ERBE MAGRE È POVERTÀ
di Domenico Friolo
ROTONDELLA 2026 01 20
ERBE MAGRE È POVERTÀ
news, notizie, storia, cultura, tradizioni, produzioni cinematografiche, eventi culturali, sport, documentari, dirette tv, rubriche. L’ARCHIVIO STORICO ROTUNDA MARIS è inserito tra gli Archivi di Beni Sonori ed Audiovisivi di Basilicata, nell’ambito del progetto PON per la conservazione, valorizzazione e messa in rete del patrimonio immateriale (musiche, fiabe, racconti storici, feste, ecc.) della Basilicata e della Puglia realizzato dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi.
ERBE MAGRE È POVERTÀ
FRAMMENTO DI VITA
(storia vera)
Avevo 14 anni, vivevo a Potenza era inizio di settembre ma
mi trovavo nel paese dei miei natali.
Ero al Purgatorio e mi poggiavo all'angolo del panoramico
muraglione che sovrasta la curva. All'altro capo del muraglione in alto il
bravo e apprezzato Carmine Suriano: oste, salumiere, politico socialista
disponeva presso il muraglione un tavolino e delle sedie per i suoi soliti
quattro o cinque clienti amanti del gioco con carte napoletane: tre sette,
scopa e briscola, mentre signore giunte nel suo negozio venivano serviti da sua
moglie Modesta.
Allora il Purgatorio brulicava di bimbi, dei loro genitori
di parenti e amici e di gente di passaggio, ci si scambiava l'un l'altro saluti
notizie, avvenimenti, curiosità.
Quel via vai verso Caramola e verso la Trisaia era folto al
mattino, come a sera.
Un giorno vidi un uomo: un benestante campagnolo, robusto,
piccolo, tarchiato ed avanzo di °galera.... (l'aggettivo non intende offendere
i suoi più diretti parenti, tutte bravissime persone).... avvicinare mio padre
e parlottare con lui, come se stessero combinando un affare, questa volta il
tarchiato parlava sul serio.
Mio padre, persona onestissima lo ascoltò, ma pareva
contrariato dalla richiesta del tarchiato.
Li guardavo dall'alto del muraglione loro due che si trovavano
presso il fontanino.
Io, incuriosito posi più attenzione al loro parlare e sentii
nitidamente che il tarchiato voleva me come aiuto per i suoi possedimenti nella
sua tenuta.
Smisi di ascoltarli e senza farmi vedere andai via.
Ma questo dialogo tra loro, mi aguzzò il pensiero: io
lavorare con un benestante delinquente ladro e taglieggiatore?
Nel paese tutti sapevano e conoscevano costui e aveva anche
un soprannome che ancora oggi è sulla bocca di tutti, perfino su un libro da
poco uscito.
Mio padre tornato a casa, mi guardò intensamente per qualche
secondo, poi con sforzo immane mi disse: oggi qualcuno mi ha proposto un lavoro
per te.
E mi raccontò ciò che prima avevo visto e udito.
Risposi a mio padre con risentimento: Papà, ero venuto da te
per starti vicino qualche settimana, io non rimango a Rotondella, ne vado a
lavorare per certi soggetti.
Sono un ragazzino, ma la vita è mia e finora nessuno salvo
mia sorella e il marito cognato si sin presi cura di me, ne tu, né i miei
fratelli.
Mi dispiace non accetto...e mi comporterò di conseguenza.
All'alba del mattino dopo, senza dire niente a nessuno, e
vestito con un paio di zoccoli ai piedi una magliettina estiva gialla e pantaloncini
corti, neri e nulla più, mi avviai a piedi da Rotondella alla volta di Potenza,
un percorso che conoscevo tramite ampie cartine geografiche che stupivano nelle
aule scolastiche e per aver fatto questo percorso in auto con mio zio noleggiatore
nel tratto rotabile verso prima del SS 104 e poi la SS 92 per Potenza.
Viaggi in cui memorizzai tratturi e vie sterrate che da
queste Strade Statali si dipartivano come accorciatoie e che io percorsi per
accorciare il tragitto.
Sapevo dove c'erano fontane lungo la via, e di tanto in
tanto mangiavo qualche fico di settembre in poderi che fiancheggiavano la
strada.
Intanto giunse il crepuscolo, vidi giungere una Mille e
cento blu di qualche Ente, auto già vista a Potenza, cercai di fermarla con
l'auto stop, rallentò ma non si fermò e procedette.
Rimasi deluso, se mi avessero preso a bordo a sera inoltrata
sarei giunto a Potenza.
Un paio di minuti transitò un giovane con una vespa e mi
offri un passaggio al paese successivo, accettai e procedemmo per Missanello.
Arrivato in paese vi era una processione con una Madonna che
aveva bloccato il traffico, tra le auto ferme c'era la Mille e cento prima
avvistata: bussai alla al vetro della portiera aprirono la porta, spiegai loro
la ragione della mia richiesta del passaggio, i due uomini si guardarono poi mi
dissero entra, ti portiamo con noi a Potenza.
Presi posto in auto e proseguimmo per Potenza dove giungemmo
alle 22, mi accompagnarono fin dentro casa di mia sorella, e mi chiede scusa di
non avermi dato il passaggio già prima sotto Missanello.
Ci fu grande emozione di tutti i presenti Mia sorella e mio
cognato erano raggianti come me, i miei nipotini che per me erano fratellini
minori erano felici e con entusiasmo del nostro riunirci di nuovo e mi
presentarono la novità di casa un enorme pupazzo gonfiato detto Ercolino sempre
in piedi.
Il giorno dopo mio cognato andò alla caserma dei Carabinieri
e fece comunicare ai Carabinieri di Rotondella che ero a Potenza sano e salvo e
di avvertire mio padre che mi cercò con amici e parenti.
Per non dimenticare aggiungo che il tarchiato personaggio
era indicato col nome di una Nazione dell'estremo oriente.
Questa è storia vera vissuta da me voluta e creata sulla mia
pelle a solo 14 anni di vita.
La vita procede molte volte come noi la vogliamo e facciamo.
Quel ragazzino eccolo ora in una foto di due giorni fa.
Prima
dell’arrivo della corrente elettrica a Rotondella, come in tutte le zone non
servite dalla rete elettrica, l’illuminazione era garantita con lumi ad olio, a
petrolio e lampade ad acetilene che utilizzavano il carburo di calcio, per
produrre acetilene.
Nell'ultima fotografia, all'interno del contenitore, sono presenti ancora dei residui di carburo di calcio.
L'ENERGIA ELETTRICA E LA PUBBLICA ILLUMINAZIONE DAGLI ANNI TRENTA A ROTONDELLA
Il
primo impianto per la produzione di energia elettrica, a Rotondella, fu
realizzato dal Cav. Fedele Ielpo, negli anni 1930-1940 ed era a forza termica.
L’impianto era costituito da gruppi elettrogeni alimentati a combustibile.
La centrale di
produzione era collocata in Piazza Albisinni, in un edificio posto alle spalle dell’attuale ufficio
postale, all’epoca più piccolo, dove sorge la piazzetta con i parcheggi.
Alla
fine degli anni 30 e inizio anni 40, o per motivi tecnici, o per motivi di
approvvigionamento combustibile, la centrale fu dismessa.
Nel 1944, il Comune, privo di energia elettrica, già da alcuni anni, entrò in trattativa con la Ditta Bavila Alessandro & Fortunato Filippo, che si dichiarava disponibile a riattivare la centrale elettrica della ditta del Cav. Fedele Jelpo.
In quegli anni la Ditta Bavila Alessandro & Fortunato Filippo, tentò di costruire anche un impianto di biogas, utilizzando la fermentazione di feci umane, che venivano raccolte di casa in casa, dagli addetti del comune, in quanto, non esisteva una rete fognaria.
Ma, durante la fase sperimentale, l’esplosione dell’impianto pilota, li fece
desistere, rinunciando al progetto.
Questo
articolo fu inserito in quanto, la costruzione di centrali idroelettriche in
Italia già negli anni Venti del Novecento era un fenomeno piuttosto comune, in
aree montane dove era possibile sfruttare l'energia delle acque, ma soprattutto,
perché nelle vicinanze di Rotondella esisteva una centrale idroelettrica in
territorio di Valsinni realizzata dai fratelli Bitonte, i quali avevano trasformato
il loro mulino in centrale idroelettrica e avevano costituita la S.LV. Società Idroelettrica Valsinnese.
In
un altro articolo, del capitolato, si obbligava a fornire energia elettrica per
uso illuminazione anche ai privati che ne facessero richiesta.
I costi di gestione della centrale termica, non erano bassi, in quanto, sia in periodo prebellico sia, soprattutto, in periodo bellico, era problematico l’approvvigionamento del combustibile e, molte volte, anche se assegnato, era impossibile ottenerlo.
La
mancanza di combustile, comportava interruzioni di fornitura dell’energia, con
conseguenti proteste da parte dei cittadini.
Si iniziò una trattativa, anche con la S.LV. Società Idroelettrica Valsinnese che già forniva energia elettrica a Valsinni, Colobraro e Nova Siri, facendo riferimento allo stesso capitolato di appalto, precedentemente preparato dal Comune.
Per
il collegamento del Comune di Nova Siri, alla Centrale di Valsinni, la palificazione
della rete, che trasportava l'energia elettrica, attraversava il territorio di
Rotondella, quasi in prossimità del centro abitato, questo facilitava la rapida connessione alla rete per il Comune di Rotondella.
Per risolvere tali problemi, nel 1951 entrò in servizio una seconda centrale.
Ma, anche la nuova centrale, risultava insufficiente, soprattutto dopo il periodo bellico, quando cominciarono a comparire gli elettrodomestici: televisori, frigoriferi, ferri da stiro ecc ...
Quando si verificavano forti precipitazioni, il fiume si ingrossava così tanto, che trascinava via lo sbarramento, pertanto alla centrale non arrivava più acqua per azionare la turbina e la produzione di energia si fermava.
Soprattutto nei mesi autunnali e invernali, l’acqua nel fiume Sinni era abbondante, tanto che, sfruttando la corrente, si trasportavano i tronchi di alberi, tagliati nel bosco di Francavilla e d’intorni, a valle, fino alla contrada "S. Laura" in territorio di Rotondella, dove il fiume era navigabile e quindi potevano essere caricati su delle chiatte.
I
varaturari erano numerosi nella zona di Francavilla e molti di questi, nella
stagione estiva, ma anche in quella invernale, quando non si trasportavano i
tronchi, come lavoro, facevano guadare il fiume agli abitanti della zona, o
quando si ammassavano sull’altra sponda le merci provenienti da Lagonegro o da
Napoli, trasportandoli sulle loro spalle.
In questi casi venivano indicati con il nome di
“Passatore”.
Il passatore era l'uomo che riusciva, anche nei momenti di piena del fiume, a trasportare le merci e le genti da una sponda all'altra del Sinni.
Il più famoso dei passatori fu senz’altro Pietro
Pangaro detto “zi Pietro”, un uomo gigantesco, dal fisico integro, che in tanti
anni di mestiere aveva imparato a conoscere tutti i segreti e le insidie del
fiume.
Nei pressi della centrale, di Valsinni, sorgeva anche la filanda di proprietà dei Bitonte dove venivano conferiti tutti i raccolti del cotone o bambagia, coltivate nelle cosiddette vammacarë presenti anche sul territorio di Rotondella.
Già
dall’inizio del 1959 i contratti di utenza, venivano stipulati dalla Società
Lucana per imprese Idroelettriche.
Per
quanto ricordo, Le bollette venivano pagate presso la Famiglia Fabiano.
Titolare era Nicola Fabiano, il cassiere era il padre Vincenzo.
Alcune immagini della centrale vista dall'alto, quando era ancora in funzione.
L'Associazione "Castello di Favale" , in collaborazione con il Comune di Valsinni ha voluto ricordare questi pionieri dell’energia elettrica con una targa marmorea, in onore dei fratelli Bitonte.
MOTO CLUB ROTONDELLA
#CarrettoConRuoteDiLegno, #Carrïcedd,