news, notizie, storia, cultura, tradizioni, produzioni cinematografiche, eventi culturali, sport, documentari, dirette tv, rubriche. L’ARCHIVIO STORICO ROTUNDA MARIS è inserito tra gli Archivi di Beni Sonori ed Audiovisivi di Basilicata, nell’ambito del progetto PON per la conservazione, valorizzazione e messa in rete del patrimonio immateriale (musiche, fiabe, racconti storici, feste, ecc.) della Basilicata e della Puglia realizzato dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi.
venerdì 16 aprile 2021
A OCCHI CHIUSI di ROSANNA TITO Rotondella 2021 04 06
martedì 9 marzo 2021
ROTONDELLA: CARAMOLA E IL SINNI di DOMENICO FRIOLO
CARAMOLA
E IL SINNI
di
DOMENICO FRIOLO
ROTONDELLA 2021 03 09
CARAMOLA E IL SINNI
di
DOMENICO FRIOLO
Presentazione
a cura di ROCCO ROSA
Avevo perso le tracce di quei ragazzini con cui trascorrevo i pomeriggi a fare i giochi dei poveri: la corsa con lo scaldino, la gara con i cerchi, il gioco “a spizzc” , uno più pericoloso dell’altro, i tuffi sulla terra morbida e riscaldata dal sole dall'allora costruenda "" passeggiata di viale Dante "". Li ho persi di vista anche per una mia propensione a rimuovere una infanzia che allora ritenevo difficile, ma che ora mi torna a colori, le giornate assolate, la simulazione di guida in un camion militare lasciato abbandonato dagli alleati, la scorpacciata di steli di cardi che mi portò diritto all'ospedale per una lavanda gastrica. Uno di quelli, della stagione in cui si abbandonano i giochi per iniziare il cammino della vita, l’ho ritrovato sui social, leggendo poesie che mi attiravano come una lucetta nel buio, mi ridavano sensazioni CARAMOLA E IL SINNI, odori, sentimenti, paesaggi, ma soprattutto la semplicità della vita di bambini che la vita non l’hanno avuta facile. Poi ho scoperto che l’autore di quelle poesie, era lui, Domenico Friolo, venuto ragazzo a Potenza per studiare e poi portato dal lavoro, dalla carriera a mettere casa in Germania. Quelle sue poesie hanno trafitto la mia smemoratezza e mi hanno ricondotto al calore di quella amicizia, ai colori persi di quella stagione. Io allora non sapevo che lui, Domenico, avesse quelle capacità che fanno di un uomo uno scrittore, un poeta della memoria: quella straordinaria semplicità nel tuffarsi nelle acque chiare del passato per riportare alla luce con freschezza e nitore le immagine carpite, i suoni ascoltati, i profumi di un tempo. Che forse sono un lusso oggi in un mondo cambiato, nel quale la velocità della vita frantuma il ricordo, strappa le fotografie, omogenizza i sapori. Ma, in quei versi, c’è il dovere di passare il testimone ad altre generazioni, di raccontare la vita vista dalla parte delle radici, di tramandare, insieme alle sensazioni, anche valori e messaggi. “Un dovere verso i figli- dice lo stesso Domenico-, un modo per condurli per mano ad una riflessione della vita nei borghi lucani. Improntata ad una quotidianità rurale, faticosa quanto dignitosa” E, in quelle parole, non si narra delle famiglie abbarbicate sulle le colline del Sinni, ma di tutta la famiglia lucana sparsa alle prese impaurita dall'ululato dei lupi o soggiogata dal volo di un falco.
CARAMOLA
E IL SINNI
di
Domenico Friolo.
Al
cantar del gallo,
ancora
assonnati,
ci
mettevano in cammino...
C’era
da percorrere molta strada,
prima
di giungere a Caramola,
vammacare*
sulla riva del Sinni.
Il
canto di cardilli, gioiosi,
beccare
il cardo,
mi
è rimasto nel cuore.
Come
la calandra alzarsi in volo,
sorpresa
e spaventata,
dal
mio giungere incauto.
Mi
è rimasto nel cuore,
Il
largo greto del Sinni,
e
l’intrecciarsi delle sue acque.
Gli
acquari deviati
da
un colpo di zappa,
invadere
i frutteti,
il
bimbo che ero, divertito posare
pezzetti
di legno
che
la corrente portava via, mentre
Mio
padre, si inventava pescatore.
Preso
un ramo secco,
uno
spago e un amo,
si
portava sul fiume.
Gamberi
di acqua dolce,
forelle
e anguille,
chiedevano
pazienza.
Un
cervone steso al sole,
poco
lontano, sonnecchiava.
Poi,
in quel mondo rurale,
si
riuniva la famiglia per il pranzo.
Una
tovaglia stesa per terra,
vi
si poggiava il vino, la " iasca *
venivano
aperti gli "stiavucchi,"
che
contenevano salciccia,
cacio,
olive, lardo, sottolii
e
quel buon pane, mai vecchio.
Mi
è rimasto nel cuore,
il
profumo di sigaretta:
tabacco
forte, arrotolato in cartina,
fumato
dagli adulti a fine pranzo.
Le
donne, intanto, sparecchiavano,
e
gli uomini iniziavano a sistemare,
il
raccolto di frutta, in "spurton"
attaccati
ai lati del "masto",
posto
sulla groppa della cavalcatura.
Alla
"vasci'ora" ci incamminavano,
percorrendo
ripide mulattiere
che
conducevano al paese:
un
arroccato di case di pietra
che
cerchiavano la collina.
Caramola
e il Sinni,
come
dimenticare…
by
Domenico Friolo
*Vammacare:
frutteti tipici di Caramola, località agreste con terreni molto fertili.
*
iasca: tipico contenitore in creta per acqua potabile *Stiavucchi: tipici
grandi tovaglioli( o piccole tovaglie) molto pratici per molti usi: annodati
divenivano piccole borse. Masto=basto. Spurton= capienti sporte, contenitori
profondi e circolari e circolari fatti di strisce di canne. Vasci'ora = ore
pomeridiane.
venerdì 5 marzo 2021
NEL VENTO Ida Rondinelli Rotondella 2021 03 05
NEL VENTO
Ida Rondinelli
Rotondella 2021 03 05
Ida Rondinelli
NEL VENTO
A un luogo su in collina
riporta un sentimento
racchiuso nei ricordi
del suo impetuoso vento.
Bambina mi conduce
per mano la mia mamma,
ma presto quel cammino
per me diventa un dramma.
A un tratto infatti giunge
un fastidioso vento,
che mi fa chiuder gli occhi
e alzar pianto e lamento.
Protetta nel mio letto
ascolto nelle notti
col sibilo racconti
tra sogni già interrotti.
Sbattendo infin le imposte
risvegliano nel giorno,
con i pensier di scuola
che ruotano d' intorno.
Leggeri poi dei passi
si senton dentro casa,
che da un tepore lieve
con l' animo è pervasa.
Lontani i miei ricordi
sanno di nostalgia,
e nessun vento forte
potrà portarli via.
venerdì 12 febbraio 2021
SOPRANNOMI ROTONDELLESI LE ORIGINI di Cosimo Stigliano Rotondella 2021 02 12
SOPRANNOMI ROTONDELLESI
LE ORIGINI
di Cosimo Stigliano
Rotondella 12 02 2021
I soprannomi hanno origine antichissima,
spesso, i giudici e i notai, nei loro atti giuridico-amministrativi, erano
obbligati a citarli, per evitare confusioni oppure omonimie.
Diverse sono le origini dei soprannomi rotondellesi, che possono scaturire:
dagli antenati e quindi
trasferiti alla discendenza familiare;
da situazioni o episodi di vita vissuta;
dai luoghi dove abitavano;
dai luoghi di provenienza;
dall’attività che svolgevano;
dalla costituzione fisica delle
persone;
dal cibo che preferivano mangiare;
dal loro comportamento;
Di
seguito porto alcuni esempi ipotizzando alcune origini.
Soprannomi
che traggono origine dagli antenati e quindi trasferiti alla discendenza familiare
Inizio
con i soprannomi che distinguono la mia famiglia.
I
“BRRTÒL’CH” (Bertoldo)
La famiglia di mio padre Giambattista
Stigliano, veniva individuata con il soprannome i “brrtòl’ch”
Mio padre veniva individuato come
“mast Titt brrtòl’ch” , mast, come maestro in quanto, prima di aprire il
negozio di generi alimentari, aveva fatto il fabbro con mio nonno Giovanni.
Questo soprannome proviene da
Bertoldo antenato capostipite di quella famiglia Stigliano. Citato anche nel
libro del Prof. Giovanni Montesano
“I
LUCIAN” (Luciano)
La famiglia di mia madre Esterina Pastore, con i fratelli e le sorelle, pur avendo come cognome Pastore, venivano chiamati con il loro nome e l’aggiunta del soprannome “Lucian”, (Esterina a Lucian) essendo mia nonna Maria, appartenente alla famiglia Mauro, che veniva individuata come “I LUCIAN” da Luciano, capostipite della famiglia Mauro.
Molto probabilmente, la famiglia di mia madre, ha ereditato il soprannome “I LUCIAN” , in quanto mio nonno Pastore Antonio è venuto a mancare in giovane età e mia nonna Mauro Maria, ha dovuto accudire, da sola, ai suoi 6 figli.
Molti discendenti della famiglia Mauro, e Pastore, portano il nome di Lucio, Luciano o Luciana.
I
RONNA NOR (Donna Eleonora)
La famiglia De Santis, gestiva una cantina che veniva chiamata “ a cantin r Ronna Nor” e anche un piccolo albergo, situato sopra la cantina.
I
PAPAROCCH ( Papà Rocco)
Con il soprannome “I PAPAROCCH”
veniva individuata la famiglia Laguardia, proviene dal nome del capostipite di
nome Rocco.
Soprannomi che traggono origine da situazioni familiari
legati alla discendenza;
Con il soprannome “I SET’ MIS” molto probabilmente veniva individuata una famiglia dove l’evento del parto avveniva spontaneamente al settimo mese, anziché al nono, in più donne della stessa famiglia.
I
SENZ FIGGHJ
(I senza figli)
buona parte della discendenza, di quel ceppo, non aveva figli
Soprannomi
che traggono origine dal lavoro svolto
Con il soprannome “I MRRCAND” veniva individuata la famiglia Di Lorenzo in quanto il capostipite Francesco ( Cicc u mrrcant) mercanteggiava in stoffe e abbigliamento. Attività che fu continuata dai figli, Peppe nell’abbigliamento e Totonno come generi alimentari.
Soprannomi che traggono origine da situazioni o elementi di vita vissuta;I
Con il soprannome i “Favarul ” veniva individuata la famiglia La Guardia, famiglia benestante e proprietari terrieri. Molto probabilmente il soprannome “ ‘U signurinèllo favarul ” è stato attribuito ad un giovane del casato, di bello aspetto e affabile, che si era “ fatte ziti ” con una ragazza di Favale (odierna Valsinni).
Con il soprannome “I banghér ” veniva individuata la famiglia Cuccarese
Sicuramente non proviene da banchiere. Molto probabilmente è stato attribuito questo soprannome, in quanto i componenti della famiglia Cuccarese erano personaggi allegri, spiritosi, pronti alle rime, alle battute, molti di loro erano anche musicisti e quindi, ravvivavano e tenevano banco nell’animazione dei banchetti e nelle feste private. Quindi dalla fusione di “bannistr “ (suonatore nella banda) “banchetto” e “tenere banco” è scaturito il soprannome di “BANGHÉR” Molto conosciuto era Rocc u banghér.
Per il soprannome “A MISSA CANTAT'”, formuliamo due ipotesi.
La prima ipotesi è che sia stato attribuito ad una persona che, pur non avendo le possibilità economiche, ha voluto, o desiderato, la messa cantata alla celebrazione del proprio matrimonio, cosa riservata solo alle famiglie benestanti.
La seconda ipotesi è che sia stato attribuito ad una persona che cantava alle celebrazioni delle messe.
Con il soprannome “I CARRÙNGE ” veniva individuata uno dei ceppi delle famiglie Stigliano e precisamente quella di Antonio.
Molto probabilmente il soprannome “carrùng” gli è stato attribuito in quanto, nei tempi passati, gli ambulanti arrivavano a Rotondella con i carri e, con essi, giravano all’interno del paese.
Per annunciare la loro presenza e il loro passaggio per quella strada o quartiere, chiedevano la collaborazione del banditore, “u jettabbàn”, che facevano salire sul carro e, mentre giravano, con l’ausilio della cornetta-trombetta, segnalava la presenza dell’ambulante e il luogo dove era fermo, con le sue rime, informava i cittadini dei prodotti in vendita.
Dal fatto che, l’annuncio, veniva fatto sul carro, dalla fusione delle due parole “il carro che annuncia” è scaturito il Soprannome “Carrùng”
“ I CORV” origine descritta da Domenico Friolo
Con
il soprannome “ I CORV” veniva individuata la famiglia di Giambattista
Cirigliano.
Gli fu attribuito questo soprannome in quanto, aveva catturato dei corvi, che, in campagna, gli rubavano il pranzo e aveva accorciato loro, le ali.
Con le ali
accorciate, i corvi non potevano più volare e lui li faceva saltellare per far
divertire i bambini.
Di seguito, il racconto di Domenico Friolo, appartenente alla famiglia dei Corv...
Un giorno Giambattista Cirigliano, il mio bisnonno si recò alle pianure a zappettare, e depose la sua colazione contenuta nello 'stiavucc' e la bottiglia di vino nel cavo di un ulivo, a mezzogiorno volle mangiare ma... nel cavo dell'ulivo non trovò niente, rimase basito e digiuno e col solo vino.
Così
anche il giorno dopo, con gli stessi risultati negativi, però aveva notato dei
corvi sull'ulivo.
Il giorno successivo, pose la colazione nel cavo dell'ulivo e subito dopo rivide i corvi svolazzare, quindi fabbricò una trappola più grande del normale, la "" chiangula "" e si allontanò.
Spiò è vide i corvi scendere a terra, avvicinarsi al tronco cavo, e finire in trappola nella chiangula, catturò i corvi e li portò a casa, ne accorciò le ali impedendogli il volo è lì mostrò ai vicini mentre saltellavano goffamente alla ricerca di un volo impossibile da compiere.
Tutti risero e si complimentarono, ma da allora il buon Giambattista venne chiamato U CORV, ed i discendenti I R'CORV.
Preciso
anche che un fratello del mio bisnonno Cirigliano Giambattista, ebbe
discendenti che presero il nome di Rip'l, anche loro sono dei R'Corv (frat ru
Corv: ovvero fratello del Corvo, del mio bisnonno)
Alla scena dei corvi catturati e mostrati questa presi parte anch'io e
ne ricordo come in un velato sogno. Ero piccino.
I CRONALONG - CORONA LUNGA (LONG)
Prima le donne cui piaceva farsi crescere i capelli, siccome
non era abitudine portare i capelli lunghi, sciolti, ne facevano una treccia
che poi veniva arrotolata sulla testa a forma di corona.
Questa corona aveva una duplice funzione:
per alcune donne, la corona di capelli era un fattore
estetico e veniva arrotolata dietro la nuca;
per le donne dedite ai lavori in campagna, o ai lavori
domestici, la corona veniva arrotolata sulla parte superiore della testa e
serviva anche come cuscino, al posto della corona di stoffa arrotolata, quando
si trasportavano ceste, sacchi, legna o recipienti poggiati sulla testa.
Quindi, molto probabilmente, le donne della famiglia, che ha
ereditato questo soprannome, avevano corone più lunghe rispetto ad altre donne.
Soprannomi
che traggono origine dal luogo di provenienza
Nella
maggior parte dei casi il soprannome era al femminile, in quanto, le donne di
altri paesi, sposavano i rotondellesi e, dopo il matrimonio, si stabilivano a
Rotondella.
A
SANGIURGE'S (
Sangiorgese - proveniente da San Giorgio)
A
P'ST'ZZE'S
(Pisticcese –proveniente da Pisticci)
A
RIULE'S
(Oriolese – proveniente da Oriolo)
A
RUCCHTA'N
(Roccotana –Rocchese – proveniente da Rocca Imperiale)
A
CANNTA'N
(Cannetana – Cannese – proveniente da Canna)
IL SOLE È DI TUTTI OVUNQUE Domenico Friolo Rotondella 2021 02 12
IL SOLE È DI TUTTI OVUNQUE
Domenico Friolo
Rotondella 2021 02 12
giovedì 28 gennaio 2021
L’INSURREZIONE LUCANA: GARIBALDI A ROTONDELLA
Nel corso di ricerche storiche sul territorio di Rotondella, mi sono imbattuto nel seguente articolo, estratto da una tesi di laurea.
Facoltà di Lettere e Filosofia
CORSO DI LAUREA: Scienze storiche e della documentazione storica
MICHELE E PIETRO LACAVA:
L’INSURREZIONE LUCANA E IL PRIMO VENTENNIO
POST UNIFICAZIONE
CANDIDATO: Pasquale Braico N. MATR. : 625815 RELATORE: Prof. Ennio Corvaglia CORRELATORE: Prof. Luigi Masella Anno Accademico : 2014-2015
Garibaldi sbarcò in Calabria nella notte tra 19 e il 20 agosto sulla spiaggia di Melito, e la mattina successiva si incamminò verso Reggio. Il generale Briganti e Medez si arresero alla presenza di cinquantamila garibaldini; Ghio e Caldarelli dovettero anch’essi gettar la spugna trovandosi contro i garibaldini con l’appoggio dei calabresi e i lucani a pochi chilometri di distanza. Il 31 agosto Pietro Lacava con Nicola Mignona partirono per raggiungere Garibaldi in Calabria. Due giorni dopo il generale entrò in Basilicata; Rotondella fu il primo paese lucano a conoscere il grande patriota. La sera stessa partì per Lagonegro dove giunse il 4 settembre e Nicola Mignona con tutta la provincia di Basilicata gli dava il benvenuto donando al generale sei mila ducati.134 La sera del 5 Garibaldi pernottò in Auletta, invitando il Mignola ad andare a Napoli accompagnato da Lacava.
N.B. In un’altro articolo, viene citato il passaggio di Garibaldi nel paese di Rotonda e non Rotondella.





