domenica 28 giugno 2026

LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO DI VINCENZO MAIDA MONTALBANO 2026 06 28

LA STORIA DEI NONNI PATERNI
DELL'ING. NICOLA ROMEO,
FONDATORE DELL'ALFA ROMEO
DI VINCENZO MAIDA
MONTALBANO 2026 06 28


A GENTILE RICHIESTA PUBBLICO LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO.

E' UNA VICENDA FAMILIARE COSTELLATA DI MORTI PREMATURI E DISGRAZIE VARIE.
LE NOTIZIE SONO ASSOLUTAMENTE INEDITE, LA STORIA DELL'ALFA ROMEO E' INVECE ARCINOTA!
( la foto e' del portone di ingresso di Palazzo Stoia, in via Manin a Montalbano Jonico, già di proprietà dei Guida-Romeo)
Lucia Maria Giuseppa Guida in questa casa era nata il 4 dicembre del 1819, qualche mese prima della sollevazione contro i Borboni del 1920, che coinvolse diversi montalbanesi e che per alcuni di loro si concluse tragicamente nelle carceri di Potenza. Lì morirono, infatti, un Francesco Lomonaco e Pasquale De Michele. Lucia era terza di tre figli. L’avevano preceduta Rosa, nata nel 1806, e Maurizio Maria Matteo, nato nel 1815 e morto ancora in fasce.
A ventitré anni non si era ancora sposata e per i costumi dell’epoca aveva già superato l’età da matrimonio, che allora era mediamente sotto i vent’anni.
Il patrimonio familiare si era ridotto al possesso di quest’unico palazzo, oggi disabitato, e di alcuni terreni agricoli dallo scarso valore produttivo e per i notabili locali lei non rappresentava dunque un grande affare.
Lucia non era avvenente, non possedeva una bellezza folgorante, non ammaliava per il suo aspetto. Era bassa di statura e magra, allora si preferivano le donne in carne, aveva labbra sottili, occhi marroni, fronte spaziosa e lineamenti comuni, ma era colta, amava la lettura, soprattutto i libri dei classici. Aveva imparato presto a cucire e a cucinare e la sua esistenza era interamente dedicata a tenere in ordine le stanze di questo palazzo, a fare conserve e insaccati. Ogni anno, insieme ad altre donne del vicinato, dedicava molto tempo a quest’attività.
Il padre di Lucia, don Francesco Antonio Guida di Saverio, era morto nel 1824 quando lei aveva solo 5 anni. Si era dunque cresciuta con la madre donna Teresa Maresione e la sorella Rosa, 13 anni più grande di lei, che andò in sposa a Michele Laterza, da cui non ebbe figli e rimase vedova giovanissima.
Lucia riempiva le sue giornate senza mai annoiarsi, ma spesso pensava al suo futuro e si interrogava su quello che le avrebbe riservato la sorte.
Era molto legata ad alcune famiglie del notabilato locale da una antica e profonda amicizia, prime fra tutte alle famiglie Cerulli e De Leo. Il Palazzo Mansi-Cerulli si trova all’inizio di via Manin, a poche decine di metri da qui.
La famiglia Cerulli proveniva da Bernalda e possedeva molti terreni, una contrada rurale porta il loro nome. Rosellina Cerulli era stata promessa in sposa a Giovanni De Leo, l’unico dei sette figli di Filippo e di Maria Corino, che si sarebbe sposato. Rosellina e Lucia si frequentavano assiduamente sin da ragazzine e per i paesani erano le inseparabili donna Rosellina e donna Lucia.
Alla fine del 1700 Filippo De Leo, padre di Giovanni, era solo un volenteroso contadino e la famiglia Guida non si era risparmiata ad aiutarlo in ogni modo e quando la ruota della fortuna era girata, erano i De Leo ad onorare quell’antica amicizia. Sia i De Leo che i Cerulli avevano dunque a cuore la sorte di Lucia Guida.
Non siamo riusciti ad appurare in quale circostanza un giovane di Cirigliano, Giovanni Egidio Romeo di 19 anni, avesse conosciuta a Montalbano Laura Misurelli di 23 anni. É certo, come si evince da un atto di matrimonio rintracciato da Pietro Prillo, che i due il 14 settembre del 1831 si sposarono nella Chiesa Madre del nostro comune. Andarono poi ad abitare a Cirigliano ed ebbero quattro figli: Maria Maddalena Teresa il 28 agosto del 1832, Antonia Maria Maddalena il 20 gennaio del 1835, Leonardo il 27 luglio del 1840 e Antonia Maria Teresa il 19 luglio del 1846
Con tre loro figli, Antonia Maria Teresa non era ancora nata, come ogni anno da quando erano sposati, erano venuti da Cirigliano per i festeggiamenti del santo patrono di Montalbano nel mese di settembre del 1842. Il fratello maggiore di Giovanni, Nicola Romeo, li raggiunse il 22 settembre. Avrebbe pranzato con loro, respirato l’aria di festa in paese e poi sarebbe rientrato a Cirigliano.
Fu Rosellina Cerulli ad invitarli quel giorno a casa sua. Dopo la messa nella Chiesa Madre in onore al Santo Patrono del paese, com’era consuetudine tra le famiglie benestanti, prima di pranzo consumarono insieme dolci gustosi, biscotti ed altre leccornie innaffiate dal rosolio fatto in casa.
Tra i pochi invitati vi era anche Lucia Guida e la sorella Rosa, già vedova.
Nicola Maria Francesco Paolo Romeo era basso di statura, con un fisico scolpito, lesto nei movimenti e dall’eloquio vivace sprigionava quell’energia e quella voglia di vivere che da tempo mancava in casa Guida.
La famiglia Romeo era legata ai De Leo da tanti anni. Da quando i fratelli di Giovanni, Ferdinando, Felice e Vincenzo, rispettivamente prete, farmacista e medico, si erano recati a studiare nel collegio di quel comune, avendo come insegnanti dei sacerdoti che erano considerati colti e capaci.
La famiglia Romeo a Cirigliano era stata una delle più facoltose e Nicola all’anagrafe era registrato con la professione di “civile”. Da quando il padre Leonardo, per motivi che non siamo stati capaci di appurare, era stato processato e incarcerato a Potenza, dissanguati dal processo del capo-famiglia e dalle inevitabili conseguenze sull’equilibrio familiare, non attraversava però un buon momento. Lì Nicola possedeva con i fratelli un’azienda con l’allevamento di ovini e bovini per la produzione di latte e formaggi.
Egli era nato il 22 maggio del 1808. Era dunque di undici anni più grande di Lucia Guida.
Nicola Romeo dopo quel rinfresco e il pranzo a casa Misurelli sarebbe rientrato a Cirigliano.
Lucia Guida e Nicola Romeo quel giorno familiarizzarono e tra i due nacque una naturale simpatia. Si salutarono cordialmente con la promessa di non perdersi di vista.
Nicola dopo aver raccolto tutte le informazioni possibili su Lucia Guida dai fratelli De Leo, confessò a Giovanni De Leo il suo interesse per la ragazza e disse anche che non gli sarebbe dispiaciuto venirsene a vivere a Montalbano.
Giovanni De Leo si assunse l’impegno di parlarne con la sua promessa sposa, Rosellina Cerulli, affinché intercedesse presso la sua amica per rappresentarle le intenzioni di Nicola.
Dopo il pranzo con il fratello Giovanni Egidio, la cognata Laura Misurelli e sua madre, Nicola Romeo partì a cavallo per Cirigliano. Quando giunse a casa confidò ai fratelli e alle sorelle quella sua intenzione di fidanzamento e di un eventuale trasferimento a Montalbano,
Il padre Leonardo di professione “campista”, vale a dire “possessore di campi”, quindi proprietario o possidente, era nato nel 1768 ed era stato l’unico figlio di don Nicola Romeo e di donna Vittoria Sario.
Aveva solo sei anni quando don Nicola morì a 29 anni il 16 ottobre del 1774. Egli era nato a Cirigliano nel 1745.
Leonardo, aveva ereditato delle cospicue proprietà terrieri e una casa sontuosa lungo la Strada Capolatorre.
Aveva sposato Antonia Urgo, anche lei era nata a Cirigliano nel 1776 ed era figlia del massaro Giovanni Urgo e di Giulia Valentino.
Leonardo Romeo era detenuto nelle carceri di Potenza. Pietro Prillo ha rintracciato il certificato di morte che lo attesta. Morì, infatti, nel reparto dell’ospedale di Potenza dedicato ai carcerati e considerando che aveva circa 78 anni, doveva aver commesso qualcosa di grave. La dichiarazione di morte venne attestata da due infermieri dell’ospedale.
Donna Antonia Urgo, moglie di Leonardo Romeo e madre di Nicola, era deceduta solo un paio di mesi prima, il 2 luglio del 1842, a 66 anni. A tutta la famiglia la sua perdita aveva procurato un dolore enorme. Proprio la sua morte aveva spinto Nicola a tentare di mettere su famiglia e Lucia Guida gli era sembrata la donna giusta per iniziare un nuovo percorso di vita.
Egli era il secondo di sei figli, prima di lui era nata Giulia e dopo di lui erano nati Domenica Maria, il 23 maggio del 1811, Giovanni Egidio, il 10 ottobre del 1812, Anna, il 28 gennaio del1816, Giuseppe Vincenzo, il 26 novembre del 1817 e Anna Angela Maria, il 25 gennaio del 1919.
Nicola Romeo scrisse una lunga lettera al padre in carcere. Gli parlò di quella ragazza conosciuta a Montalbano, decantò le sue qualità, gli riferì le notizie sulla sua famiglia, i Guida, che aveva appreso da Giovanni De Leo, non gli nascose la differenza di età e lo tranquillizzò sul fatto che se Lucia Guida avesse accettato la sua proposta di matrimonio e si fosse dovuto trasferire a Montalbano, sarebbe comunque tornato spesso a Cirigliano per non far mancare il suo sostegno ai fratelli e alle sorelle.
Nicola durante il giorno non aveva un attimo di pausa. Tra le mille incombenze da assolvere per portare avanti le attività della “masseria”, il tempo volava e tutte le sere davanti all’enorme camino del suo palazzo, si sorprendeva a chiedersi se Giovanni De Leo ne avesse parlato con Rosellina Cerulli e se quest’ultima ne avesse a sua volta parlato con Lucia Guida. Quel giorno di San Maurizio, durante quel dialogo conviviale, si era sentito apprezzato da lei ed era fiducioso in una risposta positiva.
Passarono diverse settimane senza che egli ricevesse alcuna notizia. Quando aveva perso ogni speranza e si era rassegnato all’idea che Lucia non sarebbe mai entrata nella sua vita, forse anche causa della differenza di età che li separava, finalmente ricevette la visita di Giovanni De Leo, che in compagnia di un suo bracciante si era recato a Cirigliano in calesse.
Scaricate alcune ceste di frutta montalbanese, che per ragioni climatiche non poteva essere prodotta a Cirigliano, in special modo le arance, Giovanni De Leo comunicò subito a Nicola che l’”ambasciata” affidata a Rosellina Cerulli, aveva avuto un esito positivo. Lucia Guida si era dichiarata disponibile ad incontrarlo di nuovo ed a parlare di loro e del loro futuro, aveva però detto chiaramente a Rosellina Cerulli che non era disponibile in nessun caso a spostarsi dal suo paese, come aveva fatto Laura Misurelli. Su questo punto sarebbe stata irremovibile. Lucia soffriva il freddo e amava il clima mite di Montalbano.
Nicola gli rispose che aveva già messo in conto quell’ evenienza e ne aveva anche parlato con i familiari. Dopo alcuni giorni venne a Montalbano e si incontrò con Lucia a casa Cerulli. Il colloquio fu cordiale e tutti insieme vennero poi in questo palazzo per conoscere la madre di Lucia Teresa Maresiona e la sorella Rosa.
Il periodo di fidanzamento durò esattamente un anno dal giorno in cui si erano conosciuti a casa Cerulli. Le nozze vennero fissate per il 21 settembre del 1843, vigilia del santo patrono di Montalbano, San Maurizio.
Quell’anno Nicola alternò lunghe permanenze a Montalbano e rientri a Cirigliano e il giorno del matrimonio tutti i Romeo e gli Urgo, con altri amici di famiglia, parteciparono alla cerimonia nuziale nella Chiesa Madre Santa Maria dell’Episcopio.
Lucia Guida godette dell’aiuto delle famiglie De Leo e Cerulli per l’organizzazione del pranzo nuziale, che si tenne in un ampio magazzino di Palazzo Troyli-Leone, nei pressi della Chiesa Madre.
Il trasferimento di Nicola Romeo da Cirigliano in questo palazzo che ci sta di fronte, non tradì le attese. Nicola era sempre disponibile e socievole con tutti, anche con il vicinato. Egli si integrò subito nel paese e per tutti fu don Nicola Romeo.
Il 1 dicembre dell’anno dopo, Lucia Guida diede alla luce un bambino.
Qualche giorno dopo la “levatrice” Luisa Ferrante si recò al comune e davanti al sindaco e ufficiale dello stato civile Luigi Izzo, registrò il neo nato a cui venne dato il nome di Maurizio, Francesco Antonio.
Nicola Romeo se al primogenito non diede il nome del padre, Leonardo, che si trovava in galera, deve aver avuto delle motivazioni gravi che non conosciamo. Chiamare il primogenito con il nome del proprio genitore, fino a qualche decennio fa, al Sud è stata una regola non scritta che nessuno usava violare. Egli preferì infatti Maurizio, come il santo patrono del paese, e Francesco Antonio come il padre defunto di Lucia Guida.
Come si usava a quell’epoca, per coloro che nascevano alla fine dell’anno, la registrazione effettiva avvenne il primo gennaio del 1845. Questa circostanza mi ha reso più difficoltosa la ricerca del relativo certificato di nascita nell’archivio comunale.
Nei giorni seguenti alla nascita di Maurizio Romeo, da questo portone transitò una processione di visite. Vicini di casa, amici e parenti regalarono di tutto: generi alimentari, gli immancabili colombi per le puerpere, da fare in brodo, un piatto, a dispetto di quello che si è sempre pensato, tutt’altro che leggero da digerire, cuffiette cucite a mano, vestitini per il bambino, che dopo pochi giorni venne fasciato come una mummia.
Casa Guida si rianimò e per l’ anziana madre di Lucia, la felicità per quella nascita fu immensa. Donna Teresa Maresione morì dopo un paio d’ anni.
Il parto allora era un evento molto traumatico per le puerpere. La mortalità era molto alta tra i neo-nati e tra i bambini superava il quaranta per cento; era comunque inferiore a quella del Nord Italia. Solo dopo l’Unità d’Italia il rapporto tra Nord e Sud incominciò ad invertirsi.
Nei primi giorni di settembre dello stesso anno, il 1845, giunse a don Nicola la notizia che il padre era ricoverato all’ospedale di Potenza, nel reparto riservato ai detenuti. Insieme ai fratelli e alle sorelle organizzò il viaggio verso Potenza. Leonardo Romeo si spense a 78 anni qualche giorno dopo: il 10 settembre.
I miei sodali mi ascoltavano con interesse e partecipazione, il silenzio e la solitudine che regnava davanti a quel portone, ristrutturato in modo appropriato, favoriva la concentrazione e la mente viaggiava agevolmente a ritroso nel tempo.


venerdì 26 giugno 2026

BASILICATA IN OGNI VERSO PRESENTAZIONE DEL LIBRO FOTOGRAFICO DI OTTAVIO CHIARADIA POLICORO 2026 06 30

PRESENTAZIONE DEL 
LIBRO FOTOGRAFICO 
BASILICATA IN OGNI VERSO 
DI OTTAVIO CHIARADIA 
ASSOCIAZIONE NUOVA HERA
30 GIUGNO 2026
POLICORO 2026 06 30 



COMUNICATO STAMPA UPBIO: “LE TEA NON SONO IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA. LA VERA INNOVAZIONE È L’AUTONOMIA DEGLI AGRICOLTORI” ACERENZA 2026 06 26

COMUNICATO STAMPA 
UPBIO: “LE TEA NON SONO IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA. 
LA VERA INNOVAZIONE È L’AUTONOMIA DEGLI AGRICOLTORI” 

ACERENZA 2026 06 26



COMUNICATO STAMPA
UPBIO: “Le TEA non sono il futuro dell’agricoltura.
La vera innovazione è l’autonomia degli agricoltori”
L’approvazione europea delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA o NGT) è stata
accolta con entusiasmo da molte organizzazioni agricole. UpBio, associazione che
riunisce esclusivamente produttori biologici e biodinamici, ritiene invece che il dibattito
stia trascurando una domanda fondamentale: L’innovazione deve aumentare
l’autonomia degli agricoltori o la loro dipendenza?
Per UpBio il rischio è che, dietro la promessa di piante più resistenti e produttive, si
rafforzi un modello agricolo sempre più dipendente da brevetti, licenze e tecnologie
controllate da pochi soggetti.
Le varietà coltivate nel mondo non sono semplici contenitori di geni. Sono il risultato
di una lunga coevoluzione tra agricoltori, ambiente, biodiversità, microbiomi e territori.
Ridurre la sostenibilità agricola alla sola modifica genetica rischia di ignorare la
complessità biologica che sta alla base dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica.
E’ necessario aprire una riflessione più ampia e approfondita sulle conseguenze che
tali tecnologie potranno avere sul futuro dell’agricoltura, della biodiversità e della libertà
degli agricoltori e dei cittadini-consumatori.
I consumatori hanno il diritto di sapere come sono stati ottenuti gli alimenti che
acquistano.
Per questo UpBio chiede trasparenza, tracciabilità e informazione lungo tutta la filiera,
affinché cittadini e agricoltori possano esercitare una scelta realmente libera e
consapevole.
Quale ricerca serve all’agricoltura?
UpBio non è contraria alla ricerca scientifica. Al contrario, chiede maggiori
investimenti pubblici in una ricerca capace di valorizzare le risorse già presenti nelle
aziende agricole e negli ecosistemi rurali: fertilità biologica dei suoli, biodiversità
funzionale, microbiomi, varietà locali, agroforestazione, selezione partecipativa,
autoproduzione dei mezzi tecnici, economia circolare e filiere corte. La priorità
dovrebbe essere quella di sviluppare conoscenze, tecniche e strumenti
liberamente accessibili e applicabili anche dalla singola azienda agricola,
riducendo la dipendenza da brevetti, input esterni, licenze e tecnologie
controllate da pochi soggetti economici.
Quale rappresentanza per il biologico?
Le recenti posizioni assunte sulle TEA mostrano che gli interessi dei produttori
biologici e biodinamici non sempre coincidono con quelli prevalenti nelle organizzazioni
agricole generaliste.
Questioni come la tutela della biodiversità, l’autonomia degli agricoltori, la gestione
delle risorse genetiche, la proprietà intellettuale, la selezione partecipativa e il rapporto
tra innovazione e agroecologia riguardano direttamente l’identità stessa del biologico e
meritano una rappresentanza autonoma, libera da possibili conflitti di interesse.
Per questo UpBio ritiene necessario che le organizzazioni che rappresentano
esclusivamente produttori biologici e biodinamici abbiano una presenza diretta nei tavoli
decisionali che riguardano il futuro dell’agricoltura biologica.
Conclusione
Per UpBio la ricerca pubblica deve contribuire ad aumentare sostenibilità la sovranità
tecnica, biologica ed economica delle aziende agricole, non la loro dipendenza.
L’innovazione che interessa agli agricoltori è quella che aumenta l’autonomia
delle aziende, non quella che ne aumenta la dipendenza.
CSDA – Centro Studi, Cultura e Strategie di Diversificazione Agroecologica di UPBIO –
Unione Produttori Biologici e Biodinamici
csda@upbio.it

UPBIO - Unione Produttori Biologici e Biodinamici
Viale Monsignor Michele Gala, snc (85011) Acerenza (Pz) - Italy
Tel 0835 1766075 E-mail info@upbio.it upbio@pec.it
www.upbio.it / C.F. 97678390580


#UPBIOUnioneProduttoriBiologicieBiodinamici,


giovedì 25 giugno 2026

IL DOVERE DELLA TRASPARENZA NEL VOLONTARIATO ONCOLOGICO – LA VICENDA DELLA SEDE AGATA DI ROTONDELLA L’APPELLO DI ANTONIO RIPOLI 2026 06 25

L’APPELLO DI ANTONIO RIPOLI
IL DOVERE DELLA TRASPARENZA 
NEL VOLONTARIATO ONCOLOGICO

LA VICENDA DELLA SEDE AGATA 
DI ROTONDELLA 2026 06 25





Il dovere della trasparenza nel volontariato oncologico – La vicenda della sede AGATA di Rotondella

 

Rotondella (MT), 22 giugno 2026 – Ci sono storie in cui il dolore privato si trasforma in impegno collettivo e in energia al servizio della comunità. È il caso di quanto è avvenuto a Rotondella grazie a Laura, che fino agli ultimi momenti della sua vita, nel novembre 2022, ha lavorato per promuovere e radicare sul territorio il sostegno ai malati oncologici. Laura ha ricoperto anche il ruolo di membro del direttivo dell’associazione “AGATA Volontari Contro il Cancro”, con la cui presidenza dell'epoca condivideva un profondo rapporto di stima e collaborazione.

In occasione di quello che sarebbe stato il suo compleanno, a seguito della sua scomparsa avvenuta il 4 dicembre 2022, ritengo doveroso intervenire pubblicamente per richiamare l’attenzione sulla gestione e sulle successive decisioni relative al presidio territoriale di Rotondella.

La nascita del presidio e il contesto

All’indomani della scomparsa di Laura, la comunità locale si è stretta attorno al suo desiderio di rendere concreto un servizio di supporto ai pazienti oncologici. Grazie alla collaborazione tra la famiglia, i cittadini, i volontari, l’Amministrazione Comunale e la FIDAS, il 28 dicembre 2022 è stata inaugurata la sede di Rotondella dell’Associazione.

Si trattava di uno spazio operativo nato senza costi vivi di locazione o utenze per l’associazione, grazie al contributo del Comune di Rotondella e alla generosità del tessuto sociale locale. Nel tempo, attraverso donazioni mirate e il contributo del 5x1000, l’impegno del territorio ha contribuito anche all’acquisto di un mezzo destinato al trasporto dei pazienti oncologici dell’area jonica.

La chiusura del presidio

Il 13 maggio 2026, dopo circa tre anni e mezzo di attività, il percorso del presidio di Rotondella è stato interrotto. Con una comunicazione interna trasmessa ai volontari tramite messaggistica, è stata disposta la chiusura della sede e la rimozione dei loghi e della targa “La stanza di Laura”, simbolo dell’origine del progetto. La decisione è stata motivata in termini generali con riferimento a una riorganizzazione dei servizi, senza un confronto preventivo con i referenti locali né con la famiglia di Laura.

La richiesta di chiarimenti

In assenza di un canale di confronto diretto sulle ragioni della decisione, ho ritenuto opportuno sollecitare pubblicamente un riscontro. Ho quindi inserito una richiesta di chiarimenti sotto un contenuto pubblico condiviso online dalla fondatrice e figura di riferimento dell’associazione, in un contesto dedicato alla celebrazione dell'operato di AGATA. La reazione a questo tentativo di dialogo sulla chiusura del presidio di Rotondella è stata la rimozione immediata del commento e il successivo blocco dei profili personali mio e di mia figlia, limitando di fatto ogni possibilità di replica o civile interazione virtuale.

L’appello di Antonio Ripoli

"Fa male constatare che di fronte a una richiesta di dialogo su un percorso condiviso, l'unica reazione riscontrabile sia stata la rimozione dei commenti e il blocco virtuale, anziché la via del confronto aperto e del rispetto per il passato", dichiara Antonio Ripoli. "Questa assenza di risposte mi spinge oggi a rivolgermi direttamente alla pubblica opinione, alla stampa e, soprattutto, a tutti i sostenitori che offrono il proprio contributo economico e morale alle attività dell'associazione. Chi dona ha il diritto di conoscere i criteri di gestione dei presidi territoriali e di ricevere chiarimenti quando un servizio viene interrotto in modo così repentino".

"La solidarietà, l'ascolto e l'attenzione al territorio non possono essere concetti validi solo per la retorica dei post online; devono tradursi in rispetto e trasparenza nelle azioni concrete. La dignità del ricordo di Laura e l'impegno della comunità di Rotondella non possono essere archiviati da una decisione d'ufficio o dalla moderazione di un contenuto sui social. Chiediamo pubblicamente che il direttivo di AGATA accolga questo invito al dialogo e chiarisca le proprie decisioni davanti ai cittadini e ai sostenitori che hanno creduto e investito in questo progetto".

Antonio Ripoli

 

Inaugurazione della sede di Rotondella:

https://www.facebook.com/share/v/1EW3LjSLjq/

 

Tesseramento 2023:

https://www.facebook.com/share/p/1DdsDvzhGu/

 

La stanza di Agata inaugurata al CROB di Rionero in Vulture dedicata a Laura e Lucia:

https://www.facebook.com/share/p/1Cs8CXCySJ/

 

Chiusura della sede di Rotondella:

https://www.facebook.com/share/p/18mrmU1Vos/

 #AntonioRipoli, #AgataLauraRotondella,


FRESCHE VOCI SECONDA EDIZIONE 2026 DA UN'IDEA DI PINO SURIANO PINO SOZIO MARGHERITA: LA DONNA DELLA PIOGGIA POLICORO 2026 06 25

FRESCHE VOCI 
SECONDA EDIZIONE 2026 

DA UN'IDEA DI PINO SURIANO 
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI
PINO SOZIO 
MARGHERITA: LA DONNA DELLA PIOGGIA 

POLICORO 2026 06 25 



#PinoSozio, #PaolaAngelucci, 


Video CERIMONIA DI ARRIVO E INIZIO DEL MINISTERO PASTORALE DI S.E. MONS. OROFINO NELLA DIOCESI DI TURSI LAGONEGRO TURSI 2016 06 25

DIOCESI TURSI LAGONEGRO 
CERIMONIA DI ARRIVO DI 
INIZIO DEL MINISTERO PASTORALE DI S.E. MONS. OROFINO 
NELLA DIOCESI DI TURSI LAGONEGRO 

TURSI 2016 06 25