antonio Stigliano, detto Carrunge, uomo stravagante.
Simpatico, indimenticabile,
bonario personaggio di altri tempi, i suoi annunci canzonatori e rimati,
riguardavano i mercanti forestieri ed i luoghi che avevano scelto per vendere le loro mercanzie in paese.
Erano annunci armonizzati
con rime efficaci, spassose, appropriate che davano spettacolo effervescente e diretto dai punti prestabiliti, atti a dominare nel sottostante
ed intorno, dove era
più facile ascoltarlo.
Carrunge era il banditore,
l'imbianchino, il sacrestano, l'artista di strada, furoreggiava nell'atteggiamento espresso sul muraglione della curva Purgatorio nel dare fiato alla trombetta, poi piazzava le mani sul muraglione da cui si ergeva e con capo retto, imitando la solennità tipica dittatoriale del Duce.
Imitava Benito Mussolini,
iniziando a gesticolare con piglio autoritario, fiero, scandendo il bando come fosse una commedia
seria e poi comica.
~ Ndù Pais ri vrncocc,
en arrivat duj ciment:
i pisci a Sant' Rocc
e i caki a lu Cumment ~
Seguivano ilarità e risate, era un vero spasso: il palco
del suo teatro era la strada,
con Carrunge nei panni del protagonista assoluto.
La memoria continua il suo viaggio, scruta in altri quartieri periferici.
Giunge al Cervaro, continua verso la Fera Chiusa dove viveva zia Grazia:A STRAZZAREDD,
nomignolo da tutti conosciuto di Grazia Graziano, donna degna di persona anziana, esperta,
che sapeva cogliere molto con poco. Tipica era la sua voce tremula rauca e profonda dall'accento pugliese.
La ricordo nella sua anzianità, aveva un femore doloroso, per cui soffriva ed ella se ne stava seduta nella penombra della sua porta su due gradini, che immettevano all'interno
della sua casa senza finestre, con il pavimento posto un gradino più giù del livello di quella panoramica strada sul Cervaro,
Zà Grazia, nella penombra di quelle mura della sua dimora era attiva: ella vendeva utili cosucce, nel mentre riparava cernitori e ombrelli.
Lei fu l'ultima regina a girare nelle strade del paese lo faceva ogni santo giorno, poi, l'incidente che le danneggiò il femore la costrinse a desistere.
Volata in cielo tra i fiori e la sua merce, fonte del suo guadagno.
Zà Grazia Graziano, detta a strazzaredd ha lasciato orfano l'abitato di quel luogo popoloso ed esposto
ai raggi del sole del sud, esposto al mare infinito.
Non nego che, quando rividi quel luogo mi rattristai.
Avrei voluto tornare nel borgo, continuare a girarci ancora per ascoltare quante cose avrebbero da raccontare gli anziani ai giovani, ma ormai i pochi rimasti sono lontano da quel luogo, solo d'estate e in ferie ora, loro siedono sulle panchine di Corso Garibaldi.
Rotondella è un borgo originale bello e meraviglioso, detto anche Balcone sullo Ionio, sul golfo che nonostante la lontananza da me e gli anni trascorsi altrove, è sempre quì, nell'antrio del mio cuore sempre innamorato del paese ed anche questo mio narrare è amore per Rotondella.
By Domenico Friolo.







domenica 9 agosto 2026

A RICORDO DI MIA MADRE: CARMELA LA FORNAIA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 08 09

A RICORDO DI MIA MADRE:
CARMELA LA FORNAIA 
di Domenico Friolo
ROTONDELLA 2026 08 09

 



A ricordo di mia madre: Carmela la fornaia.

I fichi raccolti nel frutteto di Caramola

Venivano portati in paese al quartiere Purgatorio, le famiglie Cirigliano e Friolo dividevano  a metà i fichi con l'accortezza di non dividerlo in due parti e li esponevano al sole su cannizze piatte costruite da mio nonno e per almeno tre giorni erano posti al sole e a sera venivano imbottiti con una mandorla e richiusi e trasportati in sporte e sportoni al forno gestito da mia madre vicino San Rocco. E i fichi imbottiti e insertati con degli "jung"i verdi flessibilissimi così da ottenere più serte circolari e venivano lasciati abbrustolire fino al mattino nel forno spento e di cui si sfruttava il calore rimasto nel suo interno delle infornate di pane precedente.  E chiaro che di notte i fichi imbottiti venivano controllati per un rostire al punto giusto.

Il mattino successivo venivano tirati fuori con la pala di legno da forno e poi venduti a un compratore napoletano e costui li spediva via nave in America. 

Dai miei ricordi rotondellesi.








martedì 7 luglio 2026

ROTONDELLA ANNI CINQUANTA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 07 07

ROTONDELLA ANNI CINQUANTA 
DI DOMENICO FRIOLO 
ROTONDELLA 2026 07 07




ROTONDELLA ANNI CINQUANTA
**** ***
La Calata del Purgatorio,
detta via Monte Carmelo
era animata fino a sera
da gioiosi schiamazzi:
erano dei bimbi, che felici,
si rincorrevano tra di loro,
seguiti da vivaci cucciolotti
scodinzolanti e allegri.
Sulle originali cannizzate,
poste davanti alle finestre
su cui venivano adagiate
con sapienza frutta e altro
a essiccare al sole del sud
su cui sorvolavano audaci
vespe che venivano subito
allontanate dalle nonne
che attente e incollerite
erano pronte a scacciarle via
Nella penombra, nel fresco
pensolavano "star e jasca"
anime gemelle riempite
con acqua pura e preziosa,
pronta a dissetare e dare
gradito ristoro a tutti quanti
Nella l'ombra ricercata,
due signore vedove
vestite di nero a dar
testimonianza di un lutto
remoto, filavano la lana
sciorinanando esperienza
e maestria di lunga data.
Anche le galline avevano
un ruolo: la chioccia
seguita dai pulcini dava
lezioni di razzolamento,
mentre una gallina appartata
con sofferenze e strazi vocali,
deponeva l'uovo sulla paglia.
I giovani a petto nudo con
un copricapo fatto di giornale,
impastavano sabbia e cemento,
il capace e duttile capomastro
armeggiava con la cazzuola
innalzava muri con maestria
gli artisti scalpellini lavoravano
e smussavano pietre cantando.
Una donna premurosa
offriva loro, con grazia,
un profumato caffè
ed un sorriso civettuolo.
Le fanciulle, seminascoste,
osservavano i giovani:
commentavano con gesti
alternando parole e risatine.
Dentro una casa, al fresco
agganciata al soffitto,
vi era appesa una "naca"
una sorta di piccola amaca
dondolata da una mamma,
aveva adagiato nella naca
il suo vispo neonato il quale,
piangendo singhiozzando
reclamava alla madre
la sua necessaria poppata.
Il suono della campana,
segnava il mezzogiorno.
Ognuno aveva assegnato
il suo posto a tavola:
non era mangiare, ma
divorare tutte le pietanze,
di cibo casalingo prelibato:
"" frzzul ca muddic, pupon
crusch o, nu pezz r savzizz,""
non mancava mai a tavola
nu stozz r pan, nu biccher r vin.
Ecco come era andata via,
mezza giornata nel borgo.
Qualcuno pensava già
a quale diavoleria raccontare
per poi divertirsi con altri
durante il crepuscolo serale.
Così intorno al focolare
o in strada ci si ritrovava
per dar vita a racconti
fantasiosi...I fantasmi
la facevano da padroni.
Posto l'ultimo saluto di rito
usuale: "" Stretta la foglia,
larga la via, dite la vostra,
io ho detto la mia... ""
finiva così la serena serata.
Sul colle, sotto la luna,
insieme a noi sdraiati
sul terrazzo, con noi,
si assopiva Rotondella.

giovedì 18 giugno 2026

LA SOMIGLIANZA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 06 18

LA SOMIGLIANZA 
di Domenico Friolo
ROTONDELLA  2026 06 18

 


Persi

mia madre

da bambino,

ma Ella

mi lasciò

di lei

la somiglianza:

il suo volto

ed un fiore

di garofano

amaranto

sul petto:

non ebbi

mai

un'altro

regalo

più bello.

Grazie

madre mia.

di Domenico Friolo

 #LaSomiglianza,