venerdì 12 febbraio 2021

I SOPRANNOMI ROTONDELLESI ROTONDELLA 2021 02 12

 I SOPRANNOMI 

ROTONDELLESI
ROTONDELLA 2021 02 12

L'ELENCO  È IN CONTINUO AGGIORNAMENTO


  Di seguito elenchiamo tutti soprannomi rotondellesi trascritti come ci sono stati segnalati


A cappalong

A carciof

A Colamel

A GADDIN'

A Greca (Angela Rossi)

A Longj

A mariona

a missacantat'

A muscl

A pacion

A Passular

A Pudda Niùr

A quatt' marc

A' Rondn'

A Strazzar

A Terranuves

A Trucchjisc'

A Vucatikk

A zabblonia

A Zuzzoss'

Ardit

Ariopp u cavall

Aruijjn

Avurat

Bellarosa

Bisci

Caccaiangel

Caddem

Campsantar

Cappalong

Cardalan

Carmel' a pagnott'

Carrunc annunciava girando sul carro

Celest

Cic r'Matild

Cicc a linna tort

Cronalongh

Cunfet

CUSC' CUSC'

Favaledd , Gicc'Favaledd

Flic ra bass

Flock

Fscket

Giddjii'Ncool

Giuann a Vacc

Gobbo

Guandon - L'CCHEI

Guarguanett

I baul

I Bèll

I Bias

 i Braccedd 

 I brrtòl’ch

I cafaredd

I calaric

I campanar

I cancedd

i Canonichi

I Caponi

I cappalongh

I Capuan

I Caravunarr'

I Carpated

I caruzz

I Casanov

I casartin

I Caten

I Catena

I Cattiv'

i ceca funtan

I Cenz Giulj Roc

I cerabon

I chianjlend

I cicciumrcand

I Ciccuzz

I cirudd

I civicon

I colarocc

I corv

I cozzaredd

I cronalongh

I Cul'Nijjurr

i cunigh,

I cuppledd

I Cuved

I Cuzzard'

I cvcun'

I Don Orazj

I fatalcin

I filirich

I fiscared

I flock

I fulippedd

I G' lard

I gaddin

I gamidd

I Gianpaul

I Gianpetr  Nora Fort mia madre è na giampetr

I giddiinicol

I giuguannon

I giuljrocch Vincenzo Latronico  Presente

I Gridd'

I gsarj

I Havijd

 I iasparr

I iocchj chius, marchio DOC di tutti i Tito

I Janna Ros'

I Jeml

I Jocc' Prevtt'

I Jocchichiusi

I kustanz.

I l'acqua sal

I lanzanes

I Lindiani

I longj (doniJ o long Tito)

I lucian

I mammarul

I Mangijn

I Mangion

I Marcced

I Marcghjion

I marchcedd

I Marion

I maronn

I Masarantonj

I Mason

I mastgaetan

I mastrfred

I mastscepp,

I M'biscc'

I M'broncedd'

I menza pitt

I mmastar

I morticedd

I mugnla mugnla

I mulnar...

I Naplion

I napparedd

I Naschcaredd

I n'dòn

I Ngicmarii

I Nigghj

I Nivaldin

I nzelm

 i Pallacc... 

I pandalen

I pantan

I panzut

I pascalin

I pataton

i Perigross

I pet’razzar

I piciar

I Pirrozzi

I pizzaril

I p'rcoch

I Psid

I Puet

I pulc

I Pupilli

I Qualunq

I Quatt'Pecur

I R' C'LEST

I Ramaghnjion

I Rasc cat

I rbllin

I Reggiaguardii

I ri Tonni

I ricchitis

I rifc

I rilociaj

I ripzzat

I riules

I ron' f'lipp

I roncatavr

I ronna nor’

I ronnatan

I ronnvald

i r-pist (mcuzza)

I Rpzzat

I sacr'stan

i salat

i Sanapurcedd, penso si tratta dei Lippo di Sant Rocc.

 i sandaloi (pepp)

I Sangiuannon

I Sbaldin

I scardar

I scarpa'legg

I scgabbij,

I Sch'ttin

i sckardar,

I scuppett

I senza figh’

I sicchiot

I signura grazia

I signurantonio

I sipion

I Spizzieri

I spruher

I Stancat

I Superb

I tacchett

I tub tub

I turchiisch

I turl

I Uanton

I urat Angela Agresti  (la famiglia di mia mamma che era una Persiani)

I varredd

I Vlun

I vulp

I Vurat'

I Wapp

I zinghr

I zucaron

I zumba zumba

I zumm

Iasparri

J Gamidd'

Lepri

Lnard a'scal

Malerba

Manlong

Maronn

Mastifreli

Mbulltton

Mignaril

Mignonj

Morticedd

Mugnaio

Mugnla Mugnla'

Ndunet a Zarafin.....

Nicola Arigliano - Maselli

Pandalen

Pappassù

Pasc'iù

Pataton

Paulgiacchin

Pep ra giam

Pepp a varredd

Pepp ra Luca

Pistol

PORSIA R' IANN'

Prrozz'

pupil

Qualunq

Quattimarci

Ra cappedd

 ri Nardi

Rilociarii

Rindinella

Rizzot

Ronnanori

Ronnatani

Rosantonj

R'pulc

Rzzott'

S’t’bbrin 

Sangiuuannon

Sc' chardar

Schcattaredd

Schttin

Schuppett

Sciddon

Sciflich (scivlich – dimasi)

SCORZ'LON'

Scotti

Senza clorr

set’mis’

St'rnicchij - Cicc' St'rnicchj'

Tirrori

Titt Lallett

Tobboni

Tor da cappedd

TUBB' TUBB'

u cattiv".

U colonnel  Domenico Laguardia

U Monc

U QUALUNQ'

U Scem

U zopp 

Virgalit

Vnanzj

Za b'llonj

 

IL SOLE È DI TUTTI OVUNQUE Domenico Friolo Rotondella 2021 02 12

IL SOLE È DI TUTTI OVUNQUE
Domenico Friolo
Rotondella 2021 02 12



Qui non c'è
l'azzurro del mare
ne erbe magre,
ne pini marittimi
non c'è odore di basilico nell'aria,
ne selvaggi costoni rocciosi
che l'occhio famelico
del falco scruta,
non c'è aria tersa
che reca brezza marina
ne il suono del campano
delle mucche podoliche .
Manca il largo greto asciutto
della fiumara
con le sue improvvise
piene spettacolari...
Quì, nelle lande del fiume Lahn,
vige il silenzio che esalta
il piacevole canto dei merli
e nelle curve del vento
c'è il piacevole profumo
di porcini, di muschio
e di boschi rigogliosi,
verdi, ordinati che invitano
a rilassanti passeggiate,
tra alberi secolari ed imponenti
oltre le verdi radure,
dove con calma, bruca il cervo.
Non può mancare
il piccolo e grazioso
scoiattolo bruno
che, vanitoso,
si lascia ammirare,
in tutta la sua agilità
e dell'affascinante bellezza
di animali selvaggi rispettati
per questo ma non timorosi,
osservano le genti, curiosi.
Non manca il fiume
a destare lo sguardo
dalle acque limpide e copiose
dove i cigni osservano i piccoli,
mostrando loro come cibarsi
in acque copiose e placide.
Ragazzi senza età
in bicicletta o in canoa,
pedalano o vogano
con vigore atletico.
Solcano il cielo alianti trainati
e poi mollati da piccoli aerei,
cercano l'aria della corrente
ascensionale per salire al cielo
in un brivido di piacere sfrenato,
temerario e avventuroso.
Due modelli di mondi
diversi in natura e nei paesaggi,
dove il sole è di tutti
e non fa distinzione alcuna
donando tepore in ogni luogo
e ad ogni uomo, ad ogni creatura.
Paesi e città che si chiamino
Rotondella, Potenza o Marburg
non fanno differenza
quando il sole è di tutti.
di Domenico Friolo.

PARROCCHIE POLICORO foglietto VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO POLICORO 2021 02 14

PARROCCHIE POLICORO 
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 
POLICORO 2021 02 14 






Credenze popolari "IL MONACHICCHIO" di Maria Grazia Conte 2021 02 11

IL MONACHICCHIO
di Maria Grazia Conte 
Dott.ssa in Antropologia 
2021 02 11



 

Un’altra credenza molto conosciuta è quella che riguarda il monachicchio, chiamato minaccid, munaciedd’, scazzariell, si credeva che esso incarnasse l’anima dei bambini morti prima del battesimo, che fanno scherzi e dispetti a chiunque. 
Questa sorta di spiritello può trovarsi nelle case, nel solaio e di notte mentre le persone dormono, nasconde qualsiasi oggetto. 
Si credeva che chi riuscisse  ad afferrare il suo berretto rosso avrebbe ottenuto tutto ciò che desiderava. 
Sono degli essere abbastanza dispettosi perché rubano oggetti, si mettono di notte sullo stomaco delle persone, infestano case.
 
La spiegazione che  De Martino dà di questo fenomeno è:”alcune storie relative al monacello si spiegano con vere e proprie interruzioni della continuità delle presenza. Molti <<dispetti>> del monacello non sono altro che atti compiuti in istato di coscienza dissociata, e possono realizzare impulsi rimossi. 
Naturalmente alla vista dei risultati(p. es. la promessa sposa trova il suo corredo tagliuzzato), risulta confermata la credenza nel monacello: interpretazione del resto non molto lontana dalla verità, dato che quaggiù in Lucania si staccano di tanto in tanto dalle persone dei frammenti psichici relativamente autonomi e indipendenti , che si comportano proprio come degli spiritelli[1]”. 
Quindi all’interno dell’ambito del rischio della presenza, il monachicchio ha la funzione di “protezione e di reintegrazione psicologica, socialmente accreditati e impiegabili all’ occorenza[2] “. 

Il concetto della presenza demartiniana porta a pensare  ad una società tradizionale molto rigida contrapposta ad un alterità dominante, quando in realtà le conflittualità sono inserite su diversi imprevedibili piani. 
Infatti la figura dello spiritello implica diversi piani di esistenza, molto più numerosi dei rigidi ruoli della società tradizionale.

Il monacello è appunto un canale espressivo di questa conflittualità. 
Non solo e non tanto strumento di opposizione alle norme <<oggettive>>, ma anche di  presa di distanza e di gioco nei confronti di esse, di costruzione di nuovi reticoli normativi ad hoc, di manovre conflittuali tra agenti asimmetrici. 
Esso costituisce una strategia possibile dei giochi dell’identità, per i quali la presenza demartiniana da preservare come bene fondamentale è in realtà la norma esclusiva, autoritaria ed assolutizzante del potere, implicito nelle condizioni di lavoro e nei rapporti di produzione[3] “. 

Si può considerare il monachicchio come un allargamento dei propri limiti esistenziali che dipendono dal regime di classe, è un principio “irrazionale di disordine la cui logica è rintracciabile nella dialettica degli spostamenti della presenza e nella morfologia dell’identità[4]
Il suo aspetto scherzoso e buffonesco è assimilabile per certi versi alla figura del trickster, colui il quale distrugge il mondo conosciuto e l’ordine costituito, creandone uno differente. 

Questo spiritello è già citato nell’antichità negli scritti di Aristotele, Filostrato, Solino, Plinio, Isidoro e Petronio, proprio quest’ultimo ne parla nel Satiricon e lo chiama “Incubo” e già da allora si pensava che potesse donare ricchezza a chi riusciva a toglierli il berretto. 
Al già noto banchetto di Trimalcione, precedentemente citato, vi è un liberto che da trasportatore di legna era diventato ricco grazie ad un “incubo”. 
Con lo stesso termine viene chiamato anche da Tertulliano e dall’ abate Fortis che lo ritiene una malattia “comunissima tra uomini e donne, che credono liberarsene ricorrendo all’esorcismo ed altre imposizioni dei preti[5]”. 

E’ credenza che questo folletto appaia a coloro i quali sono stati battezzati in maniera non perfetta, nel senso che le parole del sacramento non siano state pronunciate correttamente. 

Non sempre vengono descritti come esseri simpatici e che scherzano volentieri, a volte sono cattivi resi così dagli uomini mentre avevano un periodo di vita dolorosa, essi possono diventare dei veri e propri tiranni che prendono di mira bimbi innocenti, fanciulle, madri affettuose, ecc….. 
Molto spesso si commuovono per le sventure umane e fanno del bene, per tanto era temuto e amato allo stesso tempo. 

Alcuni pensano che giochi e scherzi volentieri con i bambini regalandogli confetti e giocattoli, protegge anche le giovani donne che hanno fede in lui e regala loro vesti lussuose e ingenti somme di denaro prima del matrimonio. 

Si credeva anche che se fosse stato  nervoso  avrebbe potuto avvelenare l’aria, portare febbri, carestie, guerre, suscitare ribellioni, essiccare fonti.
 
Ad esempio a Potenza, dove veniva chiamato munaciedd’, era considerato uno spirito folletto, grazioso, con capelli ricci e biondi e il cappellino rosso. 
Suonava con le nocche sulle casse, vegliava accanto al fuoco, si affacciava alle finestre facendo smorfie, cullava la culla dei bambini, strappava coperte e lenzuola a chi dormiva, rompeva piatti e stoviglie durante la notte.
 
Quando gli si prendeva il cappello cominciava a piangere e sgambettare per riaverlo, ma non bisognava restituirlo prima che lui avesse dato la ricompensa.
 
Una testimonianza concreta, raccontata da un artigiano di 36 anni che crede ancora nell’esistenza del monachicchio, è registrata dal Bollettino della biblioteca provinciale di Matera. 
Quest’uomo afferma che fino a che è stato scapolo dormiva nella stanza dei genitori. 
Una sera andando a dormire prima della madre, sentì un peso sullo stomaco, svegliandosi vide che si era seduto sopra di lui un essere simile ad un nano con un vestito colorato, che saltellava a cavalcioni sul suo stomaco. 
Allora lui gli morse il braccio, gridò e scappò.

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IL LUPO MANNARO


IL CIARALLO


[1] De Martino E., Mondo popolare e magia in Lucania, A cura di R. Brienza. Roma-Matera, Basilicata editrice, 1975, pag.110-111.

[2] De Martino E., Mondo popolare e magia in Lucania,A cura di R. Brienza. Roma-Matera, Basilicata editrice, 1975, pag.148.

[3] Noviello F., Tradizioni popolari, tipologia e  valori delle culture regionali, “trance e identità nella cultura popolare meridionale”a cura di P. Apolito, Manduria, ed. Lacaita, 1988, pag.44.

[4] Noviello F., Tradizioni popolari, tipologia e valori delle culture regionali, “trance e identità nella cultura popolare meridionale” a cura di P. Apolito , Manduria, ed. Lacaita, 1988, pag.45.

[5] De Salis Marschilins C., Viaggio nel Regno di Napoli, a cura di G. Danno, Fasano, ed. L. Capone, 1979, pag.200.


giovedì 11 febbraio 2021

Credenze popolari "IL CIARALLO" di Maria Grazia Conte 2021 02 11

IL CIARALLO
di Maria Grazia Conte 
Dott.ssa in Antropologia 
2021 02 11


Una sera…..a Quel Paese. Rappresentazione del monachicchio.

L’ ultima credenza da prendere in considerazione è quella del Ciarallo, non è molto diffusa ma sopravvive a Matera, ed ha qualche somiglianza con un serpaio. 
Il ciarallo è un uomo normale e tranquillo, non dispettoso come il monachicchio e non è malato come il lupo mannaro. 
Secondo la tradizione è il settimo figlio, ultimo nato di una serie di figli non interrotta da nessun aborto o dalla nascita di soggetti di diverso sesso, può essere sia maschio che femmina. 
Il settimo figlio aveva quindi delle particolarità capacità e virtù, oggi una simile situazione non sarebbe possibile perché il numero di figli per la famiglia si è drasticamente ridotto. 
E’ molto difficile  ricostruire la figura del ciarallo perché è una credenza che non è rimasta fortemente ancorata nello strato culturale. 
Una citazione letteraria di questo personaggio è questa : “Il ciaralloè un affascinatore, incantatore, ammaliatore di serpenti[1] “. 
Si crede che abbia il potere di affrontare i pericoli, di vedere se una persona ha subito il malocchio e pare che nasca con un segno distintivo sotto la lingua a forma di serpente. La sua peculiarità è quella di avere una dimestichezza con i serpenti velenosi, di saper predire il futuro e realizzare facili guadagni. 
Per quanto riguarda le donne pare abbiano la capacità di levare il malocchio e i vermi. Gli elementi che caratterizzano i ciaralli sono il sette e il serpente. 
Il sette è un numero magico, astrale e sacrale e dobbiamo attribuire questa scoperta agli antichi Babilonesi, agli Egizi, ai Greci, che utilizzavano sempre il numero sette nelle loro scoperte astronomiche. 
Anche nella religione e nella Bibbia compare sempre questo numero, anche la cultura materana tiene in considerazione questo numero soprattutto nei detti. 
All’interno della pratica religiosa possiamo notare che Dio dopo aver creato il mondo si riposò il settimo giorno, sette sono i sacramenti, i doni dello Spirito Santo, le virtù, i peccati capitali, i dolori e le allegrezze della Madonna, gli spiriti che proclamano le lodi di Dio, i suggelli che chiudono il libro delle profezie, gli angeli ministri dei sette flagelli, ecc….. 
Per quanto riguarda il serpente rappresenta il caos, il male e il peccato, la Bibbia ne parla come la tentazione che si esprime con furbizia e falsità. 
Gli Ebrei durante il viaggio verso la terra promessa ebbero dei momenti di ribellione, a quel punto il Signore mandò contro di loro serpenti infuocati che procuravano piaghe. 
A quel punto Mosè fece costruire un serpente di bronzo che avrebbe fatto guarire i pentiti che lo guardavano. 
Molto probabilmente da questo evento biblico potrebbe derivare il potere di guarire del ciarallo, e il fatto di avere dimestichezza con essi è sottolineata nel Vangelo di Marco in cui Gesù disse agli apostoli:<< Andate per il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. 
Chi crederà sarà salvo. 
Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni in nome mio, prenderanno in mano i serpenti…>>. 
Il serpente quindi sotto la lingua del ciarallo è una sorta di antidoto contro le mortali insidie, che nella simbologia cristiana rappresentano il male.

[1] Rivelli F., Casa e Patria, ovvero il dialetto e la lingua. Guida per i Materani, Conti, 1924, pag.43.


ALCUNE CREDENZE POPOLARI di Maria Grazia Conte 2021 02 10

ALCUNE CREDENZE  POPOLARI 
di Maria Grazia Conte 
Dott.ssa in Antropologia 
2021 02 10


La cultura lucana è ricca di credenze popolari, esse nascono da particolari fattori fisico-psicologici che nel tempo assumono una connotazione oggettiva. 

Le credenze popolari riguardano qualsiasi ambito della vita quotidiana e ancora oggi per esempio, ci guardiamo bene ad aprire un ombrello in casa, perché farlo porterebbe tanta sfortuna. 

Non tutti sanno che l’origine di questa credenza si trova nella consuetudine, ormai scomparsa, secondo cui l’Estrema Unzione e gli Uffici in “articulo mortis” venivano coperti da un chierico con un ombrello. 

Questo è solo uno dei tanti esempi di credenze popolari che sopravvivono nel quotidiano di ognuno di noi, alcune scomparse tipo la credenza che chi si fa pettinare o tagliare i capelli di venerdì può essere vittima di sventura, chi spazza la casa di sera sarà colpita da una disgrazia, altre ancora rimangono profondamente radicate come il volo del “porcellino di S. Antonio”, un piccolo insetto che se entra in casa porta sempre un buon augurio, per scongiurare la cattiva sorte si deve portare addosso un corno oppure porre davanti casa un ferro di cavallo per tenere lontana l’invidia. 

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si possono fare riguardo a questo argomento, essi hanno tutti come protagonista un oggetto o un animale, ma se le credenze hanno per protagonista l’uomo, si sottolineano alcuni aspetti distintivi, mettendo in evidenza manifestazioni patologiche o particolari segni somatici. 

Le credenze più interessanti che ancora oggi alimentano la fantasia del popolo sono essenzialmente tre: il lupo mannaro, il monachicchio e il ciarallo.

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