LUPO MANNARO
di Maria Grazia Conte
Dott.ssa in Antropologia
2021 02 10
Egli ritornava ad avere ad avere sembianze umane con le prime luci dell’alba o se fosse stato punto sul capo e da questa puntura dovevano uscire almeno tre gocce di sangue. Al bambino, sospetto perché nato nella notte di Natale, il padre pratica per tre notti con un carbone acceso, una scottatura sotto la pianta dei piedi in forma di croce.
Egli può solo procedere su una via dritta perché non può salire più di tre gradini.
Questa credenza sopravvive come racconto che si tramanda di generazione in generazione.
L’ultimo avvistamento documentato di questa figura risale a metà anni ’80 e fu talmente eclatante da meritarsi un articolo giornalistico su << il tempo> > (cronaca della Lucania), datato 17 ottobre 1985.
Ci sono diverse testimonianze, un uomo di 47 anni lo ha sentito graffiare una finestra della sua casa, altri lo hanno visto nei rioni periferici e perfino riconosciuto, ma per paura non svelano il suo nome.
Nonostante in quegli anni, questa cittadina era una delle più fiorenti della Basilicata grazie alla florida agricoltura e al ritrovamento del metano che aveva favorito una buona industrializzazione, ci si rende conto che l’intera popolazione non era ancora capace di fare propri gli apporti tecnologici, rimanendo cosi profondamente ancorata alla cultura tradizionale.
La vicenda è ambientata durante la cena di Trimalcione, durante il banchetto il suo amico Nicerote racconta una storia in cui compare la figura del lupo mannaro.
Egli racconta di essere andato a trovare una sua amica Melissa di Taranto facendosi accompagnare da un soldato.
Partirono prima dell’alba e si fermarono presso un cimitero, all’improvviso il soldato si spogliò e si trasformò in un lupo.
Nicerote allora corse dalla sua amica la quale disse che poco prima un lupo aveva sgozzato tutte le sue pecore, ma uno dei suoi schiavi gli aveva ferito il collo con una lancia.
Quando Nicerote tornò a casa vide il soldato che si faceva curare una ferita al collo, in questo modo ebbe la certezza che fosse un lupo.
Durante il medioevo in cui si hanno delle vere e proprie epidemie di satanismo, molte persone considerate licantropi venivano arse vive.
Ne abbiamo testimonianza di questo soggetto anche nella letteratura moderna, ad esempio nel “Mal di luna” di Pirandello.
Questi soggetti sono pervasi da una sorte di fame di aria, il malato durante il sonno si risveglia in preda a una difficoltà respiratoria per tanto, in preda al suo stato di crisi, esce di casa per prendere aria.
Durante le inspirazioni profonde si emettono lamenti simili agli ululati dei lupi.
Tutto ciò ovviamente avveniva maggiormente nel passato perché non c’erano cure per questo morbo, i malati in preda a questa patologia, vivendo in un ambito culturale ricco di superstizione, ritenevano di essere invasi dal demonio.
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