venerdì 26 giugno 2026

COMUNICATO STAMPA UPBIO: “LE TEA NON SONO IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA. LA VERA INNOVAZIONE È L’AUTONOMIA DEGLI AGRICOLTORI” ACERENZA 2026 06 26

COMUNICATO STAMPA 
UPBIO: “LE TEA NON SONO IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA. 
LA VERA INNOVAZIONE È L’AUTONOMIA DEGLI AGRICOLTORI” 

ACERENZA 2026 06 26



COMUNICATO STAMPA
UPBIO: “Le TEA non sono il futuro dell’agricoltura.
La vera innovazione è l’autonomia degli agricoltori”
L’approvazione europea delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA o NGT) è stata
accolta con entusiasmo da molte organizzazioni agricole. UpBio, associazione che
riunisce esclusivamente produttori biologici e biodinamici, ritiene invece che il dibattito
stia trascurando una domanda fondamentale: L’innovazione deve aumentare
l’autonomia degli agricoltori o la loro dipendenza?
Per UpBio il rischio è che, dietro la promessa di piante più resistenti e produttive, si
rafforzi un modello agricolo sempre più dipendente da brevetti, licenze e tecnologie
controllate da pochi soggetti.
Le varietà coltivate nel mondo non sono semplici contenitori di geni. Sono il risultato
di una lunga coevoluzione tra agricoltori, ambiente, biodiversità, microbiomi e territori.
Ridurre la sostenibilità agricola alla sola modifica genetica rischia di ignorare la
complessità biologica che sta alla base dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica.
E’ necessario aprire una riflessione più ampia e approfondita sulle conseguenze che
tali tecnologie potranno avere sul futuro dell’agricoltura, della biodiversità e della libertà
degli agricoltori e dei cittadini-consumatori.
I consumatori hanno il diritto di sapere come sono stati ottenuti gli alimenti che
acquistano.
Per questo UpBio chiede trasparenza, tracciabilità e informazione lungo tutta la filiera,
affinché cittadini e agricoltori possano esercitare una scelta realmente libera e
consapevole.
Quale ricerca serve all’agricoltura?
UpBio non è contraria alla ricerca scientifica. Al contrario, chiede maggiori
investimenti pubblici in una ricerca capace di valorizzare le risorse già presenti nelle
aziende agricole e negli ecosistemi rurali: fertilità biologica dei suoli, biodiversità
funzionale, microbiomi, varietà locali, agroforestazione, selezione partecipativa,
autoproduzione dei mezzi tecnici, economia circolare e filiere corte. La priorità
dovrebbe essere quella di sviluppare conoscenze, tecniche e strumenti
liberamente accessibili e applicabili anche dalla singola azienda agricola,
riducendo la dipendenza da brevetti, input esterni, licenze e tecnologie
controllate da pochi soggetti economici.
Quale rappresentanza per il biologico?
Le recenti posizioni assunte sulle TEA mostrano che gli interessi dei produttori
biologici e biodinamici non sempre coincidono con quelli prevalenti nelle organizzazioni
agricole generaliste.
Questioni come la tutela della biodiversità, l’autonomia degli agricoltori, la gestione
delle risorse genetiche, la proprietà intellettuale, la selezione partecipativa e il rapporto
tra innovazione e agroecologia riguardano direttamente l’identità stessa del biologico e
meritano una rappresentanza autonoma, libera da possibili conflitti di interesse.
Per questo UpBio ritiene necessario che le organizzazioni che rappresentano
esclusivamente produttori biologici e biodinamici abbiano una presenza diretta nei tavoli
decisionali che riguardano il futuro dell’agricoltura biologica.
Conclusione
Per UpBio la ricerca pubblica deve contribuire ad aumentare sostenibilità la sovranità
tecnica, biologica ed economica delle aziende agricole, non la loro dipendenza.
L’innovazione che interessa agli agricoltori è quella che aumenta l’autonomia
delle aziende, non quella che ne aumenta la dipendenza.
CSDA – Centro Studi, Cultura e Strategie di Diversificazione Agroecologica di UPBIO –
Unione Produttori Biologici e Biodinamici
csda@upbio.it

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