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martedì 7 luglio 2026

ROTONDELLA ANNI CINQUANTA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 07 07

ROTONDELLA ANNI CINQUANTA 
DI DOMENICO FRIOLO 
ROTONDELLA 2026 07 07




ROTONDELLA ANNI CINQUANTA
**** ***
La Calata del Purgatorio,
detta via Monte Carmelo
era animata fino a sera
da gioiosi schiamazzi:
erano dei bimbi, che felici,
si rincorrevano tra di loro,
seguiti da vivaci cucciolotti
scodinzolanti e allegri.
Sulle originali cannizzate,
poste davanti alle finestre
su cui venivano adagiate
con sapienza frutta e altro
a essiccare al sole del sud
su cui sorvolavano audaci
vespe che venivano subito
allontanate dalle nonne
che attente e incollerite
erano pronte a scacciarle via
Nella penombra, nel fresco
pensolavano "star e jasca"
anime gemelle riempite
con acqua pura e preziosa,
pronta a dissetare e dare
gradito ristoro a tutti quanti
Nella l'ombra ricercata,
due signore vedove
vestite di nero a dar
testimonianza di un lutto
remoto, filavano la lana
sciorinanando esperienza
e maestria di lunga data.
Anche le galline avevano
un ruolo: la chioccia
seguita dai pulcini dava
lezioni di razzolamento,
mentre una gallina appartata
con sofferenze e strazi vocali,
deponeva l'uovo sulla paglia.
I giovani a petto nudo con
un copricapo fatto di giornale,
impastavano sabbia e cemento,
il capace e duttile capomastro
armeggiava con la cazzuola
innalzava muri con maestria
gli artisti scalpellini lavoravano
e smussavano pietre cantando.
Una donna premurosa
offriva loro, con grazia,
un profumato caffè
ed un sorriso civettuolo.
Le fanciulle, seminascoste,
osservavano i giovani:
commentavano con gesti
alternando parole e risatine.
Dentro una casa, al fresco
agganciata al soffitto,
vi era appesa una "naca"
una sorta di piccola amaca
dondolata da una mamma,
aveva adagiato nella naca
il suo vispo neonato il quale,
piangendo singhiozzando
reclamava alla madre
la sua necessaria poppata.
Il suono della campana,
segnava il mezzogiorno.
Ognuno aveva assegnato
il suo posto a tavola:
non era mangiare, ma
divorare tutte le pietanze,
di cibo casalingo prelibato:
"" frzzul ca muddic, pupon
crusch o, nu pezz r savzizz,""
non mancava mai a tavola
nu stozz r pan, nu biccher r vin.
Ecco come era andata via,
mezza giornata nel borgo.
Qualcuno pensava già
a quale diavoleria raccontare
per poi divertirsi con altri
durante il crepuscolo serale.
Così intorno al focolare
o in strada ci si ritrovava
per dar vita a racconti
fantasiosi...I fantasmi
la facevano da padroni.
Posto l'ultimo saluto di rito
usuale: "" Stretta la foglia,
larga la via, dite la vostra,
io ho detto la mia... ""
finiva così la serena serata.
Sul colle, sotto la luna,
insieme a noi sdraiati
sul terrazzo, con noi,
si assopiva Rotondella.

giovedì 18 giugno 2026

LA SOMIGLIANZA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 06 18

LA SOMIGLIANZA 
di Domenico Friolo
ROTONDELLA  2026 06 18

 


Persi

mia madre

da bambino,

ma Ella

mi lasciò

di lei

la somiglianza:

il suo volto

ed un fiore

di garofano

amaranto

sul petto:

non ebbi

mai

un'altro

regalo

più bello.

Grazie

madre mia.

di Domenico Friolo

 #LaSomiglianza,

giovedì 11 giugno 2026

IL PROFUMO DELLA STRADA DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 06 10

 IL PROFUMO DELLA STRADA 
di Domenico Friolo
ROTONDELLA 2026 06 10



IL PROFUMO DELLA STRADA

Il giungere del crepuscolo serale

diffondeva il profumo della strada

che inebriante, trascinante, gaio

ci raccoglieva e ci univa socialmente.

L' uno cercava l'altro per ascoltarne

i patemi, i piaceri o novità del giorno,

per raccontarsi per dare piacere

o per ricevere un conforto umano.

Era sempre un piacere essere presente,

dare il proprio apporto a questi convegni,

coinvolti con fare serio, scherzoso o lieto,

Là sul colle sul mare, sotto il firmamento.

Accanto al muraglione, sull'uscio di casa,

a volte intorno ad un tizzone ardente 

nel bere un sorso di buon vino al boccale,

nel profumo della strada, nel profumo di vita.

BY Domenico Friolo

mercoledì 13 maggio 2026

LA MADONNA DEL CARMINE DI DOMENICO FRIOLO ROTONDELLA 2026 05 13

 LA MADONNA DEL CARMINE 
di DOMENICO FRIOLO 
ROTONDELLA 2026 05 13


LA MADONNA DEL CARMINE

Presentazione.

Volevo rigustare un tempo vissuto, ho trovato il presente migliore solo vicino questa chiesetta, ed il merito va al Signor Salvatore Buccello e a sua madre. La chiesetta è ancora là e bisogna dar atto chela Madonna e il bambino nel presente, ricevono più cura e lo mostrano le corone
d'oro sul capo della Santa e del Bambino.
La porta della Cappella ne sbarra spesso la soglia e l' ingresso di questo luogo Santo: chiamato Purgatorio dai predicatori Cattolici. Luogo ora soffocato dal silenzio nonostante la Madonna col suo Bambino, sussurrino Pace.
Ma chi: se al Purgatorio, non c'è più nessuno?
Mossa dall'alito del vento, la piccola campana affida al luogo i suoi rintocchi per orecchie
purtroppo lontane o per le orecchie sorde ai richiami della campana della Cappella della Calata Monte Carmelo, un luogo da tempo abbandonato, preda dei miserevoli punti neri.
Resti della povertà del passato e ancora oggi con evidente squallore . È un vero peccato.
Nella solitudine del luogo, millepiedi e ragni risalgono il ripido Cervaro che orfano di erbe brucate al passaggio delle greggi, oggi sono incontrastate creature che hanno quì la vita.
Il loro habitat naturale tra erbacce, poi quì divenuto una nuova realtà così anche su muri
o nella strada o annidati sotto cornicioni o in bella mostra sotto lampioni nelle reti di ragni voraci e un gatto che da sotto li guarda.
La voce della Madonna del Carmine cede all'oblio silenzioso, per gran parte dell'anno.
Giungono i giorni di Luglio vi è la riapertura della sua porta si entra, si ammira, si ama.


LA MADONNA DEL CARMINE
autore Domenico Friolo.
Ella appare bella, stupenda
ed Immacolata mentre
sussurra amore al mondo,
mentre sussurra pace
ai devoti che la visitano.
Ma Luglio non dura e và.
La Cappella viene richiusa
e la tristezza si fà largo
nel luogo dove di già Ella
apparve già, tanti secoli fà.
E`estate, ma al Purgatorio,
nel luogo della Madonna
c'è freddo venuto dal nord
e non c'è più quel calore
che davano i suoi figli nati
nel luogo, da loro amato.
Bravi stranieri giunti quì da
confini lontani a dare vita
per brevi periodi nell'anno
al luogo e purtroppo noto
per questo, che finestre e
porte un tempo spalancate
ora son chiuse e serrate
sbarrate da solido metallo
riducendo a tetra visione
quelle vecchie care dimore
in passato sempre vitali.
Ora squallide telecamere
piazzate quà e là ai muri,
non sono gli occhi festosi
e vispi di allegri uccelletti,
ma occhi di chi non si fida:
oggi c'è il timore di taluni
verso chi, quì non ha mai,
rubato niente a nessuno:
è un'evidente muta offesa,
a chi per secoli, fiducioso
lasciava le porte aperte
in quel luogo senza paure.
E`estate piena in Luglio
ma c'è, nell'aria del gelo
al Purgatorio, un gelo che
traccia il racconto veritiero
del vecchio viandante che
in quel luogo caro nacque
e che senza aprir bocca
ha raccontato e ha tanto
osservato, ma dalle labbra
sfugge solo un borbottio
in cui si percepisce chiaro:
l'astio verso una persona.
Poi mentre il viandante che
racconta del borgo, prima
d'andare via si sente un pò
stanco, si siede sul gradino
della chiesetta e come se
fosse già nel sonno: sogna
immedesimandosi in esso:
In un sogno dove egli sente
la voce implorante della
Madonna del Carmine
che accorata, Ella chiede:
""Viandante aspettarci,
noi veniamo con te e preso
il bambino, lascia il gesso
ora impietrito nella Cappella""
e vanno sulla via della vita,
della verità che porta a Dio
la Madonna è raggiante,
il suo bambino Gesù: felice
è tenuto da Lei con mano
sicura e così la Madonna,
il bambino ed il viandante.
E vanno via verso il Signor
vanno via cantando a Dio:
""Prendi la mia vita,
prendila Signor...
Sii la mia guida
Oh, Divino amor.""
E vanno via, lodando Dio:
L'Eterno nel regno dei cieli.
Intanto al Purgatorio
non è sempre estate.
Il suo contrafforte sarà
sferzato dalla tramontana.
È un vento gelido del nord
fuori luogo al Purgatorio.
Poi il viandante si gira
e vede della gente che per
breve tempo cerca ancora
la Madonna e il bambino
Ella è là, non è andata via
nel sogno, è là nel suo
manto marrone striato oro
e le Corone sul loro capo.
Le manca il suo copricapo
verde oliva, ora sua antica
reliquie, quello il viandante
l'ha preso e portato con se.
Ci sono reliquie che non
non danno più quel tepore
antico del povero passato
ma esprimono meraviglie
eppur ammoniscono:
La SS Vergine Madre
del Carmelo non è di chi
la osserva distrattamente
o superficialmente, Ella:
la SS Vergine del Carmelo
è la Madre di chi la ama,
di chi le porge un fiore,
di chi: miracolato, le ha
donato Corone del metallo
più prezioso per grazia
ricevuta, non per chi mente
Ella ha pietà per il misero
che per fame ha peccato
ma non dall'arricchito baro
da cui non si lascia turbare,
La vergine è degna e pura
e se trovaste la porta della
sua Cappella fosse chiusa,
ebbene: abbiate pazienza:
cercatela al fianco di Dio.
Ella, segue dall'alto i suoi
poveri figli prediletti, che la
amano e quelle genti che
le offrono lacrime e fiori.
Fiori per Lei e per il suo
Santo bambino: il nostro
Divino Signore Gesù.
questo è storia del Purgatorio:
e del suo lontano viandante





lunedì 20 aprile 2026

POLICORO di Domenico Friolo ROTONDELLA 2026 04 20

POLICORO 
di Domenico Friolo 
ROTONDELLA 2026 04 20



POLICORO
Policoro: nata dal nulla
dove l'anofele regnava
e le sterpi dominavano.
Foci, dove i fiumi in piena
lottavano contro il mare
creando paludi e foreste.
Una piana inospitale,
ostica, acquitrinosa
eppure con evidenze
antiche e storiche
di insediamenti
di una florida città.
Un robusto austero
palazzotto baronale
posto su un accenno
di rilevo accanto all'Agri
era l'unico reale segno
di vita sulla piana.
Poi la volontà
e la mano dell'uomo
agirono, quindi,
eliminarono anofeli,
tirarono le sterpigne,
furono creati poderi,
orti, case, strade.
Fertilizzarono la terre,
in essa trovò spazio
il germoglio e vermigliò...
Braccia forti, nerbute
resero la zolla amica.
Giunse il tempo sperato:
il raccolto era buono,
ma quanta fatica ci volle
la donne cantavano
mentre impastavano
il pane del domani.
La piana era vasta,
dopo i primi a giungere,
accorsero tanti altri
erano una moltitudine,
erano volenterosi
erano agricoltori,
furono il fattore trainante.
Quei braccianti, furono
tutt'uno con la terra,
Intorno alla chiesa,
crearono il comune,
innalzarono palazzi,
aprirono negozi, alberghi.
Uno stabilimento
produceva zucchero,
si infittì il traffico
con trasporto su gomme
della materia prima, cioè:
barbabietole da zucchero.
La spiaggia divenne
un ritrovo per l'estate.
La vecchia palude
divenne solo un ricordo
di questa effervecente
città realtà lucana.
La Policoro del barone
e dei "tabbacari"
da piccolo borgo rurale
è diventata Città fiorente,
la dove c'era la palude
salmastra vi è ora,
una frenetica vita.
Domenico Friolo.