news, notizie, storia, cultura, tradizioni, produzioni cinematografiche, eventi culturali, sport, documentari, dirette tv, rubriche. L’ARCHIVIO STORICO ROTUNDA MARIS è inserito tra gli Archivi di Beni Sonori ed Audiovisivi di Basilicata, nell’ambito del progetto PON per la conservazione, valorizzazione e messa in rete del patrimonio immateriale (musiche, fiabe, racconti storici, feste, ecc.) della Basilicata e della Puglia realizzato dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi.
sabato 12 settembre 2026
Video PREMIAZIONE PRESIDENTI 30° ANNO DI ATTIVITA' DI FIDAS MONTALBANO JONICO 2026 09 12
30° ANNO DI ATTIVITA'
giovedì 10 settembre 2026
30° ANNO DI ATTIVITA' DI FIDAS MONTALBANO SPETTACOLO CON DINO PARADISO MONTALBANO JONICO 2026 09 12
30° ANNO DI ATTIVITA'
DI FIDAS MONTALBANO
SPETTACOLO CON DINO PARADISO
SABATO 12 SETTEMBRE 2026
MONTALBANO JONICO 2026 09 12
domenica 28 giugno 2026
LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO DI VINCENZO MAIDA MONTALBANO 2026 06 28
LA STORIA DEI NONNI PATERNI
DELL'ING. NICOLA ROMEO,
FONDATORE DELL'ALFA ROMEO
DI VINCENZO MAIDA
MONTALBANO 2026 06 28
A GENTILE RICHIESTA PUBBLICO LA STORIA DEI NONNI PATERNI DELL'ING. NICOLA ROMEO, FONDATORE DELL'ALFA ROMEO.
mercoledì 20 maggio 2026
Video LEONE D’ARGENTO PER LA CREATIVITÀ ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2026, PER L’ISTITUTO COMPRENSIVO SCANZANO- MONTALBANO, CON IL PROGETTO: ORIGINE 2026 05 20
LEONE D’ARGENTO PER LA CREATIVITÀ
ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2026,
PER IL PROGETTO: ORIGINE
REALIZZATO DALL’ISTITUTO COMPRENSIVO
SCANZANO- MONTALBANO,
SCUOLA DI MONTALBANO JONICO (MT)
MONTALBANO JONICO 2026 05 20
Grande soddisfazione per l’Istituto Comprensivo Scanzano-Montalbano, che con il progetto di video arte “Origine”, realizzato dagli studenti del plesso di Montalbano Jonico, ha vinto il Leone d’Argento per la Creatività partecipando al concorso online 2025/2026 promosso dalla Biennale di Venezia.
“ORIGINE” è un attraversamento del volto che parte dalla maschera della Magna Grecia, un tempo strumento di espressione e rito, oggi divenuta filtro permanente e identità fissata. Il video mostra corpi e maschere in un movimento tra nascita e rappresentazione, dove l’immagine si frattura rispetto all’interiorità. Tra suoni primordiali e tensioni elettroniche, emerge il conflitto contemporaneo. L’opera non distrugge l’immagine, ma la trasforma: l’identità torna a essere processo e possibilità.
mercoledì 13 maggio 2026
PERIODO ROTONDELLESE DI EDVIGE VIOLA DA "I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE" MONTALBANO JONICO 2024 04 29
PERIODO ROTONDELLESE
DI EDVIGE VIOLA DA
"I RICORDI FELICI DELLA
MIA INFANZIA E POESIE"
MONTALBANO JONICO 2024 04 29
Quando papà ci comunicò che dovevamo tornare al nostro paese
calò un silenzio assoluto. Nessuno voleva tornarci, mamma soprattutto. Stavamo
bene a Matera. Ritornammo al paese, nella nostra piccola ma graziosa casetta su
due piani, appena ristrutturata.
A piano terra c’era un piccolo corridoio che divideva il
bagno dalla cucina-soggiorno con un caminetto, dove trascorrevamo le lunghe
serate invernali, con mia madre che sferruzzava e mio padre che ci raccontava
con delicatezza, per non turbarci, la sua vita da soldato di guerra e quella
della sua prigionia a Londra durata ben due anni e noi attenti ad ascoltarlo,
mentre un gatto sornione dormiva al caldo della fiamma, sempre vivida, che mio
padre ogni tanto alimentava con un ciocco di legno profumato.
Mio padre era un uomo generoso, gentile, altruista e
paziente; non alzava mai la voce e non parlava mai male di nessuno, però aveva
il vizio del fumo (fumava più di un pacchetto al giorno) e, quando era in
compagnia, a volte, beveva qualche bicchiere di vino in più e allora diventava
brioso. Non ho mai conosciuto nella mia vita una persona più brava e speciale
di mio padre.
Sotto la finestra della cucina-soggiorno che si affacciava
sul marciapiede del corso c’era il lavello e così, mentre si lavava i piatti,
si poteva vedere tutto quello che succedeva fuori e la gente che passava perciò
bisognava parlare a bassa voce per evitare di far sapere I fatti nostri.
Al piano di sopra c’erano una stanzetta con un terrazzino
interno dove c’era una scala estraibile che portava alla soffitta in cui di
solito conservavamo le cose che non servivano più e la stanza da letto molto
luminosa con un balcone variamente dipinto da mio fratello, che si affacciava
sul corso principale del paese.
Sul largo marciapiede, di fronte casa che sovrastava la
‘costa’ da cui si vedeva tutta la campagna circostante, con un panorama
mozzafiato, c’erano gli alberi di ‘caggi’ che ombreggiavano tutta la strada e
dove la gente “prendeva il fresco”; i vecchi seduti alla panchina di legno
ciarlavano dei loro trascorsi, fumando tabacco profumato che mettevano nelle
cartine e noi bambini del rione “Girone” giocavamo a nascondino, a girotondo,
alla campana e alla fune.
Una carrellata di volti sfilano davanti ai miei occhi:
Carmela, Lina, Rosa e Felicetta Simone, Rosalinda, Teresa, Maria, Tilde, Alba e
anche i nostri fratelli minori Pino, Salvo, Rocco ed Enzo. Qualche volta si
litigava, ma le mamme attente intervenivano subito a mettere pace.
Mi piaceva tanto stare fuori a giocare, ma c’erano le regole
che mamma aveva dato e bisognava rispettarle! Io ero quella che trasgrediva
sempre e quando rientravo in casa, erano rimproveri e volava anche qualche
schiaffo.
Il mio paese, piccolo e tondo, aveva tante stradine, vicoli
stretti e scalinate; le case, le une vicine alle altre, sembravano stare a
braccetto. Le finestre e i balconi erano talmente vicini che sembravano tanti
occhi indiscreti che entravano a infrangere il tuo privato e per questo si
sapeva tutto di tutti, anche non volendo.
Era solito vedere nei vicoli I panni stesi ad asciugare da un
balcone all’altro o da una finestra all’altra con le relative mollette di
legno, dando così un tocco di colore e rendendo caratteristico ogni vicoletto.
Com’era colorato e pittoresco il mio borgo allora! D’estate
la gente sedeva davanti alle porte di casa, sempre aperte, mai chiuse a chiave
(non c’era paura di ladri allora), formando crocicchi. Di solito i vicini
preferivano riunirsi davanti casa mia perché mia madre riusciva, con la sua
simpatia, allegria e generosità, come un polo attrattivo, a farli divertire.
Sapeva raccontare, con molto umorismo, fatti simpatici e
paradossali che le erano accaduti e prima che le uscissero le parole di bocca,
esplodeva, lei per prima, in una risata cristallina che contagiava tutti i
presenti e per la gran risata le uscivano le lacrime dai suoi begli occhi, neri
e penetranti che sembravano leggerti dentro.
Mamma era nata nel primo novecento ed era tanto orgogliosa di
aver frequentato la sesta elementare; conosceva a memoria moltissime poesie e
racconti e tutta la vita di Gesù, che mi raccontava, commuovendosi e facendo
commuovere anche me. Lei è stata la mia prima maestra e mi ha trasmesso l’amore
per la letteratura e la scrittura.
Si continuava a chiacchierare fino all’ora di cena. Dopo la
cena spesso ci si riuniva in casa di qualcuno a giocare a carte o
s’improvvisava una serata con alcuni musicanti, sempre disponibili, e si
ballava, divertendosi in modo semplice e genuino, fino a tarda notte.
La gente sembrava felice. Si voleva rialzare dalle sofferenze
portate dalla guerra appena finita. Si aveva voglia di ricostruire non solo le
case ma anche le anime.
Altre volte si andava a casa della fidanzata di mio fratello.
Mia cognata, era bellissima, aveva i capelli scuri e gli occhi neri, messi in
evidenza ancora di più dalla sua carnagione chiara; aveva un bel corpo snello e
vestiva in modo sobrio ed elegante, anche perché lei era sarta e aveva bei
gusti.
Spesso rimanevo a dormire da lei perché aveva quattro sorelle
e due fratelli gemelli e mi divertivo molto con loro. Dormivamo tutte in un
lettone e chiacchieravamo e ridevamo fino a notte fonda.
Degli anni delle elementari ho solo vaghi ricordi. Ricordo,
però, il giorno in cui la mia compagna di scuola partì per l’America (Brooklyn)
con la sua famiglia. Ho sofferto tanto quel distacco, mi sembra di avere anche
pianto. Frequentavamo la III elementare e adoravo quell’amica. È stato il primo
dolore della mia vita.
Non l’ho più rivista, ma siamo state in contatto epistolare
fino alla metà degli anni ’60 e le sarò sempre grata perché grazie ad alcuni
dischi, in particolare a uno dei primi LP dei Beatles, che lei mi aveva
spedito, ho potuto conoscere un po’ di musica inglese e alcuni artisti famosi
in America, che stavano facendosi conoscere anche in Italia.
Un altro episodio che ricordo è, quando convinsi la mia
classe a fare sciopero e quel giorno, nessuno andò a scuola; ciò che successe
dopo, in seguito a quel fatto, l’ho rimosso completamente.
Inoltre come posso non ricordarmi del mio caro e buon maestro
Valentino Rondinelli, uomo di bell’aspetto e di nobili sentimenti, autorevole
ed empatico, che ho sempre stimato e mai dimenticato?
Ci sono altri ricordi di feste in famiglia che mi fa
tenerezza estrarre dal cassetto della memoria. Soprattutto il Natale. Non ho
più sentito nella mia vita lo spirito di Natale, quell’aria magica che ogni
anno esplodeva in casa dei miei genitori e che riempiva il mio cuore di pura
gioia.
Quest’atmosfera cominciava quando, come ogni Natale, entrava
in casa un vecchio zio di mia madre con un sacco di iuta, pieno di ogni ben di
Dio e già per noi era una festa. Non ho mai dimenticato quel vecchio e gentile
signore che mi ricordava tanto Babbo Natale.
E ancora l’albero di ginepro, verde e profumato, collocato
sul pianerottolo delle scale e mia madre che, di buon mattino, andava al
negozio per comprare le cioccolate a forma di angioletti e babbi natali da
appendere sui rami pungenti e intorno all’albero, noi felici, appendevamo i
mandarini con le foglie, qualche rametto di vischio, le castagne ancora nel
riccio e fiocchetti di neve fatti con l’ovatta, per innevare l’albero.
Ricordo con chiarezza mio fratello maggiore che si alzava
all’alba per non essere disturbato da noi più piccoli, intento a preparare con
la creta le casette, gli animali e tanti personaggi del presepe da collocare
sotto l’albero con il muschio appena raccolto da mio padre. Tutti partecipavamo
a questo evento.
Ricordo ancora con struggente nostalgia la cena con i nonni
paterni e gli zii, le letterine dei buoni propositi da mettere sotto il piatto
di papà e la poesia da recitare a metà cena, in piedi sulla sedia, per
emozionare i presenti, e, ancora, il caminetto acceso con i ceppi scoppiettanti
che sembravano partecipare alla nostra gioia.
Che nostalgia di quei Natali, quando la magia
dell’immaginazione faceva vedere cose che non esistevano: Babbo Natale e la
Befana che, se ti fossi comportato bene c’era un dono oppure cenere e carbone!
A poca distanza da noi, in una strada parallela al corso
principale, abitavano i miei nonni paterni in una casa a due piani: al piano
terra abitava mia zia e Il primo piano era occupato da loro.
Mi sembra ancora di vedere mio nonno seduto su una panca di
pietra collocata davanti casa con il suo fedele cane pastore, intento a leggere
il quotidiano, tenendolo proprio sotto il naso perché era miope e mia nonna (mamma ranna, cioè mamma grande) sempre
impegnata a badare ai nipotini, figli della figlia.
Nonno era un uomo tranquillo e generoso e ci regalava sempre
i soldini per le caramelle, portava sempre un gilè nel cui taschino c’era un
orologio con una lunga catenella che usciva fuori. Non ricordo di averlo mai
visto col cappello o la coppola come si usava allora.
Nonna, invece, era seriosa e sempre triste; vestiva di nero e
aveva perfino il fazzoletto in testa nero, perché le era morto un figlio sotto
le macerie di una casa crollata, lasciando orfani tre bambini piccoli. Fu una
grande tragedia che colpì tutti noi.
Spesso venivano a pranzo da noi, immancabilmente alle feste
importanti come la festa del Santo Patrono Sant’Antonio il 13 giugno.
Mia sorella ed io non vedevamo l’ora che arrivasse questo
giorno, perché dovevamo indossare l’abito nuovo che mamma era solita farci
cucire, ogni anno, dalla sarta Santina, che era la più brava del paese.
In particolare ricordo quello celeste con tante pieghe e col
corpetto ricamato a punto smock, mentre quello di mia sorella era rosa,
anch’esso ricamato, (di solito vestivamo uguali per evitare gelosie fra noi).
Eravamo orgogliose e impazienti di sfoggiare I nostri vestiti.
I giorni 10-11-12 di giugno erano quelli più intensi. Il
paese si vestiva a festa e ci lasciavamo andare ai tanti colori delle
luminarie, agli odori, ai sapori, alle curiosità…
Le strade erano piene di bancarelle di vari articoli. Ero
attratta da quelle che vendevano gli animali e m’incantavo a guardare gli
uccellini, i pappagalli parlanti, le tartarughine e I pesciolini rossi che
guizzavano nelle vaschette di vetro.
Il momento più emozionante però era la cassa armonica che
faceva da padrona nella piazzetta ai piedi della scalinata che portava alla
Chiesa del convento, dove era situata la statua del Santo.
L’orchestra suonava pezzi di musica classica e operistica, ma
l’ultima sera, che noi aspettavamo con ansia, era quella dedicata alla musica
leggera, soddisfacendo così ogni gusto musicale.
L’ultimo giorno della festa iniziava la mattina all’alba con
la corsa dei cavalli: che grande emozione provavo nell’essere svegliata da
quello scalpitio! Mi alzavo dal letto e correvo sul balcone, per vederli
galoppare incitati ad alta voce dai loro fantini, e finiva la notte, con i
fuochi d’artificio, che guardavo con stupore, con gli occhi rivolti al cielo e
le mani sulle orecchie, per attutire I rumori dei botti.
Un altro momento felice ed eccitante era in estate quando ci
organizzavamo per andare al mare. I miei cuginetti partivano con la Topolino,
guidata dal padre, molto tempo prima di noi e rimanevano al mare tutta l’estate,
in una bella baracca collocata sulla spiaggia accanto a tante altre.
Noi li raggiungevamo con il pullman. Mia madre ed io
partivamo all’alba e già dal cucuzzolo della mia collina ecco appariva il mare,
maestoso, tanto grande che sembrava unirsi al cielo. Man mano che il pullman si
avvicinava, il mare diventava sempre più vasto, i suoi colori andavano
dall’azzurro al blu, si vedevano persino le onde con la cresta spumeggiante e
riuscivo a scorgere persino qualche barchetta che rientrava dalla pesca notturna
per vendere il pesce fresco ai ‘baraccanti’.
Ero così felice che prima di raggiungere la baracca, correvo
sulla spiaggia, lasciando le impronte dei miei piedini sulla sabbia, per poi
immergermi subito nell’acqua del mare, cristallina, salata e fresca e mi
sentivo in perfetta armonia con esso. Ancora oggi, pensando a quel momento,
provo la medesima emozione.
Ero preoccupata quando era l’ora del bagno, perché mamma si
tuffava tra le onde e andava al largo a nuotare ed io dalla riva gridavo: mamma
torna indietro! Lei, però, non mi sentiva e quando finalmente tornava, mi
rimettevo a giocare tranquilla sul bagnasciuga, costruendo i castelli di sabbia
con le mie cuginette.
Quando tornavamo a casa stanche, veniva sempre la comare
Carmela ad aiutare mia madre nei lavori di casa, perché lei non ce la faceva da
sola. Ero molto legata a questa signora, era come una di famiglia, le volevo
bene; spesso mi difendeva e mi proteggeva dalle botte di mia madre, quando ne
combinavo una delle mie.
EDVIGE VIOLA I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE MONTALBANO JONICO 2024 04 29
martedì 12 maggio 2026
MONTALBANO JONICO IGNORATO DAL MUSEO DI POLICORO, DOVE TORNANO LE TAVOLE DI HERACLEA! VINCENZO MAIDA MONTALBANO 2026 05 12
MONTALBANO JONICO IGNORATO
DAL MUSEO DI POLICORO,
DOVE TORNANO LE TAVOLE DI HERACLEA!
MONTALBANO 2026 05 12
Le Tavole di Eraclea tornano di nuovo al Museo Archeologico Nazionale di Policoro, erano già state esposte nel 2020, la notizia diffusa dal Museo di Policoro contiene però delle omissioni per Montalbano Jonico, vediamo perché.
“Il prossimo giovedì 14 maggio 2026 alle ore 17:30, presso il Museo Archeologico
Nazionale della Siritide, si terrà un incontro dedicato al ritorno temporaneo
delle Tavole di Eraclea, una delle più importanti testimonianze epigrafiche
della Magna Grecia, concesse in prestito dal Museo Nazionale di Napoli (MANN)
fino a novembre 2026”.
Fin
qui nulla quaestio, poi il comunicato diffuso dal Museo continua: “Rinvenute nei pressi del Fiume Cavone
nel 1732 le Tavole di Eraclea, sono due grandi tabelle in bronzo sulle quali,
fra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C. sacerdoti dei santuari di
Dioniso e di Atena, fanno misurare i confini dei terreni a loro pertinenti
prima di darli in affitto……”
In realtà furono rinvenute in territorio di Montalbano
Jonico verso il fiume Cavone.
Ecco il racconto di Prospero Rondinelli::
“Nel mese di febbraio 1732 in contrada “Luce” oggi denominata “Uscio” nel
territorio di Montalbano Jonico, e confinante con la riva destra dell’antico
fiume “ Achelandro”, oggi Cavone, ed al distrutto casale di Andriace, il
contadino Marcello Lemma ( di origine pisticcese ), arando la terra presso il
torrente suddetto, avvertì che la punta dell’aratro urtò un duro ingombro (sulla
parte superiore della tavola sono visibili i graffi che produsse l’aratro ),
osservato diligentemente il terreno lì presso, vide così una antica lamina di
bronzo, la quale aveva una iscrizione Greca in una facciata, e un’ iscrizione
latina nell’altra. La scoperta di Lemma, fece rumore, e l’archeologo
Montalbanese,il sacerdote Nicola Maria Troyli ( insegnante tra l’altro di
Francesco Lomonaco ), osservò la lamina e consigliò di andare a scavare nel
luogo e nelle vicinanze, ove era stata rinvenuta, perché probabilmente avrebbe
potuto trovarsene un’altra, sicché dopo circa venti giorni, cioè i principi di
quaresima, e propriamente a Marzo, dello stesso anno 1732, si andò con ansia,
di scoprire e fare gli scavi, vicino il luogo dove era stata ritrovata la
tavola, e non solo le previsioni del Troyli si avverarono appieno, ma i
desideri di tutti vennero coronati da brillante successo perché fu trovata
l’altra lamina, scritta, però, da una sola parte”.
“Giunte a Napoli - continua la notizia diffusa dal Museo- le
Tavole…..”
Sembra che le Tavole siano giunte a Napoli da sole o
per virtù dello Spirito Santo.
In realtà sempre il Sacerdote di Montalbano Jonico
Nicola Maria Troyli, amico del presbitero Alessio Simmaco Mazzocchi, le mandò
da lui a Napoli, perché ne conosceva la competenza ed era convinto che le
avrebbe studiate e poi divulgato il frutto dei suoi studi.
A Napoli si apprese che un frammento della
prima lamina, rinvenuto da qualche tempo e da persona ignota, era stato venduto
per avidità di denaro a tale Ficoroni di Roma.”
“L’iniziativa
– continua sempre il comunicato del Museo- rappresenta un momento di
particolare rilievo per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico
della Siritide e rinnova il legame tra il territorio e una delle sue
testimonianze più significative. Il loro ritorno al Museo della Siritide
restituisce alla comunità un bene di straordinario valore culturale e
identitario, profondamente legato alla memoria storica di Policoro e
dell’intero territorio lucano”
Non è per
sterile campanilismo, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, se quel bene è
profondamente legato alla memoria storica di Heraclea, lo è ancor di più a
quella di Montalbano Jonico. Quindi perché ignorare i suoi rappresentanti?
VINCENZO MAIDA .
mercoledì 22 aprile 2026
150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI NICOLA ROMEO MONTALBANO JONICO 2026 04 26
lunedì 16 marzo 2026
FRATELLI d'ITALIA SÌ PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA MONTALBANO JONICO 2026 03 17
FRATELLI d'ITALIA
DIBATTITO
PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
REFERENDUM 22- 23 MARZO 2026
MONTALBANO JONICO 2026 03 17
martedì 10 marzo 2026
PERIODO MATERANO DI EDVIGE VIOLA DA "I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE" MONTALBANO JONICO 2024 04 29
PERIODO MATERANO
DI EDVIGE VIOLA DA
"I RICORDI FELICI DELLA
MIA INFANZIA E POESIE"
MONTALBANO JONICO 2024 04 29
I miei ricordi, quasi nitidi, arrivano a quando ero
abbastanza piccola a circa quattro anni. Abitavamo allora a Matera. La città,
negli anni ’50, era molto diversa da com’è adesso. In quel periodo la gente che
viveva nei Sassi stava cominciando a emigrare al Nord Italia o all’estero o
semplicemente a trasferirsi in case più dignitose, stanca di vivere con gli
animali in grotte umide e malandate e a lasciare finalmente quella zona
considerata la vergogna della città.
Abitavamo vicino alla stazione, al primo piano di una casa
ubicata sotto una lamia cui si accedeva da una scala esterna, posta in un ampio
cortile dove spesso mi divertivo a fare lo scivolo dal muretto. Ero una bimba
vispa, bella (detto dagli altri) con occhi azzurri e capelli biondi ondulati; spesso
mamma mi faceva I boccoli. Tutti mi volevano bene.
Gli amici di famiglia si divertivano con me, soprattutto
quando mi facevano imitare il cinema ed io con le mani e il corpo ripetevo le
scene dei film e ridevano! mi coccolavano regalandomi leccornie…..
Anche quella volta che avevo la febbre a quaranta mi
chiesero: “Giùggiù (così mi chiamavano)
come fa il cinema?”, ed io, come
sempre, imitavo, alzando e ondeggiando le mie manine, con la poca forza che
avevo, suscitando le loro risate.
Quando mi portavano a passeggio ed entravamo nei bar, volevo
le cose migliori e più costose, facendo capricci se non le ottenevo, ma quando
rientravo a casa, mia madre mi rimproverava per il mio comportamento.
Non ricordo se mio fratello allora frequentasse una scuola di
disegno ma ricordo perfettamente mia sorella che frequentava la prima
elementare e faceva capricci ogni mattina perché non voleva andare a scuola,
facendo arrabbiare mamma, soprattutto quella volta che tornò a casa con una
bella cartella nuova di pelle che non era sua.
Mia madre, di fretta, tornò a scuola per restituirla al
proprietario, invece, con grande sorpresa, seppe dalla maestra che i genitori
benestanti di una sua compagna (il padre era il Prefetto della città), per
volere della figlia, gliela avevano regalata.
Dalle finestre spalancate dei palazzi circostanti sentivo la
radio suonare canzoni di Sanremo: Grazie
Dei Fiori, L’Edera, Luna Rossa e
canzoni napoletane accompagnate dalla voce stonata degli ascoltatori.
IL LIBRO È IN VENDITA AL PREZZO DI 11,90€ SU AMAZON, SENZA
SPESE DI SPEDIZIONE.
EDVIGE VIOLA I RICORDI FELICI DELLA MIA INFANZIA E POESIE MONTALBANO JONICO 2024 04 29
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