news, notizie, storia, cultura, tradizioni, produzioni cinematografiche, eventi culturali, sport, documentari, dirette tv, rubriche. L’ARCHIVIO STORICO ROTUNDA MARIS è inserito tra gli Archivi di Beni Sonori ed Audiovisivi di Basilicata, nell’ambito del progetto PON per la conservazione, valorizzazione e messa in rete del patrimonio immateriale (musiche, fiabe, racconti storici, feste, ecc.) della Basilicata e della Puglia realizzato dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi.
sabato 13 marzo 2021
VIA CRUCIS - GUIDATA DA S.E. MONS.F.NOLE' POLICORO 2015 03 13 demo
VIA CRUCIS
martedì 9 marzo 2021
ROTONDELLA: CARAMOLA E IL SINNI di DOMENICO FRIOLO
CARAMOLA
E IL SINNI
di
DOMENICO FRIOLO
ROTONDELLA 2021 03 09
CARAMOLA E IL SINNI
di
DOMENICO FRIOLO
Presentazione
a cura di ROCCO ROSA
Avevo perso le tracce di quei ragazzini con cui trascorrevo i pomeriggi a fare i giochi dei poveri: la corsa con lo scaldino, la gara con i cerchi, il gioco “a spizzc” , uno più pericoloso dell’altro, i tuffi sulla terra morbida e riscaldata dal sole dall'allora costruenda "" passeggiata di viale Dante "". Li ho persi di vista anche per una mia propensione a rimuovere una infanzia che allora ritenevo difficile, ma che ora mi torna a colori, le giornate assolate, la simulazione di guida in un camion militare lasciato abbandonato dagli alleati, la scorpacciata di steli di cardi che mi portò diritto all'ospedale per una lavanda gastrica. Uno di quelli, della stagione in cui si abbandonano i giochi per iniziare il cammino della vita, l’ho ritrovato sui social, leggendo poesie che mi attiravano come una lucetta nel buio, mi ridavano sensazioni CARAMOLA E IL SINNI, odori, sentimenti, paesaggi, ma soprattutto la semplicità della vita di bambini che la vita non l’hanno avuta facile. Poi ho scoperto che l’autore di quelle poesie, era lui, Domenico Friolo, venuto ragazzo a Potenza per studiare e poi portato dal lavoro, dalla carriera a mettere casa in Germania. Quelle sue poesie hanno trafitto la mia smemoratezza e mi hanno ricondotto al calore di quella amicizia, ai colori persi di quella stagione. Io allora non sapevo che lui, Domenico, avesse quelle capacità che fanno di un uomo uno scrittore, un poeta della memoria: quella straordinaria semplicità nel tuffarsi nelle acque chiare del passato per riportare alla luce con freschezza e nitore le immagine carpite, i suoni ascoltati, i profumi di un tempo. Che forse sono un lusso oggi in un mondo cambiato, nel quale la velocità della vita frantuma il ricordo, strappa le fotografie, omogenizza i sapori. Ma, in quei versi, c’è il dovere di passare il testimone ad altre generazioni, di raccontare la vita vista dalla parte delle radici, di tramandare, insieme alle sensazioni, anche valori e messaggi. “Un dovere verso i figli- dice lo stesso Domenico-, un modo per condurli per mano ad una riflessione della vita nei borghi lucani. Improntata ad una quotidianità rurale, faticosa quanto dignitosa” E, in quelle parole, non si narra delle famiglie abbarbicate sulle le colline del Sinni, ma di tutta la famiglia lucana sparsa alle prese impaurita dall'ululato dei lupi o soggiogata dal volo di un falco.
CARAMOLA
E IL SINNI
di
Domenico Friolo.
Al
cantar del gallo,
ancora
assonnati,
ci
mettevano in cammino...
C’era
da percorrere molta strada,
prima
di giungere a Caramola,
vammacare*
sulla riva del Sinni.
Il
canto di cardilli, gioiosi,
beccare
il cardo,
mi
è rimasto nel cuore.
Come
la calandra alzarsi in volo,
sorpresa
e spaventata,
dal
mio giungere incauto.
Mi
è rimasto nel cuore,
Il
largo greto del Sinni,
e
l’intrecciarsi delle sue acque.
Gli
acquari deviati
da
un colpo di zappa,
invadere
i frutteti,
il
bimbo che ero, divertito posare
pezzetti
di legno
che
la corrente portava via, mentre
Mio
padre, si inventava pescatore.
Preso
un ramo secco,
uno
spago e un amo,
si
portava sul fiume.
Gamberi
di acqua dolce,
forelle
e anguille,
chiedevano
pazienza.
Un
cervone steso al sole,
poco
lontano, sonnecchiava.
Poi,
in quel mondo rurale,
si
riuniva la famiglia per il pranzo.
Una
tovaglia stesa per terra,
vi
si poggiava il vino, la " iasca *
venivano
aperti gli "stiavucchi,"
che
contenevano salciccia,
cacio,
olive, lardo, sottolii
e
quel buon pane, mai vecchio.
Mi
è rimasto nel cuore,
il
profumo di sigaretta:
tabacco
forte, arrotolato in cartina,
fumato
dagli adulti a fine pranzo.
Le
donne, intanto, sparecchiavano,
e
gli uomini iniziavano a sistemare,
il
raccolto di frutta, in "spurton"
attaccati
ai lati del "masto",
posto
sulla groppa della cavalcatura.
Alla
"vasci'ora" ci incamminavano,
percorrendo
ripide mulattiere
che
conducevano al paese:
un
arroccato di case di pietra
che
cerchiavano la collina.
Caramola
e il Sinni,
come
dimenticare…
by
Domenico Friolo
*Vammacare:
frutteti tipici di Caramola, località agreste con terreni molto fertili.
*
iasca: tipico contenitore in creta per acqua potabile *Stiavucchi: tipici
grandi tovaglioli( o piccole tovaglie) molto pratici per molti usi: annodati
divenivano piccole borse. Masto=basto. Spurton= capienti sporte, contenitori
profondi e circolari e circolari fatti di strisce di canne. Vasci'ora = ore
pomeridiane.
lunedì 8 marzo 2021
FORMULE DELLA FASCINAZIONE, ESEMPI E METAFORE di Maria Grazia Conte 2021 03 07
FORMULE DELLA FASCINAZIONE,
ESEMPI
E METAFORE
di Maria Grazia Conte
Dott.ssa in Antropologia
2021 03 07
Le fonti a disposizione che potrebbero dare una risposta a questo quesito sono relativamente scarse, in quanto sotto la spinta di De martino, molti hanno condotto ricerche sul nostro territorio negli anni 50’-60’, ma l’interesse verso tale fenomeno è andato via via scemando, lasciando poche tracce nella letteratura contemporanea.
Per cercare di dare una risposta a questo quesito cercherò di fare una comparazione tra i classici studi di De Martino, il recentissimo contributo di Roberto Ausilio che osserva il fenomeno da un punto di vista psicologico tentando di spiegare quali siano le metafore che sostengono la fascinazione e quale importanza esse assumono nelle pratiche terapeutiche e una mia piccola ricerca condotta nei paesi lucani della costa jonica.
La fascinazione è considerata da De Martino come una “sopravvivenza culturale” che vive ancora oggi nella memoria e nell’inconscio collettivo delle comunità locali, sempre in stretta relazione con il contesto culturale in cui si sviluppano, un contesto in continuo movimento.
Il momento magico non può essere isolato dal contesto culturale e lo stesso De Martino afferma: una volta che si imbocchi la via dell’astratta comparazione delle tecniche protettive della magia ovunque si presentino come tecniche, si perde il criterio per distinguere la magia come momento culturale della magia come conato tecnico che fallisce”.
Gran parte dell’importanza della fascinazione è racchiusa nella potenza della ritualità e delle sue parole.
Esiste un formula standard che viene recitata durante il rituale che può assumere diverse sfumature a seconda della località in cui ci troviamo.
Non riporterò la formula per rispetto delle nostre tradizioni e perché non sarebbe valida senza un rito di iniziazione che descriverò più avanti.
Le parole del rito sono pronunciate da una rimediante che con il pollice provvede a tracciare il segno della croce sulla fronte dell’ affascinato.
Ella durante la recitazione entra in una condizione psichica oniroide attraverso la quale penetra nello stato di fascinazione del paziente, tutto ciò produce una serie di sbadigli che fanno versar lacrime da parte della rimediante nel caso di fascinazione, se questi sintomi non si presentano il paziente non è fascinato.
In particolari zone della Lucania lo sbadiglio assume un importanza notevole perché se la rimediante sbadiglia al Pater il fascino è causato da un uomo, se si sbadiglia all’Ave Maria sarà una donna.
Tutte le varianti in generale seguono questo modello: l’immunità battesimale, la trinità che scaccia tre elementi fascinatori oppure gli occhi invidiosi sono fronteggiati dai Santi.
Ad utilizzare maggiormente questo espediente è la donna perché generalmente nella società dell’epoca era l’elemento passivo a differenza dell’uomo.
Ella prepara dei veri e propri filtri amorosi caratterizzati da sangue catameniale, secrezioni femminili, peli delle ascelle o del pube o il sangue delle vene.
Tali filtri, dopo essere stati opportunamente consacrati, vengono mischiati nei cibi o nelle bevande.
A seconda delle località questo filtro viene preparato in modo diverso.
La malattia è uno dei momenti in cui il negativo si manifesta in tutta la sua potenza, con il rischio ben più grave dello smarrimento totale della presenza.
In realtà ad essere importante non è tanto il sintomo, che assume una posizione secondaria, ma la volontà di sentirsi liberi dalla legatura e dal senso di denominazione.
Tale esposizione comincia già da quando il nascituro si trova nel grembo, per tanto la madre deve rispettare tutta una serie di “regole” ovviamente di carattere magico.
In questa condizione tutto può tramutarsi in realtà minacciose perfino delle preghiere fatte in chiese, per esempio a Valsinni pregando in chiesa davanti alla Madonna la futura madre deve pronunciare queste parole:<<Bella come te, ma di carne e ossa e con le parole come>>.
L’infanzia essendo un momento molto delicato dell’esistenza deve essere costantemente protetto da pratiche magiche o da un saluto rituale, per esempio in presenza dei bambini si dice “cresci San Martino” per propiziare la vigoria e per tranquillizzare la madre. Anche per quanto riguarda la crescita ci sono dei riti magici, perché crescere è un mutamento, quindi a rischio magico sono tutti quei mutamenti che riguardano un trapasso, un movimento, un mutamento di stato.
E’ sepolta dal pensiero moderno o scientifico oppure ancora si può riscontrare un funzionamento della mente che si avvicina al pensiero magico?
Egli svolge una ricerca sul campo tra il 2000 e il 2006, con l’obiettivo di capire il senso della fascinazione nel contesto culturale odierno e capirne la funzioni psicologiche nella vita attuale.
Egli procede intervistando uno studente universitario di origini lucane, due rimedianti, un medico e un sacerdote.
Durante la sua ricerca individua diverse formule legate alla fascinazione in cui il fascino viene personificato attraverso una metafora concettuale in cui esso diventa persona perché ha la protezione del battesimo e della trinità.
Essa è rappresentata dal numero tre, numero sacro e importante nella cristianità e non solo, rappresenta anche la perfezione, la sintesi tra corpo, anima e spirito, e riesce a scacciare i due occhi che ti “hanno affascinato”.
Le caratteristiche di questa formula sono simili a quella riportata da De Martino circa sessanta anni prima.
domenica 7 marzo 2021
FASCINO FERRATO e ALTRE VARIANTI di Maria Grazia Conte 2021 03 07
FASCINO
FERRATO
e ALTRE VARIANTI
di Maria Grazia Conte
Policoro 2021 03 07
FASCINO FERRATO e ALTRE VARIANTI
Vi è un’altra variante detto fascino ferrato, si ha nel momento in cui chi ti “affascina” ha un oggetto metallico in mano, per tanto la fascinazione sarà più potente, allora la rimediante non userà il pollice sulla fronte del paziente ma una chiave che sarà poi gettata a terra. In questa formula ritorna nuovamente il fascino come persona che viene esortato ad andare via in nome dei sacramenti cattolici.
Ausilio identifica nella chiave di ferro una metafora di una possibilità di accesso ad uno stato differente, cioè quello della guarigione.
Dal punto di vista linguistico nell'ultima farse della formula “u’ mal d’chèp nterr sia chiavèt”, si dà importanza al verbo “chiavèt”, conficcare a terra un chiodo.
La chiave che ha assorbito il fascino, nel momento in cui viene gettata a terra, rappresenta un gesto liberatorio si scarica per restituire alla terra una forza nociva.
Se il mal di testa non sparisce si lava il viso con l’acqua per far assorbire il fascino e poi buttarlo in un crocevia, esso è metafora della possibilità di scelta ma anche smarrirsi e perdersi.
In questa formula è presente la metafora del fascino come
malattia contagiosa che può attaccarsi ad altri elementi per poi trasferirsi all'uomo.
Altre varianti richiamano al simbolo della grotta di Betlemme, in cui la madonna e il figlio sono simboli della purezza e in nome di essa si scaccia il fascino, in questa variante la parola “fascino” non viene neanche menzionato.
In un'altra formula, usata a Gorgoglione, il fascino viene cacciato aggressivamente come durante un esorcismo e Ausilio afferma:”si tratta di una formula carica a diversi livelli, a livello linguistico e fonetico le parole risuonano quasi come un’ anatema la cui sonorità induce timore, dati i molti suoni gutturali e duri delle frasi: a livello simbolico sono presenti elementi in grado di spaventare e incutere grande rispetto, come la morte di Gesù, che per la religione cattolica rappresenta allo stesso tempo un fine e un nuovo inizio, il cambiamento e la salvezza[1]”.
In questo caso la rimediante ricorda la figura di un esorcista, che si batte
contro il fascino-bestia-demonio, la stessa rimediante può essere soggetta all'influsso malefico per tanto ha bisogno di una protezione sacra.
De Martino nella sua ricerca etnografica riconduce il fenomeno fascinazione nell'ambito della miseria psicologica e lo identifica come metodo per scongiurare la crisi della presenza, circa sessant'anni dopo Ausilio ripercorre lo stesso percorso di De Martino in una Lucania in cui le condizioni che sostenevano il fenomeno fascinazione non esistono quasi più, ritrovando ancora le stesse formule magiche leggermente mutate nel tempo, ma ancora ben presenti e utilizzate.
Egli affronta il fenomeno scomponendo i vari elementi delle formule magiche in metafore e simbolismi della mente umana.
La metafora a livello conoscitivo e intellettuale è un modo di funzionamento della mente umana che procede per analogia e comparazione.
Secondo la sua interpretazione il fascino e le sue metafore ci permettono di pensare ed interpretare la realtà, è una sorta di “forma mentis”che ci portiamo dietro.
Dalle interviste condotte da Ausilio si evince che ancora oggi la fascinazione colpisce il singolo ma il tutto è condiviso dall'intera comunità, questa credenza è diffusa tra gli anziani, ancorati al fenomeno così come lo aveva descritto De Martino, ma allo stesso tempo anche tra i giovani.
Particolarmente interessante per capire il punto dei più giovani su questo argomento è l’intervista a un giovane studente universitario, che collega in qualche modo l’idea della fascinazione che ha vissuto nella sua infanzia e le sue relative metaforizzazioni con quelle nuove che derivano dalla vita moderna legata ad un'altra città che non è quella di origine.
Da un punto di vista psicologico si può affermare che la credenza
nella fascinazione rientra nelle metaforizzazioni che si acquisiscono nei primi
anni di vita, esse vengono immagazzinate nell'inconscio e diventano un termine
di paragone per l’esperienza successiva. Ausilio afferma che la fascinazione
diventa un ponte di collegamento tra la vita attuale e le proprie radici
culturali.
Se si guarda il fenomeno fascinazione attraverso le metafore prodotte dal pensiero moderno lo interpretiamo come superstizione, se invece è letto con le metafore dell’infanzia diventa un rimedio per alcuni sintomi.
Allo stesso fenomeno quindi si possono attribuire diversi significati: psicologico, religioso, superstizioso e appartenenza culturale. Nell'intervista fatta a un sacerdote si evince che non è molto convinto sull'efficacia delle formule rituali e fino a che punto siano religiosamente corrette o se in realtà il loro funzionamento si basa sull’ autosuggestione.
Ancora oggi la chiesa così come ai tempi di De Martino non condanna e non assolve ma si apre a una prospettiva possibilista.
Nelle
formule ancora esistenti in Lucania, gli elementi metaforici che si ritrovano
sono:il fascino è un entità che gira per le strade e nasce da uno sguardo
invidioso, il fascino è persona dotata di proprio movimento, tanto che la
rimediante può parlarci esortandolo ad andare via. In base a queste
metaforizzazioni del fascino riporto un esempio che risale al 2010 e che
coinvolge una madre e una figlia nella fascinazione del latte materno.
La madre racconta che una domenica dopo pranzo comincia ad avvertire un forte mal di testa e mal di stomaco tanto da arrivare alle lacrime e contemporaneamente anche la bambina comincia a piangere nervosamente.
Dopo questo senso di dolore e spossatezza si rende conto che il latte materno comincia a diminuire fino a quasi scomparire, quel poco che era stato assunto dalla bambina aveva provocato una forte crisi di pianto e un’anomalia nel colore delle feci.
La donna ha subito pensato si trattasse di fascinazione del latte materno, per tanto non prese in considerazione la possibilità di andare da un medico per risolvere la situazione.
A questo punto contatta subito una donna anziana capace di praticare questo rito che con un semplice oggetto appartenente alla madre, nello specifico una forcina per capelli, riesce a spezzare la fascinazione.
Di colpo i sintomi sono spariti portando subito una sensazione leggera e la comparsa del latte materno.
A questo punto gli ho chiesto come mai avesse subito pensato che la causa del suo malessere fosse dovuto alla fascinazione e non a un problema medico e se avesse in qualche modo individuato il responsabile.
La sua risposta è stata che i
sintomi della fascinazione sono diversi da tutti gli altri e che fosse quasi
certa che il colpevole fosse una donna
dell’est che aveva incontrato il mattino e che costantemente guardava
con insistenza lei e la bambina.
Il fascino è anche metafora di malattia contagiosa che può attaccarsi alle persone e agli oggetti, può trasferirsi all'acqua con cui ci si lava il viso o alla chiave , la stessa rimediante durante la recitazione della formula può assorbire il fascino per buttarlo via.
Il fascino è peso perché nell'immagine in cui esso va a posizionarsi sulla testa diventa grave peso che rende immobile la vittima come già De Martino aveva notato.
Il fascino è legatura e impedimento, si può usare per legare a sé la persona amata.
A questo proposito propongo un altro esempio accaduto nel 2014 che coinvolge una coppia sposata da moltissimi anni e una presunta amante, in cui il legame invisibile del fascino arriva ad essere un vero e proprio asservimento.
La moglie racconta di aver notato un cambiamento nei comportamenti di suo marito e a quel punto si recò da un “mago” portando una foto del marito sulla quale venne praticato un rito a porte chiuse , nel senso che nessuno dei presenti poté partecipare e vedere cosa accadeva.
Il “mago” arrivò alla conclusione che c’era stata una fascina ottenuta mescolando del sangue mestruale con il caffè e per spezzare questo legame l’uomo avrebbe dovuto prendere una purga.
Dopo questo evento l’uomo dimenticò completamente
l’altra donna.
All'interno dell’ambito del fascino come legatura rientra anche la fattura a morte.
Riguardo a questo argomento la gente è un po’ restia a parlarne, l’unico evento che mi è stato raccontato non è molto recente e risale e circa 30 anni fa.
Il modo in cui questo evento mi viene riferito è abbastanza particolare perché la donna che lo racconta è molto timorosa e mi raccomanda di tenere i piedi incrociati durante l’ascolto della storia. Questo gesto era una sorta di protezione perché era venerdì, mi viene spiegato che sia in questo giorno e sia di martedì i fattucchieri sentono se si parla di questi argomenti e che gli stessi giorni della settimana sono propizi per sciogliere una fattura. In questo evento è coinvolto un uomo che per giorni presentava i classici sintomi della fascinazione, fino al giorno in cui ci fù il matrimonio del cognato, da quel momento i sintomi peggiorarono, tanto che l’uomo si rotolava per terra quasi posseduto da una forza oscura e sentiva dolori ovunque.
A quel punto i suoi parenti per risolvere la situazione si rivolsero a un “mago” portandogli una maglietta dell’uomo sulla quale fece un rito in una stanza chiusa e in solitudine.
Alla fine del rito disse che erano arrivati giusto in tempo perché senza il suo intervento la lì a poco l’uomo sarebbe morto.
La maglietta sulla quale venne effettuato il rito fu tenuta dall'uomo per tre giorni, la magia contenuta nella maglietta eliminò la fattura attraverso le feci.
Dopo tre giorni guarì completamente.
Il fascino è anche metafora del mal di testa come chiodo e di demonio o bestia, in cui assume una connotazione esorcistica. Affascinare e sfascinare è metafora del cucire e dello scucire del fare o del disfare.
Tramite la formula magica si disfa in qualche modo la realtà e si ricostituisce su un piano mitico rituale, in uno spazio che De martino chiama metastorico, che è al di fuori del presente e della storia. Anche il ritmo delle parole ricorda l’operazione del cucire.
Ausilio arriva alla conclusione che la fascinazione è l’espressione di una metafora psico-corporea che sostiene la rappresentazione del mondo e dei rapporti tra stati di salute e malattia.
Accanto alle metafore tipiche della
fascinazione ne abbiamo altre che prendono in considerazione il corpo e la sua
rappresentazione, in questo caso la metafora del corpo mette una sorta di ponte
tra mondi, essa non dà solo interpretazioni razionali, ma comunica anche con
quella parte di inconscio che sfugge ad un controllo cosciente.
sabato 6 marzo 2021
IL GIOCO DELLE CINQUE PIETRE - I GIOCHI DI UN TEMPO 2021 03 06
IL GIOCO DELLE CINQUE PIETRE
I GIOCHI DI UN TEMPO
2021 03 06
IL GIOCO DELLO SPAGO - I GIOCHI DI UN TEMPO 2021 03 06
IL GIOCO DELLO SPAGO
I GIOCHI DI UN TEMPO
2021 03 06
venerdì 5 marzo 2021
NEL VENTO Ida Rondinelli Rotondella 2021 03 05
NEL VENTO
Ida Rondinelli
Rotondella 2021 03 05
Ida Rondinelli
NEL VENTO
A un luogo su in collina
riporta un sentimento
racchiuso nei ricordi
del suo impetuoso vento.
Bambina mi conduce
per mano la mia mamma,
ma presto quel cammino
per me diventa un dramma.
A un tratto infatti giunge
un fastidioso vento,
che mi fa chiuder gli occhi
e alzar pianto e lamento.
Protetta nel mio letto
ascolto nelle notti
col sibilo racconti
tra sogni già interrotti.
Sbattendo infin le imposte
risvegliano nel giorno,
con i pensier di scuola
che ruotano d' intorno.
Leggeri poi dei passi
si senton dentro casa,
che da un tepore lieve
con l' animo è pervasa.
Lontani i miei ricordi
sanno di nostalgia,
e nessun vento forte
potrà portarli via.



