POLICORO
di Domenico Friolo
ROTONDELLA 2026 04 20
POLICORO
Policoro: nata dal nulla
dove l'anofele regnava
e le sterpi dominavano.
Foci, dove i fiumi in piena
lottavano contro il mare
creando paludi e foreste.
Una piana inospitale,
ostica, acquitrinosa
eppure con evidenze
antiche e storiche
di insediamenti
di una florida città.
Un robusto austero
palazzotto baronale
posto su un accenno
di rilevo accanto all'Agri
era l'unico reale segno
di vita sulla piana.
Poi la volontà
e la mano dell'uomo
agirono, quindi,
eliminarono anofeli,
tirarono le sterpigne,
furono creati poderi,
orti, case, strade.
Fertilizzarono la terre,
in essa trovò spazio
il germoglio e vermigliò...
Braccia forti, nerbute
resero la zolla amica.
Giunse il tempo sperato:
il raccolto era buono,
ma quanta fatica ci volle
la donne cantavano
mentre impastavano
il pane del domani.
La piana era vasta,
dopo i primi a giungere,
accorsero tanti altri
erano una moltitudine,
erano volenterosi
erano agricoltori,
furono il fattore trainante.
Quei braccianti, furono
tutt'uno con la terra,
Intorno alla chiesa,
crearono il comune,
innalzarono palazzi,
aprirono negozi, alberghi.
Uno stabilimento
produceva zucchero,
si infittì il traffico
con trasporto su gomme
della materia prima, cioè:
barbabietole da zucchero.
La spiaggia divenne
un ritrovo per l'estate.
La vecchia palude
divenne solo un ricordo
di questa effervecente
città realta lucana.
La Policoro del barone
e dei "tabbacari"
da piccolo borgo rurale
è diventa Città fiorente,
la dove c'era la palude
salmastra vi è ora,
una frenetica vita.
Domenico Friolo.
