Visualizzazione post con etichetta #MontalbanoJonico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #MontalbanoJonico. Mostra tutti i post

domenica 28 giugno 2026

LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO DI VINCENZO MAIDA MONTALBANO 2026 06 28

LA STORIA DEI NONNI PATERNI
DELL'ING. NICOLA ROMEO,
FONDATORE DELL'ALFA ROMEO
DI VINCENZO MAIDA
MONTALBANO 2026 06 28


A GENTILE RICHIESTA PUBBLICO LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO.

E' UNA VICENDA FAMILIARE COSTELLATA DI MORTI PREMATURI E DISGRAZIE VARIE.
LE NOTIZIE SONO ASSOLUTAMENTE INEDITE, LA STORIA DELL'ALFA ROMEO E' INVECE ARCINOTA!
( la foto e' del portone di ingresso di Palazzo Stoia, in via Manin a Montalbano Jonico, già di proprietà dei Guida-Romeo)
Lucia Maria Giuseppa Guida in questa casa era nata il 4 dicembre del 1819, qualche mese prima della sollevazione contro i Borboni del 1920, che coinvolse diversi montalbanesi e che per alcuni di loro si concluse tragicamente nelle carceri di Potenza. Lì morirono, infatti, un Francesco Lomonaco e Pasquale De Michele. Lucia era terza di tre figli. L’avevano preceduta Rosa, nata nel 1806, e Maurizio Maria Matteo, nato nel 1815 e morto ancora in fasce.
A ventitré anni non si era ancora sposata e per i costumi dell’epoca aveva già superato l’età da matrimonio, che allora era mediamente sotto i vent’anni.
Il patrimonio familiare si era ridotto al possesso di quest’unico palazzo, oggi disabitato, e di alcuni terreni agricoli dallo scarso valore produttivo e per i notabili locali lei non rappresentava dunque un grande affare.
Lucia non era avvenente, non possedeva una bellezza folgorante, non ammaliava per il suo aspetto. Era bassa di statura e magra, allora si preferivano le donne in carne, aveva labbra sottili, occhi marroni, fronte spaziosa e lineamenti comuni, ma era colta, amava la lettura, soprattutto i libri dei classici. Aveva imparato presto a cucire e a cucinare e la sua esistenza era interamente dedicata a tenere in ordine le stanze di questo palazzo, a fare conserve e insaccati. Ogni anno, insieme ad altre donne del vicinato, dedicava molto tempo a quest’attività.
Il padre di Lucia, don Francesco Antonio Guida di Saverio, era morto nel 1824 quando lei aveva solo 5 anni. Si era dunque cresciuta con la madre donna Teresa Maresione e la sorella Rosa, 13 anni più grande di lei, che andò in sposa a Michele Laterza, da cui non ebbe figli e rimase vedova giovanissima.
Lucia riempiva le sue giornate senza mai annoiarsi, ma spesso pensava al suo futuro e si interrogava su quello che le avrebbe riservato la sorte.
Era molto legata ad alcune famiglie del notabilato locale da una antica e profonda amicizia, prime fra tutte alle famiglie Cerulli e De Leo. Il Palazzo Mansi-Cerulli si trova all’inizio di via Manin, a poche decine di metri da qui.
La famiglia Cerulli proveniva da Bernalda e possedeva molti terreni, una contrada rurale porta il loro nome. Rosellina Cerulli era stata promessa in sposa a Giovanni De Leo, l’unico dei sette figli di Filippo e di Maria Corino, che si sarebbe sposato. Rosellina e Lucia si frequentavano assiduamente sin da ragazzine e per i paesani erano le inseparabili donna Rosellina e donna Lucia.
Alla fine del 1700 Filippo De Leo, padre di Giovanni, era solo un volenteroso contadino e la famiglia Guida non si era risparmiata ad aiutarlo in ogni modo e quando la ruota della fortuna era girata, erano i De Leo ad onorare quell’antica amicizia. Sia i De Leo che i Cerulli avevano dunque a cuore la sorte di Lucia Guida.
Non siamo riusciti ad appurare in quale circostanza un giovane di Cirigliano, Giovanni Egidio Romeo di 19 anni, avesse conosciuta a Montalbano Laura Misurelli di 23 anni. É certo, come si evince da un atto di matrimonio rintracciato da Pietro Prillo, che i due il 14 settembre del 1831 si sposarono nella Chiesa Madre del nostro comune. Andarono poi ad abitare a Cirigliano ed ebbero quattro figli: Maria Maddalena Teresa il 28 agosto del 1832, Antonia Maria Maddalena il 20 gennaio del 1835, Leonardo il 27 luglio del 1840 e Antonia Maria Teresa il 19 luglio del 1846
Con tre loro figli, Antonia Maria Teresa non era ancora nata, come ogni anno da quando erano sposati, erano venuti da Cirigliano per i festeggiamenti del santo patrono di Montalbano nel mese di settembre del 1842. Il fratello maggiore di Giovanni, Nicola Romeo, li raggiunse il 22 settembre. Avrebbe pranzato con loro, respirato l’aria di festa in paese e poi sarebbe rientrato a Cirigliano.
Fu Rosellina Cerulli ad invitarli quel giorno a casa sua. Dopo la messa nella Chiesa Madre in onore al Santo Patrono del paese, com’era consuetudine tra le famiglie benestanti, prima di pranzo consumarono insieme dolci gustosi, biscotti ed altre leccornie innaffiate dal rosolio fatto in casa.
Tra i pochi invitati vi era anche Lucia Guida e la sorella Rosa, già vedova.
Nicola Maria Francesco Paolo Romeo era basso di statura, con un fisico scolpito, lesto nei movimenti e dall’eloquio vivace sprigionava quell’energia e quella voglia di vivere che da tempo mancava in casa Guida.
La famiglia Romeo era legata ai De Leo da tanti anni. Da quando i fratelli di Giovanni, Ferdinando, Felice e Vincenzo, rispettivamente prete, farmacista e medico, si erano recati a studiare nel collegio di quel comune, avendo come insegnanti dei sacerdoti che erano considerati colti e capaci.
La famiglia Romeo a Cirigliano era stata una delle più facoltose e Nicola all’anagrafe era registrato con la professione di “civile”. Da quando il padre Leonardo, per motivi che non siamo stati capaci di appurare, era stato processato e incarcerato a Potenza, dissanguati dal processo del capo-famiglia e dalle inevitabili conseguenze sull’equilibrio familiare, non attraversava però un buon momento. Lì Nicola possedeva con i fratelli un’azienda con l’allevamento di ovini e bovini per la produzione di latte e formaggi.
Egli era nato il 22 maggio del 1808. Era dunque di undici anni più grande di Lucia Guida.
Nicola Romeo dopo quel rinfresco e il pranzo a casa Misurelli sarebbe rientrato a Cirigliano.
Lucia Guida e Nicola Romeo quel giorno familiarizzarono e tra i due nacque una naturale simpatia. Si salutarono cordialmente con la promessa di non perdersi di vista.
Nicola dopo aver raccolto tutte le informazioni possibili su Lucia Guida dai fratelli De Leo, confessò a Giovanni De Leo il suo interesse per la ragazza e disse anche che non gli sarebbe dispiaciuto venirsene a vivere a Montalbano.
Giovanni De Leo si assunse l’impegno di parlarne con la sua promessa sposa, Rosellina Cerulli, affinché intercedesse presso la sua amica per rappresentarle le intenzioni di Nicola.
Dopo il pranzo con il fratello Giovanni Egidio, la cognata Laura Misurelli e sua madre, Nicola Romeo partì a cavallo per Cirigliano. Quando giunse a casa confidò ai fratelli e alle sorelle quella sua intenzione di fidanzamento e di un eventuale trasferimento a Montalbano,
Il padre Leonardo di professione “campista”, vale a dire “possessore di campi”, quindi proprietario o possidente, era nato nel 1768 ed era stato l’unico figlio di don Nicola Romeo e di donna Vittoria Sario.
Aveva solo sei anni quando don Nicola morì a 29 anni il 16 ottobre del 1774. Egli era nato a Cirigliano nel 1745.
Leonardo, aveva ereditato delle cospicue proprietà terrieri e una casa sontuosa lungo la Strada Capolatorre.
Aveva sposato Antonia Urgo, anche lei era nata a Cirigliano nel 1776 ed era figlia del massaro Giovanni Urgo e di Giulia Valentino.
Leonardo Romeo era detenuto nelle carceri di Potenza. Pietro Prillo ha rintracciato il certificato di morte che lo attesta. Morì, infatti, nel reparto dell’ospedale di Potenza dedicato ai carcerati e considerando che aveva circa 78 anni, doveva aver commesso qualcosa di grave. La dichiarazione di morte venne attestata da due infermieri dell’ospedale.
Donna Antonia Urgo, moglie di Leonardo Romeo e madre di Nicola, era deceduta solo un paio di mesi prima, il 2 luglio del 1842, a 66 anni. A tutta la famiglia la sua perdita aveva procurato un dolore enorme. Proprio la sua morte aveva spinto Nicola a tentare di mettere su famiglia e Lucia Guida gli era sembrata la donna giusta per iniziare un nuovo percorso di vita.
Egli era il secondo di sei figli, prima di lui era nata Giulia e dopo di lui erano nati Domenica Maria, il 23 maggio del 1811, Giovanni Egidio, il 10 ottobre del 1812, Anna, il 28 gennaio del1816, Giuseppe Vincenzo, il 26 novembre del 1817 e Anna Angela Maria, il 25 gennaio del 1919.
Nicola Romeo scrisse una lunga lettera al padre in carcere. Gli parlò di quella ragazza conosciuta a Montalbano, decantò le sue qualità, gli riferì le notizie sulla sua famiglia, i Guida, che aveva appreso da Giovanni De Leo, non gli nascose la differenza di età e lo tranquillizzò sul fatto che se Lucia Guida avesse accettato la sua proposta di matrimonio e si fosse dovuto trasferire a Montalbano, sarebbe comunque tornato spesso a Cirigliano per non far mancare il suo sostegno ai fratelli e alle sorelle.
Nicola durante il giorno non aveva un attimo di pausa. Tra le mille incombenze da assolvere per portare avanti le attività della “masseria”, il tempo volava e tutte le sere davanti all’enorme camino del suo palazzo, si sorprendeva a chiedersi se Giovanni De Leo ne avesse parlato con Rosellina Cerulli e se quest’ultima ne avesse a sua volta parlato con Lucia Guida. Quel giorno di San Maurizio, durante quel dialogo conviviale, si era sentito apprezzato da lei ed era fiducioso in una risposta positiva.
Passarono diverse settimane senza che egli ricevesse alcuna notizia. Quando aveva perso ogni speranza e si era rassegnato all’idea che Lucia non sarebbe mai entrata nella sua vita, forse anche causa della differenza di età che li separava, finalmente ricevette la visita di Giovanni De Leo, che in compagnia di un suo bracciante si era recato a Cirigliano in calesse.
Scaricate alcune ceste di frutta montalbanese, che per ragioni climatiche non poteva essere prodotta a Cirigliano, in special modo le arance, Giovanni De Leo comunicò subito a Nicola che l’”ambasciata” affidata a Rosellina Cerulli, aveva avuto un esito positivo. Lucia Guida si era dichiarata disponibile ad incontrarlo di nuovo ed a parlare di loro e del loro futuro, aveva però detto chiaramente a Rosellina Cerulli che non era disponibile in nessun caso a spostarsi dal suo paese, come aveva fatto Laura Misurelli. Su questo punto sarebbe stata irremovibile. Lucia soffriva il freddo e amava il clima mite di Montalbano.
Nicola gli rispose che aveva già messo in conto quell’ evenienza e ne aveva anche parlato con i familiari. Dopo alcuni giorni venne a Montalbano e si incontrò con Lucia a casa Cerulli. Il colloquio fu cordiale e tutti insieme vennero poi in questo palazzo per conoscere la madre di Lucia Teresa Maresiona e la sorella Rosa.
Il periodo di fidanzamento durò esattamente un anno dal giorno in cui si erano conosciuti a casa Cerulli. Le nozze vennero fissate per il 21 settembre del 1843, vigilia del santo patrono di Montalbano, San Maurizio.
Quell’anno Nicola alternò lunghe permanenze a Montalbano e rientri a Cirigliano e il giorno del matrimonio tutti i Romeo e gli Urgo, con altri amici di famiglia, parteciparono alla cerimonia nuziale nella Chiesa Madre Santa Maria dell’Episcopio.
Lucia Guida godette dell’aiuto delle famiglie De Leo e Cerulli per l’organizzazione del pranzo nuziale, che si tenne in un ampio magazzino di Palazzo Troyli-Leone, nei pressi della Chiesa Madre.
Il trasferimento di Nicola Romeo da Cirigliano in questo palazzo che ci sta di fronte, non tradì le attese. Nicola era sempre disponibile e socievole con tutti, anche con il vicinato. Egli si integrò subito nel paese e per tutti fu don Nicola Romeo.
Il 1 dicembre dell’anno dopo, Lucia Guida diede alla luce un bambino.
Qualche giorno dopo la “levatrice” Luisa Ferrante si recò al comune e davanti al sindaco e ufficiale dello stato civile Luigi Izzo, registrò il neo nato a cui venne dato il nome di Maurizio, Francesco Antonio.
Nicola Romeo se al primogenito non diede il nome del padre, Leonardo, che si trovava in galera, deve aver avuto delle motivazioni gravi che non conosciamo. Chiamare il primogenito con il nome del proprio genitore, fino a qualche decennio fa, al Sud è stata una regola non scritta che nessuno usava violare. Egli preferì infatti Maurizio, come il santo patrono del paese, e Francesco Antonio come il padre defunto di Lucia Guida.
Come si usava a quell’epoca, per coloro che nascevano alla fine dell’anno, la registrazione effettiva avvenne il primo gennaio del 1845. Questa circostanza mi ha reso più difficoltosa la ricerca del relativo certificato di nascita nell’archivio comunale.
Nei giorni seguenti alla nascita di Maurizio Romeo, da questo portone transitò una processione di visite. Vicini di casa, amici e parenti regalarono di tutto: generi alimentari, gli immancabili colombi per le puerpere, da fare in brodo, un piatto, a dispetto di quello che si è sempre pensato, tutt’altro che leggero da digerire, cuffiette cucite a mano, vestitini per il bambino, che dopo pochi giorni venne fasciato come una mummia.
Casa Guida si rianimò e per l’ anziana madre di Lucia, la felicità per quella nascita fu immensa. Donna Teresa Maresione morì dopo un paio d’ anni.
Il parto allora era un evento molto traumatico per le puerpere. La mortalità era molto alta tra i neo-nati e tra i bambini superava il quaranta per cento; era comunque inferiore a quella del Nord Italia. Solo dopo l’Unità d’Italia il rapporto tra Nord e Sud incominciò ad invertirsi.
Nei primi giorni di settembre dello stesso anno, il 1845, giunse a don Nicola la notizia che il padre era ricoverato all’ospedale di Potenza, nel reparto riservato ai detenuti. Insieme ai fratelli e alle sorelle organizzò il viaggio verso Potenza. Leonardo Romeo si spense a 78 anni qualche giorno dopo: il 10 settembre.
I miei sodali mi ascoltavano con interesse e partecipazione, il silenzio e la solitudine che regnava davanti a quel portone, ristrutturato in modo appropriato, favoriva la concentrazione e la mente viaggiava agevolmente a ritroso nel tempo.


mercoledì 20 maggio 2026

Video LEONE D’ARGENTO PER LA CREATIVITÀ ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2026, PER L’ISTITUTO COMPRENSIVO SCANZANO- MONTALBANO, CON IL PROGETTO: ORIGINE 2026 05 20

 LEONE D’ARGENTO PER LA CREATIVITÀ 
ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2026, 
PER IL PROGETTO: ORIGINE 
REALIZZATO DALL’ISTITUTO COMPRENSIVO 
SCANZANO- MONTALBANO, 
SCUOLA DI MONTALBANO JONICO (MT)  
MONTALBANO JONICO 2026 05 20

 

Grande soddisfazione per l’Istituto Comprensivo Scanzano-Montalbano, che con il progetto di video arte “Origine”, realizzato dagli studenti del plesso di Montalbano Jonico, ha vinto il Leone d’Argento per la Creatività partecipando al concorso online 2025/2026 promosso dalla Biennale di Venezia.

 “ORIGINE” è un attraversamento del volto che parte dalla maschera della Magna Grecia, un tempo strumento di espressione e rito, oggi divenuta filtro permanente e identità fissata. Il video mostra corpi e maschere in un movimento tra nascita e rappresentazione, dove l’immagine si frattura rispetto all’interiorità. Tra suoni primordiali e tensioni elettroniche, emerge il conflitto contemporaneo. L’opera non distrugge l’immagine, ma la trasforma: l’identità torna a essere processo e possibilità.

A guidare gli studenti in questa avventura sono stati la prof.ssa Maria Antonietta Giovinazzo, docente di Arte, e il prof. Michele Giordano, docente di Musica. Il percorso è iniziato con un laboratorio di cartapesta dedicato alle maschere del teatro greco, intese non come semplici oggetti scenici, ma come strumenti simbolici di racconto, conoscenza e crescita.


#MariaAntoniettaGiovinazzo, #MagnaGrecia,

mercoledì 13 maggio 2026

PERIODO ROTONDELLESE DI EDVIGE VIOLA DA "I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE" MONTALBANO JONICO 2024 04 29

PERIODO ROTONDELLESE 
DI EDVIGE VIOLA DA 
"I RICORDI FELICI DELLA 
MIA INFANZIA E POESIE" 

MONTALBANO JONICO 2024 04 29

Quando papà ci comunicò che dovevamo tornare al nostro paese calò un silenzio assoluto. Nessuno voleva tornarci, mamma soprattutto. Stavamo bene a Matera. Ritornammo al paese, nella nostra piccola ma graziosa casetta su due piani, appena ristrutturata.

A piano terra c’era un piccolo corridoio che divideva il bagno dalla cucina-soggiorno con un caminetto, dove trascorrevamo le lunghe serate invernali, con mia madre che sferruzzava e mio padre che ci raccontava con delicatezza, per non turbarci, la sua vita da soldato di guerra e quella della sua prigionia a Londra durata ben due anni e noi attenti ad ascoltarlo, mentre un gatto sornione dormiva al caldo della fiamma, sempre vivida, che mio padre ogni tanto alimentava con un ciocco di legno profumato.

Mio padre era un uomo generoso, gentile, altruista e paziente; non alzava mai la voce e non parlava mai male di nessuno, però aveva il vizio del fumo (fumava più di un pacchetto al giorno) e, quando era in compagnia, a volte, beveva qualche bicchiere di vino in più e allora diventava brioso. Non ho mai conosciuto nella mia vita una persona più brava e speciale di mio padre.

Sotto la finestra della cucina-soggiorno che si affacciava sul marciapiede del corso c’era il lavello e così, mentre si lavava i piatti, si poteva vedere tutto quello che succedeva fuori e la gente che passava perciò bisognava parlare a bassa voce per evitare di far sapere I fatti nostri.

Al piano di sopra c’erano una stanzetta con un terrazzino interno dove c’era una scala estraibile che portava alla soffitta in cui di solito conservavamo le cose che non servivano più e la stanza da letto molto luminosa con un balcone variamente dipinto da mio fratello, che si affacciava sul corso principale del paese.

Sul largo marciapiede, di fronte casa che sovrastava la ‘costa’ da cui si vedeva tutta la campagna circostante, con un panorama mozzafiato, c’erano gli alberi di ‘caggi’ che ombreggiavano tutta la strada e dove la gente “prendeva il fresco”; i vecchi seduti alla panchina di legno ciarlavano dei loro trascorsi, fumando tabacco profumato che mettevano nelle cartine e noi bambini del rione “Girone” giocavamo a nascondino, a girotondo, alla campana e alla fune.

Una carrellata di volti sfilano davanti ai miei occhi: Carmela, Lina, Rosa e Felicetta Simone, Rosalinda, Teresa, Maria, Tilde, Alba e anche i nostri fratelli minori Pino, Salvo, Rocco ed Enzo. Qualche volta si litigava, ma le mamme attente intervenivano subito a mettere pace.

Mi piaceva tanto stare fuori a giocare, ma c’erano le regole che mamma aveva dato e bisognava rispettarle! Io ero quella che trasgrediva sempre e quando rientravo in casa, erano rimproveri e volava anche qualche schiaffo.

Il mio paese, piccolo e tondo, aveva tante stradine, vicoli stretti e scalinate; le case, le une vicine alle altre, sembravano stare a braccetto. Le finestre e i balconi erano talmente vicini che sembravano tanti occhi indiscreti che entravano a infrangere il tuo privato e per questo si sapeva tutto di tutti, anche non volendo.

Era solito vedere nei vicoli I panni stesi ad asciugare da un balcone all’altro o da una finestra all’altra con le relative mollette di legno, dando così un tocco di colore e rendendo caratteristico ogni vicoletto.

Com’era colorato e pittoresco il mio borgo allora! D’estate la gente sedeva davanti alle porte di casa, sempre aperte, mai chiuse a chiave (non c’era paura di ladri allora), formando crocicchi. Di solito i vicini preferivano riunirsi davanti casa mia perché mia madre riusciva, con la sua simpatia, allegria e generosità, come un polo attrattivo, a farli divertire.

Sapeva raccontare, con molto umorismo, fatti simpatici e paradossali che le erano accaduti e prima che le uscissero le parole di bocca, esplodeva, lei per prima, in una risata cristallina che contagiava tutti i presenti e per la gran risata le uscivano le lacrime dai suoi begli occhi, neri e penetranti che sembravano leggerti dentro.

Mamma era nata nel primo novecento ed era tanto orgogliosa di aver frequentato la sesta elementare; conosceva a memoria moltissime poesie e racconti e tutta la vita di Gesù, che mi raccontava, commuovendosi e facendo commuovere anche me. Lei è stata la mia prima maestra e mi ha trasmesso l’amore per la letteratura e la scrittura.

Si continuava a chiacchierare fino all’ora di cena. Dopo la cena spesso ci si riuniva in casa di qualcuno a giocare a carte o s’improvvisava una serata con alcuni musicanti, sempre disponibili, e si ballava, divertendosi in modo semplice e genuino, fino a tarda notte.

La gente sembrava felice. Si voleva rialzare dalle sofferenze portate dalla guerra appena finita. Si aveva voglia di ricostruire non solo le case ma anche le anime.

Altre volte si andava a casa della fidanzata di mio fratello. Mia cognata, era bellissima, aveva i capelli scuri e gli occhi neri, messi in evidenza ancora di più dalla sua carnagione chiara; aveva un bel corpo snello e vestiva in modo sobrio ed elegante, anche perché lei era sarta e aveva bei gusti.

Spesso rimanevo a dormire da lei perché aveva quattro sorelle e due fratelli gemelli e mi divertivo molto con loro. Dormivamo tutte in un lettone e chiacchieravamo e ridevamo fino a notte fonda.

Degli anni delle elementari ho solo vaghi ricordi. Ricordo, però, il giorno in cui la mia compagna di scuola partì per l’America (Brooklyn) con la sua famiglia. Ho sofferto tanto quel distacco, mi sembra di avere anche pianto. Frequentavamo la III elementare e adoravo quell’amica. È stato il primo dolore della mia vita.

Non l’ho più rivista, ma siamo state in contatto epistolare fino alla metà degli anni ’60 e le sarò sempre grata perché grazie ad alcuni dischi, in particolare a uno dei primi LP dei Beatles, che lei mi aveva spedito, ho potuto conoscere un po’ di musica inglese e alcuni artisti famosi in America, che stavano facendosi conoscere anche in Italia.

Un altro episodio che ricordo è, quando convinsi la mia classe a fare sciopero e quel giorno, nessuno andò a scuola; ciò che successe dopo, in seguito a quel fatto, l’ho rimosso completamente.

Inoltre come posso non ricordarmi del mio caro e buon maestro Valentino Rondinelli, uomo di bell’aspetto e di nobili sentimenti, autorevole ed empatico, che ho sempre stimato e mai dimenticato?

Ci sono altri ricordi di feste in famiglia che mi fa tenerezza estrarre dal cassetto della memoria. Soprattutto il Natale. Non ho più sentito nella mia vita lo spirito di Natale, quell’aria magica che ogni anno esplodeva in casa dei miei genitori e che riempiva il mio cuore di pura gioia.

Quest’atmosfera cominciava quando, come ogni Natale, entrava in casa un vecchio zio di mia madre con un sacco di iuta, pieno di ogni ben di Dio e già per noi era una festa. Non ho mai dimenticato quel vecchio e gentile signore che mi ricordava tanto Babbo Natale.             

E ancora l’albero di ginepro, verde e profumato, collocato sul pianerottolo delle scale e mia madre che, di buon mattino, andava al negozio per comprare le cioccolate a forma di angioletti e babbi natali da appendere sui rami pungenti e intorno all’albero, noi felici, appendevamo i mandarini con le foglie, qualche rametto di vischio, le castagne ancora nel riccio e fiocchetti di neve fatti con l’ovatta, per innevare l’albero.

Ricordo con chiarezza mio fratello maggiore che si alzava all’alba per non essere disturbato da noi più piccoli, intento a preparare con la creta le casette, gli animali e tanti personaggi del presepe da collocare sotto l’albero con il muschio appena raccolto da mio padre. Tutti partecipavamo a questo evento.

Ricordo ancora con struggente nostalgia la cena con i nonni paterni e gli zii, le letterine dei buoni propositi da mettere sotto il piatto di papà e la poesia da recitare a metà cena, in piedi sulla sedia, per emozionare i presenti, e, ancora, il caminetto acceso con i ceppi scoppiettanti che sembravano partecipare alla nostra gioia.

Che nostalgia di quei Natali, quando la magia dell’immaginazione faceva vedere cose che non esistevano: Babbo Natale e la Befana che, se ti fossi comportato bene c’era un dono oppure cenere e carbone!

A poca distanza da noi, in una strada parallela al corso principale, abitavano i miei nonni paterni in una casa a due piani: al piano terra abitava mia zia e Il primo piano era occupato da loro.

Mi sembra ancora di vedere mio nonno seduto su una panca di pietra collocata davanti casa con il suo fedele cane pastore, intento a leggere il quotidiano, tenendolo proprio sotto il naso perché era miope e mia nonna (mamma ranna, cioè mamma grande) sempre impegnata a badare ai nipotini, figli della figlia.

Nonno era un uomo tranquillo e generoso e ci regalava sempre i soldini per le caramelle, portava sempre un gilè nel cui taschino c’era un orologio con una lunga catenella che usciva fuori. Non ricordo di averlo mai visto col cappello o la coppola come si usava allora.

Nonna, invece, era seriosa e sempre triste; vestiva di nero e aveva perfino il fazzoletto in testa nero, perché le era morto un figlio sotto le macerie di una casa crollata, lasciando orfani tre bambini piccoli. Fu una grande tragedia che colpì tutti noi.

Spesso venivano a pranzo da noi, immancabilmente alle feste importanti come la festa del Santo Patrono Sant’Antonio il 13 giugno.

Mia sorella ed io non vedevamo l’ora che arrivasse questo giorno, perché dovevamo indossare l’abito nuovo che mamma era solita farci cucire, ogni anno, dalla sarta Santina, che era la più brava del paese.

In particolare ricordo quello celeste con tante pieghe e col corpetto ricamato a punto smock, mentre quello di mia sorella era rosa, anch’esso ricamato, (di solito vestivamo uguali per evitare gelosie fra noi). Eravamo orgogliose e impazienti di sfoggiare I nostri vestiti.

I giorni 10-11-12 di giugno erano quelli più intensi. Il paese si vestiva a festa e ci lasciavamo andare ai tanti colori delle luminarie, agli odori, ai sapori, alle curiosità…

Le strade erano piene di bancarelle di vari articoli. Ero attratta da quelle che vendevano gli animali e m’incantavo a guardare gli uccellini, i pappagalli parlanti, le tartarughine e I pesciolini rossi che guizzavano nelle vaschette di vetro.

Il momento più emozionante però era la cassa armonica che faceva da padrona nella piazzetta ai piedi della scalinata che portava alla Chiesa del convento, dove era situata la statua del Santo.

L’orchestra suonava pezzi di musica classica e operistica, ma l’ultima sera, che noi aspettavamo con ansia, era quella dedicata alla musica leggera, soddisfacendo così ogni gusto musicale.

L’ultimo giorno della festa iniziava la mattina all’alba con la corsa dei cavalli: che grande emozione provavo nell’essere svegliata da quello scalpitio! Mi alzavo dal letto e correvo sul balcone, per vederli galoppare incitati ad alta voce dai loro fantini, e finiva la notte, con i fuochi d’artificio, che guardavo con stupore, con gli occhi rivolti al cielo e le mani sulle orecchie, per attutire I rumori dei botti.

Un altro momento felice ed eccitante era in estate quando ci organizzavamo per andare al mare. I miei cuginetti partivano con la Topolino, guidata dal padre, molto tempo prima di noi e rimanevano al mare tutta l’estate, in una bella baracca collocata sulla spiaggia accanto a tante altre.

Noi li raggiungevamo con il pullman. Mia madre ed io partivamo all’alba e già dal cucuzzolo della mia collina ecco appariva il mare, maestoso, tanto grande che sembrava unirsi al cielo. Man mano che il pullman si avvicinava, il mare diventava sempre più vasto, i suoi colori andavano dall’azzurro al blu, si vedevano persino le onde con la cresta spumeggiante e riuscivo a scorgere persino qualche barchetta che rientrava dalla pesca notturna per vendere il pesce fresco ai ‘baraccanti’.

Ero così felice che prima di raggiungere la baracca, correvo sulla spiaggia, lasciando le impronte dei miei piedini sulla sabbia, per poi immergermi subito nell’acqua del mare, cristallina, salata e fresca e mi sentivo in perfetta armonia con esso. Ancora oggi, pensando a quel momento, provo la medesima emozione.

Ero preoccupata quando era l’ora del bagno, perché mamma si tuffava tra le onde e andava al largo a nuotare ed io dalla riva gridavo: mamma torna indietro! Lei, però, non mi sentiva e quando finalmente tornava, mi rimettevo a giocare tranquilla sul bagnasciuga, costruendo i castelli di sabbia con le mie cuginette.

Quando tornavamo a casa stanche, veniva sempre la comare Carmela ad aiutare mia madre nei lavori di casa, perché lei non ce la faceva da sola. Ero molto legata a questa signora, era come una di famiglia, le volevo bene; spesso mi difendeva e mi proteggeva dalle botte di mia madre, quando ne combinavo una delle mie.

EDVIGE VIOLA I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE MONTALBANO JONICO 2024 04 29


 #RicordiFelici, #Infanzia, #Poesie,

martedì 12 maggio 2026

MONTALBANO JONICO IGNORATO DAL MUSEO DI POLICORO, DOVE TORNANO LE TAVOLE DI HERACLEA! VINCENZO MAIDA MONTALBANO 2026 05 12

 MONTALBANO JONICO IGNORATO 
DAL MUSEO DI POLICORO, 
DOVE TORNANO LE TAVOLE DI HERACLEA! 

MONTALBANO 2026 05 12 

Le Tavole di Eraclea tornano di nuovo al Museo Archeologico Nazionale di Policoro, erano già state esposte nel 2020, la notizia diffusa dal Museo di Policoro contiene però delle omissioni per Montalbano Jonico, vediamo perché.

“Il prossimo giovedì 14 maggio 2026 alle ore 17:30, presso il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, si terrà un incontro dedicato al ritorno temporaneo delle Tavole di Eraclea, una delle più importanti testimonianze epigrafiche della Magna Grecia, concesse in prestito dal Museo Nazionale di Napoli (MANN) fino a novembre 2026”.

Fin qui nulla quaestio, poi il comunicato diffuso dal Museo continua: “Rinvenute nei pressi del Fiume Cavone nel 1732 le Tavole di Eraclea, sono due grandi tabelle in bronzo sulle quali, fra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C. sacerdoti dei santuari di Dioniso e di Atena, fanno misurare i confini dei terreni a loro pertinenti prima di darli in affitto……”

In realtà furono rinvenute in territorio di Montalbano Jonico verso il fiume Cavone.

Ecco il racconto di Prospero Rondinelli:: “Nel mese di febbraio 1732 in contrada “Luce” oggi denominata “Uscio” nel territorio di Montalbano Jonico, e confinante con la riva destra dell’antico fiume “ Achelandro”, oggi Cavone, ed al distrutto casale di Andriace, il contadino Marcello Lemma ( di origine pisticcese ), arando la terra presso il torrente suddetto, avvertì che la punta dell’aratro urtò un duro ingombro (sulla parte superiore della tavola sono visibili i graffi che produsse l’aratro ), osservato diligentemente il terreno lì presso, vide così una antica lamina di bronzo, la quale aveva una iscrizione Greca in una facciata, e un’ iscrizione latina nell’altra. La scoperta di Lemma, fece rumore, e l’archeologo Montalbanese,il sacerdote Nicola Maria Troyli ( insegnante tra l’altro di Francesco Lomonaco ), osservò la lamina e consigliò di andare a scavare nel luogo e nelle vicinanze, ove era stata rinvenuta, perché probabilmente avrebbe potuto trovarsene un’altra, sicché dopo circa venti giorni, cioè i principi di quaresima, e propriamente a Marzo, dello stesso anno 1732, si andò con ansia, di scoprire e fare gli scavi, vicino il luogo dove era stata ritrovata la tavola, e non solo le previsioni del Troyli si avverarono appieno, ma i desideri di tutti vennero coronati da brillante successo perché fu trovata l’altra lamina, scritta, però, da una sola parte”.

“Giunte a Napoli  - continua la notizia diffusa dal Museo- le Tavole…..”

Sembra che le Tavole siano giunte a Napoli da sole o per virtù dello Spirito Santo.

In realtà sempre il Sacerdote di Montalbano Jonico Nicola Maria Troyli, amico del presbitero Alessio Simmaco Mazzocchi, le mandò da lui a Napoli, perché ne conosceva la competenza ed era convinto che le avrebbe studiate e poi divulgato il frutto dei suoi studi.

A Napoli si apprese che un frammento della prima lamina, rinvenuto da qualche tempo e da persona ignota, era stato venduto per avidità di denaro a tale Ficoroni di Roma.”

“L’iniziativa – continua sempre il comunicato del Museo- rappresenta un momento di particolare rilievo per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico della Siritide e rinnova il legame tra il territorio e una delle sue testimonianze più significative. Il loro ritorno al Museo della Siritide restituisce alla comunità un bene di straordinario valore culturale e identitario, profondamente legato alla memoria storica di Policoro e dell’intero territorio lucano”

Non è per sterile campanilismo, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, se quel bene è profondamente legato alla memoria storica di Heraclea, lo è ancor di più a quella di Montalbano Jonico. Quindi perché ignorare i suoi rappresentanti?

 

VINCENZO MAIDA .


martedì 10 marzo 2026

PERIODO MATERANO DI EDVIGE VIOLA DA "I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE" MONTALBANO JONICO 2024 04 29

 PERIODO MATERANO 
DI EDVIGE VIOLA DA 
"I RICORDI FELICI DELLA 
MIA INFANZIA E POESIE" 

MONTALBANO JONICO 2024 04 29



I miei ricordi, quasi nitidi, arrivano a quando ero abbastanza piccola a circa quattro anni. Abitavamo allora a Matera. La città, negli anni ’50, era molto diversa da com’è adesso. In quel periodo la gente che viveva nei Sassi stava cominciando a emigrare al Nord Italia o all’estero o semplicemente a trasferirsi in case più dignitose, stanca di vivere con gli animali in grotte umide e malandate e a lasciare finalmente quella zona considerata la vergogna della città.

Abitavamo vicino alla stazione, al primo piano di una casa ubicata sotto una lamia cui si accedeva da una scala esterna, posta in un ampio cortile dove spesso mi divertivo a fare lo scivolo dal muretto. Ero una bimba vispa, bella (detto dagli altri) con occhi azzurri e capelli biondi ondulati; spesso mamma mi faceva I boccoli. Tutti mi volevano bene.

Gli amici di famiglia si divertivano con me, soprattutto quando mi facevano imitare il cinema ed io con le mani e il corpo ripetevo le scene dei film e ridevano! mi coccolavano regalandomi leccornie…..

Anche quella volta che avevo la febbre a quaranta mi chiesero: “Giùggiù (così mi chiamavano) come fa il cinema?”, ed io, come sempre, imitavo, alzando e ondeggiando le mie manine, con la poca forza che avevo, suscitando le loro risate.

Quando mi portavano a passeggio ed entravamo nei bar, volevo le cose migliori e più costose, facendo capricci se non le ottenevo, ma quando rientravo a casa, mia madre mi rimproverava per il mio comportamento.

Non ricordo se mio fratello allora frequentasse una scuola di disegno ma ricordo perfettamente mia sorella che frequentava la prima elementare e faceva capricci ogni mattina perché non voleva andare a scuola, facendo arrabbiare mamma, soprattutto quella volta che tornò a casa con una bella cartella nuova di pelle che non era sua.

Mia madre, di fretta, tornò a scuola per restituirla al proprietario, invece, con grande sorpresa, seppe dalla maestra che i genitori benestanti di una sua compagna (il padre era il Prefetto della città), per volere della figlia, gliela avevano regalata.

Dalle finestre spalancate dei palazzi circostanti sentivo la radio suonare canzoni di Sanremo: Grazie Dei Fiori, L’Edera, Luna Rossa e canzoni napoletane accompagnate dalla voce stonata degli ascoltatori.

IL LIBRO È IN VENDITA AL PREZZO DI 11,90€ SU AMAZON, SENZA SPESE DI SPEDIZIONE.


EDVIGE VIOLA I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE MONTALBANO JONICO 2024 04 29

 #RicordiFelici, #Infanzia, #Poesie, #Napoli, 


venerdì 27 febbraio 2026

Photogallery FRATELLI d'ITALIA DIBATTITO PER UNA GIUSTIZIA PIÙ EFFICACE, VELOCE E GIUSTA MONTALBANO JONICO 2026 02 27

 FRATELLI d'ITALIA 

DIBATTITO 
PER UNA GIUSTIZIA PIÙ  EFFICACE, 
VELOCE E GIUSTA

CON LA PARTECIPAZIONE 

DELL'ON. FABIO RAMPELLI

VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 

REFERENDUM 22- 23 MARZO 2026 

MONTALBANO JONICO 2026 02 27 






#AlessioCipriano, #MariagraziaGioia, #PiergiorgioQuarto, #AldoMattia, #FabioRampelli, 


Video FRATELLI d'ITALIA DIBATTITO PER UNA GIUSTIZIA PIÙ EFFICACE, VELOCE E GIUSTA MONTALBANO JONICO 2026 02 27

 FRATELLI d'ITALIA 
DIBATTITO 
PER UNA GIUSTIZIA PIÙ  EFFICACE, 
VELOCE E GIUSTA

CON LA PARTECIPAZIONE 

DELL'ON. FABIO RAMPELLI

VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 

REFERENDUM 22- 23 MARZO 2026 

MONTALBANO JONICO 2026 02 27 




#AlessioCipriano, #MariagraziaGioia, #PiergiorgioQuarto, #AldoMattia, #FabioRampelli, 


mercoledì 25 febbraio 2026

FRATELLI d'ITALIA DIBATTITO PER UNA GIUSTIZIA PIÙ EFFICACE, VELOCE E GIUSTA VOTA SI VENERDÌ 27 FEBBRAIO MONTALBANO JONICO 2026 02 27

FRATELLI d'ITALIA 
DIBATTITO 
PER UNA GIUSTIZIA PIÙ  EFFICACE, 
VELOCE E GIUSTA 
VOTA SI 

VENERDÌ 27 FEBBRAIO

MONTALBANO JONICO 2026 02 27 


#GianniRosa, #AlessioCipriano, #MariagraziaGioia, #PiergiorgioQuarto, #AldoMattia, #FabioRampelli,