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venerdì 22 gennaio 2021

“A CAVRAR” Rotondella 2020 01 22

“A CAVRAR”
Rotondella 2020 01 22

di Cosimo Stigliano



“I cavrar” sono calderoni o pentoloni in rame che, a seconda delle dimensioni , venivano chiamate:  “cavraron” e “cavrar” quelle più grandi, “cavrarot” o “cavrared” quelle più piccole, hanno tutte  il fondo concavo, semisferico, a cupola .

Possono essere con un manico unico, ad arco, agganciato alle due estremità della circonferenza, oppure a due manici.

La parte interna della “cavrar” non è perfettamente liscia, ma ha un effetto martellato, a buccia di arancia, in base all’utilizzo che se ne doveva fare, veniva anche stagnata, per evitare la formazione di quell’effetto verdastro chiamato “verderame”.

Venivano posizionate nel camino poggiate su un “trappér” (treppiedi) e poi veniva dato fuoco alla legna sottostante.

Anche “u trappér” era dimensionato in base alla grandezza della “cavrar” e variava sia in circonferenza, sia in altezza, le staffe dei piedi venivano ripiegavano sia all’interno della circonferenza dove poggiava a “cavrar”, sia alla base dei piedi,  per poterlo spostare con più facilità.

Nella maggior parte dei  camini, durante la costruzione, all’interno della cappa, a circa un metro e mezzo di altezza, veniva posizionata, orizzontalmente,  una grossa barra di ferro.

La posizione della barra, variava in base all’apertura e all’altezza della bocca del camino, più alto era il camino, più in alto veniva posizionata.

La funzione di questa barra era quella di mettere in sicurezza la “cavrar” o di metterla sul fuoco senza “u trepper”, per farlo si utilizzava la “camastr”, una catena di grandi anelli, di dimensioni diverse, fornita di ganci, sia per l’attacco alla barra, sia per agganciare il manico o i manici della “cavrar".

 Venendo posizionata sul fuoco vivo, “a cavrar”, nella parte esterna, diventava nera, a causa della fuliggine che si attaccava  alla sua parete e, col passare del tempo, veniva fuori qualche forellino, dovuto sia all’usura sia a qualche colpo accidentale, allora si ricorreva all’intervento “ru cavrarar”.

 Clicca quì per leggere "U CAVRARAR"

         Camastra a un gancio                                          Camastra a due ganci   

Cosimo Stigliano

"U CAVRARAR" Rotondella 2020 01 22

"U CAVRARAR "
Rotondella 2020 01 22

"U cavrarar” era colui che riparava le “cavrar” e anche le pentole di alluminio, periodicamente girava per i paesi, portando con se solo gli attrezzi indispensabili per il suo lavoro.

Non aveva una data prestabilita, quindi, quando arrivava a Rotondella, dava incarico a "carrunc u ietta bann", di avvisare la popolazione.

I rotondellesi, sentendo il banditore che annunciava la presenza “ru cavrarar”, per non correre il rischio di non poter riparare la  loro “cavrar” in quel giorno e quindi aspettare la  prossima volta, portavano subito ” i cavrar” senza pulirle dalla fuliggine.

Nei miei ricordi di bambino, ricordo che “u cavrarar” si posizionava nella piazzetta antistante la chiesa di Sant’Antonio, in corrispondenza del muro della caserma vecchia (attuale canonica).

Come arrivava, per prima cosa accendeva il fuoco, poi, non avendo un banco da lavoro, cercava delle grosse pietre, che reperiva dai ruderi  della caserma vecchia, da utilizzare come piano per la riparazione “ri cavrar”.

Io, abitando lì vicino, andavo spesso ad osservarlo, quella lavorazione mi affascinava, anche perché mio nonno era fabbro e spesso andavo nella sua forgia per assistere alla lavorazione del ferro e, nello stesso tempo, azionavo il grosso mantice per  tenere vivo il fuoco.

”U cavrarar” per  riparare "i cavrar", metteva un po’ di acqua all’interno, per individuare i fori, se non erano segnati, poi la metteva sul fuoco a riscaldarla, successivamente si sedeva per terra, a gambe incrociate, con in mezzo alle gambe una grossa pietra piatta, infilava la testa nella "cavrar" e incominciava la battitura per chiudere i fori, facendo ruotare "a cavrar" tra le due gambe per tenerla ferma, successivamente faceva la stagnatura, nei punti in cui si era fatta la battitura..

Alcune volte vedevo che la stagnatura veniva fatta per tutta "a cavrar", molto probabilmente, per evitare la formazione di quel colore verdastro chiamato verderame o in base all’utilizzo che se ne doveva fare.

Nella rotazione che “ a cavrar” faceva, strofinando sulle gambe, tutta la fuliggine si attaccava sui pantaloni e sui vestiti  “ru cavrarar”, tanto che a fine giornata, era più sporco “u cavrarar”  ra “cavrar”.



Da questa situazione è stato forgiato, per usare un termine adeguato al tema, il seguente detto:

U cavrarar ric’r alla cavrar: scost’t cavrar ca m tingh.

La frase “scost’t cavrar ca m tingh” viene tutt’ora utilizzata quando si deve esprimere un giudizio negativo su due persone, messe a confronto, per dire che dei due, l’una non è migliore dell’altra o l’una è peggiore dell’altra.

 Cosimo Stigliano

 Clicca quì per leggere “A CAVRAR”

Immagini dal web