mercoledì 10 febbraio 2021

Credenze popolari: IL LUPO MANNARO di Maria Grazia Conte 2021 02 10

 LUPO MANNARO
di Maria Grazia Conte 
Dott.ssa in Antropologia 
2021 02 10



Si dice che chi nasce nella notte di Natale e precisamente mentre suonano le campane o è concepito durante la notte di S. Paolo o dell’ Annunziata, sarà da adulto un lupo mannaro, uscirà di casa tutte le notti a mezzanotte, ululando per le strade, rotolandosi per terra, come si dice in dialetto lucano “mbruscinandosi”, cacciando bava dalla bocca e ferendo chiunque gli fosse andato incontro. 
Egli ritornava ad avere ad avere sembianze umane con le prime luci dell’alba o se fosse stato punto sul capo e da questa puntura dovevano uscire almeno tre gocce di sangue. Al bambino, sospetto perché nato nella notte di Natale, il padre pratica per tre notti con un carbone acceso, una scottatura sotto la pianta dei piedi in forma di croce. 
Egli può solo procedere su una via dritta perché non può salire più di tre gradini. 

Oggi nel XXI secolo, non ci sono più avvistamenti di questo soggetto, molto probabilmente grazie agli sviluppi della medicina che identifica in queste caratteristiche la patologia definita come licantropia. 
Questa credenza sopravvive come racconto che si tramanda di generazione in generazione. 

L’ultimo avvistamento documentato di questa figura risale a metà anni ’80 e fu talmente eclatante da meritarsi un articolo giornalistico su << il tempo> > (cronaca della Lucania), datato 17 ottobre 1985. 

La vicenda si svolge a Pisticci, molti cittadini affermano di aver visto il lupo mannaro e hanno informato anche le scettiche autorità per cercare di risolvere la situazione. 
Ci sono diverse testimonianze, un uomo di 47 anni lo ha sentito graffiare una finestra della sua casa, altri lo hanno visto nei rioni periferici e perfino riconosciuto, ma per paura non svelano il suo nome. 
Nonostante in quegli anni, questa cittadina era una delle più fiorenti della Basilicata grazie alla florida agricoltura e al ritrovamento del metano che aveva favorito una buona industrializzazione, ci si rende conto che l’intera popolazione non era ancora capace di fare propri gli apporti tecnologici, rimanendo cosi profondamente ancorata alla cultura tradizionale. 

Le origini della credenza del lupo mannaro è molto antica la si trova per la prima volta nel Satiricon di Petronio che risale al primo secolo d.c., all’epoca di Nerone. 
La vicenda è ambientata durante la cena di Trimalcione, durante il banchetto il suo amico Nicerote racconta una storia in cui compare la figura del lupo mannaro. 
Egli racconta di essere andato a trovare una sua amica Melissa di Taranto facendosi accompagnare da un soldato. 
Partirono prima dell’alba e si fermarono presso un cimitero, all’improvviso il soldato si spogliò e si trasformò in un lupo. 
Nicerote allora corse dalla sua amica la quale disse che poco prima un lupo aveva sgozzato tutte le sue pecore, ma uno dei suoi schiavi gli aveva ferito il collo con una lancia. 
Quando Nicerote tornò a casa vide il soldato che si faceva curare una ferita al collo, in questo modo ebbe la certezza che fosse un lupo. 

Ritroviamo la figura del lupo mannaro anche nel medioevo e ne abbiamo testimonianza nel 1789, quando l’abate Fortis, facendo un viaggio nel regno di Napoli, si fermò a Matera dove rimase colpito dalla credenza dei lupi mannari. 
Durante il medioevo in cui si hanno delle vere e proprie epidemie di satanismo, molte persone considerate licantropi venivano arse vive. 

Ne abbiamo testimonianza di questo soggetto anche nella letteratura moderna, ad esempio nel “Mal di luna” di Pirandello. 

Questo fenomeno non è solo una credenza popolare ma è anche dovuto a una vera e propria malattia che può essere classificata fra i turbamenti parziali della vita mentale, oppure in soggetti affetti da asma cardiaco che si manifesta maggiormente nelle ore notturne.
 Questi soggetti sono pervasi da una sorte di fame di aria, il malato durante il sonno si risveglia in preda a una difficoltà respiratoria per tanto, in preda al suo stato di crisi, esce di casa per prendere aria. 
Durante le inspirazioni profonde si emettono lamenti simili agli ululati dei lupi. 
Tutto ciò ovviamente avveniva maggiormente nel passato perché non c’erano cure per questo morbo, i malati in preda a questa patologia, vivendo in un ambito culturale ricco di superstizione, ritenevano di essere invasi dal demonio.

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domenica 7 febbraio 2021

Legambiente La Riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico a 10 anni dalla sua istituzione 2021 02 08

Legambiente 
La Riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico 
a 10 anni dalla sua istituzione.
Lunedì 8 FEBBRAIO 2021, ore 17:30 


Un incontro-dibattito organizzato da Legambiente via web,

 

A dieci anni dall’istituzione della “Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico” con L.R. 3/2011, Legambiente organizza un incontro-dibattito via web, con diretta sulla pagina facebook “LegambienteMontalbanoJonico”, sul percorso di tutela, valorizzazione e promozione della Riserva che è per estensione la più grande della Basilicata e, più in generale, sul sistema di governance delle aree protette della Basilicata.

Un lungo percorso, quello della Riserva dei Calanchi che deve però vedere un’accelerazione per l’effettiva tutela, valorizzazione e promozione dell’importante geosito il quale potrebbe rappresentare un attrattore ed un volano per l’economia sostenibile dell’intera area jonica lucana. Un’area protetta fortemente voluta da Legambiente impegnata da tempo su quest’area, con il Centro di Educazione Ambientale “I Calanchi” gestito dal Circolo locale, nel promuoverne la scoperta e la fruizione oltre che la tutela e la vigilanza. Uno scrigno di geo-bio-diversità che deve però fare i conti con un modello di governance locale e regionale non adeguato poiché la gestione delle Riserve regionali, secondo la datata Legge regionale sulle aree protette 28/1994, è affidata alle Provincie che, com’è noto, sono Enti completamente ridimensionati e con poche risorse economiche e umane disponibili.

In estrema sintesi senza i volontari, sostenuti dall’attivismo del Comune di Montalbano Jonico, la Riserva dei Calanchi sarebbe una delle tante aree protette istituite sulla carta e senza una prospettiva reale di svolgere una funzione utile alla tutela della natura e allo sviluppo sostenibile della comunità locale.

Di questi temi si discuterà nell’incontro a cui interverranno, oltre a Legambiente, i rappresentanti istituzionali dei Geologi lucani, del “gestore” (Provincia di Matera) e del “proprietario” della Riserva (la Regione Basilicata).



Di seguito il programma

Il presidente del Circolo Legambiente Montalbano

Dr Maurizio Rosito


Lunedì 8 FEBBRAIO 2021, ore 17:30

Webinair (con diretta Facebook sulla pagina “LegambienteMontalbanoJonico”)

Introduce e modera: Arturo CAPONERO - Legambiente Basilicata

INTERVENTI
  • I geositi in Basilicata. Stato dell'arte - Gerardo COLANGELO, Presidente dell'Ordine dei Geologi di Basilicata
  • La Riserva Regionale dei Calanchi, luci e ombre a dieci anni dall’istituzione – Maurizio ROSITO, Presidente Legambiente Montalbano
  • Le Aree protette della Provincia di Matera. Governance e prospettive - Piero MARRESE, Presidente della Provincia di Matera
  • Governance delle aree protette della Basilicata - Gianni ROSA, Assessore all’Ambiente ed Energia, Regione Basilicata; Antonella Logiurato, Ambiente ed Energia, Regione Basilicata
CONCLUDE

Antonio LANORTE, Presidente Legambiente Basilicata

CGIL CISL UIL R-Esistenza resiliente MARCIA PER LA CULTURA ED IL LAVORO Matera 2021 02 13

CGIL CISL UIL 
R-Esistenza resiliente
MARCIA PER LA CULTURA ED IL LAVORO
Piazza Vittorio Veneto 0re 10,30  
Matera 2021 02 13 




sabato 6 febbraio 2021

Ugl Metalmeccanici: Stellantis ”Premio in linea con il 2019” Roma 2021 02 06

   Segreteria Nazionale UGL Metalmeccanici
Stellantis”Premio in linea con il 2019”
Roma 2021 02 06 

Stellantis, Spera (Ugl):”Buon aumento bonus di efficienza per dipendenti in Italia”.

 Ugl Metalmeccanici:”Premio in linea con il 2019”.


“Il colosso automobilistico Stellantis elargirà come di consuetudine ai risultati annuali sull’efficienza di ogni sito produttivo, premi medi superiori allo scorso anno pari a 1.371 euro: verrà corrisposto ai dipendenti in Italia in busta paga del mese di febbraio, un bonus di efficienza annuale leggermente più alto, basato sulle prestazioni del 2020, nonostante l'impatto sull'industria automobilistica dovuto alla pandemia di coronavirus”.

E’ il commento del Segretario Nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera dopo l’incontro tenutosi in videoconference con Stellantis sul premio di efficienza, bonus riconosciuto ai dipendenti dal contratto specifico.

“L’azienda ha comunicato che i risultati del premio sono in linea con quelli del 2019, l’importo anche quest’anno beneficerà della tassazione agevolata del 10% prevista per il salario variabile e sarà corrisposto sulla base dei risultati conseguiti nel corso del 2020 in tema di recuperi di efficienza e di implementazione del WCM. L’Ugl si ritiene soddisfatta per aver sottoscritto un accordo che è andato nella direzione giusta – prosegue Spera –: la media dei premi pagati in Stellantis per i dipendenti è di circa 1.371 euro, più alta quindi dei circa 1.350 dell’anno scorso e dei circa 1.250 euro di due anni fa. Certamente il grande merito è in primis dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno creduto nel loro lavoro attestandolo con responsabilità e con impegno quando si è trattato di garantire la produzione nel momento di ripartenza del mercato ma – conclude il Segretario Nazionale UglM, Spera –, il sindacato si è visto aver ragione siglando nel CCSL un trattamento di miglior favore rispetto a quello legale: le frazioni di mese lavorate pari ad almeno la metà delle giornate lavorative fanno difatti maturare i ratei mensili per intero ed infine inserendo una clausola di salvaguardia che, ai fini della maturazione del premio, valorizza i periodi di lavoro inferiori a 15 giorni che cumulativamente nell’anno raggiungano il trimestre”.

 

Roma, 06 febbraio 2021.

 

Ufficio stampa  e comunicazione

Segreteria Nazionale UGL Metalmeccanici


PARROCCHIE POLICORO Foglietto V DOMENICA TEMPO ORDINARIO POLICORO 2021 02 07

PARROCCHIE POLICORO 
V DOMENICA TEMPO ORDINARIO 
POLICORO 2021 02 07









MAGIA E RELIGIONE POPOLARE di Conte Maria Grazia 2021 02 06

MAGIA E RELIGIONE POPOLARE 
di Conte Maria Grazia 
Dott.ssa in antropologia 
2021 02 06

                                        Fototeca Gilardi. Processione delle Cénte (Matera)

Un ulteriore elemento che favorisce il perdurare delle pratiche magiche è il rapporto con la religione. 
Per religiosità popolare si intende una sorta di culto tra religiosità ufficiale e tradizioni pagane. Essa è comunemente definita come religiosità e tradizionale folcloristica tipica delle classi povere sfornite di una adeguata formazione teologica. Coloro i quali praticano questa forma di religiosità manifestano il proprio credo attraverso feste, pellegrinaggi, racconti di miracoli e uno stretto rapporto personale con i Santi ai quali si chiedono delle grazie, una volta ottenute essi vengono ripagati con donazioni di oggetti di oro, denaro e doni ex-voto simbolo della guarigione ottenuta. Magia e religiosità popolare hanno in comune la capacità di rassicurare dalle incertezze della vita e da quel negativo che è costantemente presente.


Di folklore ne parla Gramsci, a cui De Martino si ispirerà, nei Quaderni dal carcere, dove lo definisce “concezione del mondo e della vita”, implicita in grande misura, di determinati strati (determinati nel tempo e nello spazio) della società, in contrapposizione (anch’essa per lo più implicita, meccanica, oggettiva), con la concezione del mondo <<ufficiale>> che si sono succedute nello sviluppo storico[1].

Lo vede come un prodotto di dinamiche storiche in relazione al progetto di egemonia culturale delle classi dominanti. Non è solo un insieme di sopravvivenze, ma per il solo fatto che si contrappone alla cultura dominante esprime tutta una serie di innovazioni. 

De Martino si rifà a questi scritti per descrivere la vita magica e religiosa del mezzogiorno non considerandoli come elementi di mentalità primitiva ma va rintracciato nel rapporto tra il livello egemonico e subalterno. Egli vede in questi aspetti un aiuto ideologico all’oppressione ideologica di classi subalterne e un modo per creare un risveglio morale degli stessi. 

De Martino parla di sincretismo pagano-religioso che in qualche modo viene anche gestito dalla chiesa, la quale aveva intuito che recitando storie cristiane nei riti pagani serviva in qualche modo a sostituire gradualmente le credenze pagane. De Martino sostiene questa tesi affermando che “il momento magico non è il limitato alla bassa magia cerimoniale e non sta in assoluto isolamento rispetto al resto della vita culturale, ma si articola in raccordi e formazioni intermedie che concernono il cattolicesimo popolare e le sue particolari manifestazioni magiche meridionali sino al vero e proprio culto cattolico[2]”.

A testimonianza di ciò si osserva che tutte le formule magiche richiamano episodi evangelici e vicende di Santi. Quasi tutte contengono il tipico modulo dell’esorcismo, cioè in nome della trinità si ordina all’entità malefica di abbandonare il corpo del posseduto o del malato, oppure vengono raccontati episodi in cui un Santo vero o fantastico ha sconfitto in un tempo mitico quella malattia. 

Un esempio si evince da una formula raccolta ad Accettura da un contadino sessantenne. Tale storia era una delle tante versioni utilizzate e tramandate nel territorio lucano, era usata per far passare il dolore di ventre. 

L’informatore riporta proprio la storia del Santo da cui si origina questa formula magica. San Martino arrivò dalla Francia in Italia come un pellegrino e trovò rifugio in casa dei due sposi. Il marito era molto gentile e buono a a differenza di sua moglie molto cattiva che non diede al Santo neanche un letto per dormire, anzi bagnò con dell’acqua la terra dove il Santo doveva dormire. La donna fu punita dal signore con un terribile mal di ventre ma San Martino preso dalla compassione la guarì. 

Tutte le formule prima di essere pronunciate sono accompagnate da segni della croce tracciate sia sul malato sia sull’operatore e seguite dal Pater e dall’Avemaria. L’elemento non cristiano si ritrova nell’atto, cioè nella fiducia che quell’atto possa portare ad un esito positivo. 

Anche nella pratica religiosa c’è qualche elemento magico, ad esempio nell’ex opere operato[3] dei sacramenti in cui subito dopo aver recitato la formula c’è subito un effetto immediato. Tra le critiche mosse a questo concetto demartiniano vi è che il limite della sua concezione di religione popolare si ritrova nell’accento sul magismo come negativo dell’alta cultura, come fenomeno limite e non sulla cultura tutta intera, delle classi subalterne, sull’analisi dei bisogni, delle aspettative e delle concezioni del mondo che essa segnala[4]. Ci si basa solo sull’esperienza magico rituale che è un piccolo aspetto del fenomeno e in più il tutto è interpretato attraverso categorie psicologiche. 

Anche Carlo Prandi, come riporta il Lanternari, sostiene che De Martino privilegia nella società solo degli aspetti residuali che lo conducono a vedere nella religione popolare un insieme di persistenze arcaiche che esprimono solo una profonda miseria psicologica priva di elementi tematizzabili. 

In Lucania, in Italia e anche in altri paesi cattolici sono rintracciabili dei sincretismi magico-religiosi, non si tratta solo di un impoverimento della religione cattolica, perché in realtà questa dicotomia religione  popolare/ufficiale non la ritroviamo solo oggi ma anche nella società greca e romana. 

Nella società greca i culti misterici, iniziatici e salvifici delle classi popolari si opposero alla religione olimpica dei sacerdoti, oppure nella Roma repubblicana si opponeva la religione di stato agli antichi riti agrari delle classi popolari. 

Di fronte ai culti pagani e alla magia, la chiesa cattolica ha reagito in molti modi per prima cosa con una azione repressiva a volte con tolleranza. Solo nel 1975 abbiamo un ufficializzazione  della religiosità popolare da parte della chiesa nel documento ufficiale EVANGELII NUNTIANDI- Esortazione apostolica di sua Santità Paolo VI. 

Oggi definire il termine di religione popolare è molto difficile, ci troviamo in un epoca in cui la complessità sociale e l’omologazione sociale data dai mass media porta dei problemi. 

C’è una gran quantità di comportamenti religiosi di massa, come i culti carismatici, i maghi guaritori che non tendono molto alla salvezza dell’anima, ma più che altro a un rapporto più diretto con il sacro. 

Molto spesso accostiamo il concetto di religiosità popolare alla povertà culturale, ma non è così perché le classi più agiate nella storia hanno partecipato a queste forme magico-rituali non appartengono solo alla religione del sud arcaico, ma si ritrovano ovunque. Della religione popolare si può dire  che “è una figura fittizia, i cui tratti possono essere desunti unicamente dai contesti storici e in rapporto con tutti gli altri elementi del quadro culturale”.


                                                          

Ernesto de Martino
(Napoli 1° dicembre 1908- Roma, 9 maggio 1965).
Antropologo, storico delle religioni e filosofo italiano.

  


[1] Gramsci. A. Quaderni dal carcere. Vol. 3, Torino, Einaudi, 1975, pag.2311.

[2] Perretti E., Magia e religiosità nella cultura lucana del 900’, Pignola, il portale, 2001, pag. 61-62.

[3]per il fatto stesso di aver fatto la cosa”, nei sacramenti il peccato del ministro non può inificiare il risultato dell’azione sacramentale.

[4] Rivera. A. , Il mago, il santo, la morte, la festa:forme religiose nella cultura popolare, Bari, Ediz. Dedalo, 1988, pag.60.


venerdì 5 febbraio 2021